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L’Ipo di Magneti Marelli sul tavolo del board Fca

di Marigia Mangano


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3' di lettura

Fca si prepara a esaminare il progetto di scorporo e successiva quotazione di Magneti Marelli. Secondo indiscrezioni la prossima settimana si dovrebbe tenere il cda del gruppo automobilistico con all’ordine del giorno, tra l’altro, il progetto di Ipo della controllata attiva nel mondo della componentistica. Il board, secondo quanto si apprende, non sarebbe stato ancora formalmente convocato. Ma l’impressione, a Torino, è che sia solo una questione di ore, tant’è che alcune fonti lo davano per certo martedì prossimo. Si tratta comunque di tempi strettissimi, al più tardi entro una decina di giorni.

Il tema, del resto, è caldo. E l’operazione sembra ormai essere entrata nel vivo. Lo scorso 25 gennaio è stato lo stesso Sergio Marchionne, in occasione della presentazione dei dati di bilancio, ad annunciare che lo scorporo del gruppo di componentistica da Fca sarebbe stato discusso «in cda a febbraio» e ciò per «includerlo nel piano al 2022».

Al momento la struttura dell’operazione è ancora oggetto di riflessione. Nello stesso tempo però sembrerebbe ormai data per certa la decisione di procedere con la separazione delle quotazioni della stessa Magneti Marelli e di quella Comau, l’altro gioiellino dei robot e dell’automazione. Negli scorsi mesi si sarebbe infatti anche valutato una operazione unica, che contemplasse un perimetro in cui sarebbero entrate entrambe le società. Ma le ultime valutazioni sembrano consigliare quotazione e tempi separati.

Quanto alle modalità, la sensazione, che si raccoglie tra gli addetti ai lavori, è che la struttura dell’operazione sarà più vicina a quella dell’Ipo che a quella di uno scorporo. Sul mercato potrebbe infatti finire una quota intorno al 50%, mentre per il restante ci sarebbe l’assegnazione di titoli di Magneti Marelli agli azionisti di Fca, partendo dalla holding della famiglia Agnelli, Exor. Si tratterebbe, dunque, di un piano assai diverso da quello messo in atto nel caso della Ferrari dove sul listino è finito appena un 10% del capitale del gruppo di Maranello.

In quel caso, del resto, la strategicità dell’asset da parte del primo azionista di Fca, Exor, era cosa assodata, mentre nel caso di Magneti Marelli non ci sono le stesse certezze. Un altro elemento, secondo gli addetti ai lavori, che spingerebbe verso un pacchetto più consistente da vendere sul mercato, è rappresentato dall’incognita multa. Nelle settimane scorse il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, per chiudere il caso esploso a gennaio 2017 legato alle presunte violazioni delle emissioni diesel negli Usa, avrebbe proposto a Fca una multa «sostanziale ma non specificata» e il richiamo di 104.000 veicoli per portarli a norma di legge.

Un patteggiamento, dunque, che secondo alcune stime che circolano negli ambienti finanziari rischia di avere un impatto tra 1 e 2 miliardi. E proprio alla luce di questo rischio potenziale, la quotazione di Magneti Marelli, come suggerisce Banca Akros in un recente report sul gruppo guidato da Marchionne, potrebbe compensare la sanzione, limitando così l’impatto sui target 2018. Tra multa e accantonamenti Mediobanca ha calcolato per Fca 2,2 miliardi di dollari di costi totali.

Se dunque Fca collocasse in Borsa il 50% del capitale di Magneti Marelli andrebbe a limitare in modo sensibile il peso della sanzione, ammesso che sia di quella entità.Il gruppo di componentistica, secondo le stime che circolano tra le banche d’affari, potrebbe valere dai 4 miliardi ai 6 miliardi. Dunque l’incasso potrebbe oscillare tra i 2 e i 3 miliardi di euro per Fca.

Quanto basta, evidentemente, per fare della carta Magneti Marelli quella decisiva per contribuire all’azzeramento del debito di Fca alla fine del 2018, compensare eventuali multe legate al dieselgate e soprattutto liberare tutte le attività non strettamente automobilistiche da Fca. E creare “altro” valore. Basti pensare che la sola Ferrari nel giro di due anni ha raddoppiato la capitalizzazione. Al suo debutto in Borsa, nel gennaio del 2016, il titolo quotava 43 euro. Oggi ne vale 99, ma nelle scorse settimane ha superato anche la soglia dei 100 euro.

Quanto, infine, ai tempi di quotazione, assodato che il progetto sarà incluso nel piano industriale che sarà presentato a giugno dal manager italo canadese, l’ultimo che porterà la sua firma, sul mercato l’attesa è che l’Ipo possa decollare già questa estate. Tuttavia negli ambienti finanziari non si esclude che l’iter possa richiedere tempi più lunghi e dunque l’intera impalcatura possa approdare sul listino per la fine del 2018 o al massimo l’inizio del 2019.

Sempre ieri, intanto, Fca e Crédit Agricole hanno concluso un accordo per l’estensione fino al 31 dicembre 2022 della loro joint venture paritetica Fca Bank, impegnata principalmente nel finanziamento auto, che a metà 2017 aveva un portafoglio crediti di 22,7 miliardi.

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