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L’inverno delle ciaspole: percorsi mozzafiato da Livigno alla Majella

La chiusura degli impianti di risalita porterà oltre mezzo milione di appassionati a usare le racchette da neve per camminare sulla neve fresca

di Mariateresa Montaruli

San Martino di Castrozza - Passo Rolle - Ciaspole foto Daniele Lira

4' di lettura

Contratta e contrita dalla momentanea chiusura degli impianti di risalita, la montagna bianca italiana si prepara ad accogliere oltre mezzo milione di nuovi adepti (+28,9% rispetto all’inverno precedente), i “ciaspolatori”, praticanti di una disciplina minore e antica che consiste nel dare un ritmo all’affondo, come in una danza, seminando impronte a papera nella neve fresca. Per pochi che siano, i winter trekker con le ciaspole rappresentano il 15,1% dei 3,8 milioni di italiani previsti quest’inverno sulla neve, una percentuale superiore a quella dello sci di fondo (7,8%), seconda solo allo sci alpino (55,8%).

Una stagione particolare

I numeri della ricerca Montagna Bianca inverno 2020/21 di Skipass Panorama Turismo effettuata su 61 destinazioni montane italiane parlano chiaro. In un settore su cui si gioca l’11,1% del fatturato del sistema turistico italiano, il comparto neve potrebbe perdere quest’inverno il 30,6% di introiti rispetto ai consolidati 6 miliardi di euro, il 42% in meno rispetto alla stagione 2018/19, l’ultima completa, non troncata dalla prima ondata di Covid-19. Stime che la chiusura degli impianti tra Natale e l’Epifania potrebbe ritoccare ulteriormente al ribasso, annunciando contestualmente una crescita esponenziale di discipline slow, in piccoli luoghi, all’insegna di una rarefazione sociale che si troverà a suo agio nelle grandi radure innevate, sugli altopiani assolati, tra le malghe e le mugaie di alta quota.

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È un fatto, quindi, che i frequentatori della montagna bianca recupereranno in chiave contemporanea un utensile fatto di semplici rami di betulle intrecciati, scoperto ai piedi dei nativi americani dai cacciatori della Corsa all’oro nella Sierra Nevada californiana intorno al 1850. Un oggetto peraltro già in uso in Lapponia, come testimonia il telaio a forma di fagiolo con la rete di corde conservato al Västerbottens Länsmuseum di Umeå, nel nord della Svezia.

L’ultimo artigiano del legno

In dialetto trentino chiamate ciaspole, craspe e ciaspe, «le racchette da neve - nota Peter Righi, il referente per la cultura del Cai di lingua ladina e tedesca dell’Alto Adige -, creano una base di appoggio più ampia rispetto alla suola dello scarpone impedendone lo sprofondamento nella neve». La sua più antica testimonianza, in legno di betulla, fu ritrovata nel 2003 sul ghiacciaio della Bocchetta Gelata, a 3.134 metri di altezza, in Val di Fosse, dal cartografo dell’Igm di Firenze Simone Bartolini. La datazione con il radiocarbonio la fa risalire al tardo Neolitico, a circa 5.800 anni fa. Nel suo uso più moderno, la racchetta da neve è stata resa pop dalla Ciaspolada, la gara da 6mila pettorali, in Val di Non, che prese il via nel 1973, nel gennaio del 2020 per la prima volta disputata in notturna. Ed è ancora in Trentino che lavora, collaborando con l’Ecomuseo della valle del Vanoi, a Canal San Bovo, l’artigiano Mariano Cecco, l’ultimo a costruire ciaspe in legno.

Da anello di legno o di alluminio con una rete di corda, rami o budello che si agganciava allo scarpone, le racchette da neve divennero oggetto di una rapida evoluzione, negli anni 1990, per mano della francese Tsl e della canadese Tubbs.

Le ciaspole di design

Adesso sono fatte di plastiche speciali, flessibili e resistenti alle basse temperature, con un attacco simile a quello degli sci da fondo e la punta ricurva, pensate con un design differente per adattarsi alla neve ghiacciata, compatta o polverosa, e al differente peso dello sportivo. Quale sia il design, Peter Righi ricorda che con le racchette, da usare esclusivamente in neve fresca, «ci si muove in uno spazio alpino, suscettibile a valanghe e a incontri ravvicinati con la fauna del bosco, attualmente in letargo. Se costretti a correre per sottrarsi allo spavento, gli animali incorrerebbero in uno sforzo che potrebbe anche ucciderli». Conviene quindi addentrarsi su percorsi già individuati, indicati da un segnavia con il simbolo delle racchette, presenti nelle cartine invernali dei comprensori alpini e differenziati dai sentieri invernali di camminata, battuti o semibattuti, dove le ciaspole sono superflue, individuati dal logo di uno scarponcino o di un trekker con lo zaino in spalla.

Con il Qr code si trovano i sentieri e si misura l’affluenza

A Livigno, nell’ambito di un pacchetto sicurezza appena varato, all’ingresso dei percorsi innevati sono stati collocati QRcode che, inquadrati con l’app dedicata, ne rivelano l’affluenza in tempo reale. Nella stazione montana al confine con la Svizzera si cammina con le ciaspole dal parco avventure Larix fino all’imbocco della Val delle Mine, a mezza costa, in pieno bosco, imbattendosi nelle sculture di legno della livignasca Vania Cusini.

Nel piccolo borgo di Estoul, in Val d’Aosta, dove lo scrittore Paolo Cognetti organizza il festival di incontri e laboratori “Il Richiamo della foresta”, si va a ciaspolare verso il Rifugio Arp, a 2.246 metri, alle pendici di Punta Valfredda. Unico per la sua spettacolarità è il giro delle 5 Torri che parte dal Rifugio Scoiattoli, raggiunto dalla seggiovia di Bai de Dones tra Cortina e il Passo Falzarego: un anello indimenticabile con vista sulle Tofane, il Cristallo, l’Antelao e la Croda da Lago.

A prova di brividi è la ciaspolata “Sulle tracce dei cercatori di freddo” che il Rifugio Rosetta propone ogni sabato mattina sull’altopiano delle Pale di San Martino, in Trentino, alla ricerca dei luoghi che hanno registrato fino a -49° di temperatura.

Nelle notti di luna piena

Dal parcheggio di Patascoss, a Madonna di Campiglio, partono invece le escursioni guidate programmate nelle notti di Luna piena accompagnate da brani musicali e poesie dedicate al nostro più vicino satellite. In Alto Adige si scelgano l’Alpe di Luson, di Villadro e di Rodengo, il Parco di Sennes-Braies privo di impianti e il Corno del Renon. In Friuli Venezia Giulia sono le Sorgenti del Piave a dare il titolo alla facile ciaspolata che, attraverso la Val di Sesis, conduce al soleggiato altopiano del Col di Caneva e al Rifugio Sorgenti del Piave. In Abruzzo, sono gli alberi pluricentenari del Bosco di Sant’Antonio di Pescocostanzo, faggi, aceri, querce, pero selvatico, ai piedi della Majella, a fare da scenario fiabesco al ritmo delle racchette da neve. Antico e lento. Sonoro sulla farina d’argento che è la neve.

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