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L’Iran potenza del petrolio ora raziona la benzina

Decisione presa nella notte: le entrate saranno utilizzate per aumentare i sussidi a 18 milioni di persone in difficoltà

di Sissi Bellomo


L'Iran scopre un maxi giacimento di petrolio

2' di lettura

Strangolato dalle sanzioni americane, l’Iran – potenza petrolifera – ha cominciato a razionare la benzina. Il governo di Teheran ha deliberato che ogni automobile potrà avere al massimo 60 litri al mese, riferisce l’agenzia Irna, a un prezzo di 15mila rials al litro (12,7 centesimi di dollaro o 11,5 centesimi di euro): un prezzo irrisorio rispetto ai nostri standard, ma che è aumentato da un giorno all’altro del 50%

Acquisti addizionali, oltre i 60 litri al mese, saranno consentiti ma al prezzo di 30mila rials al litro.

La misura rischia di mettere in grave difficoltà soprattutto le fasce più povere della popolazione iraniana, già costrette a fare i conti con la grave crisi in cui è precipitata l’economia del Paese. Molti cittadini sbarcano il lunario lavorando come tassisti o trasportatori.

Mohammad Bagher Nobakht, a capo dell’organismo di pianificazione economica della Repubblica islamica, ha assicurato che le entrate extra saranno destinate a finanziare sussidi addizionali per 18 milioni di famiglie, ossia circa 60 milioni di persone.

Ufficialmente la decisione di alzare i listini e razionare i carburanti è stata presa per impedire il traffico verso i Paesi vicini, dato che l’Iran ha i prezzi alla pompa più bassi del mondo: un fenomeno che si sarebbe accentuato con la forte svalutazione del rial in seguito alle sanzioni Usa.

In realtà le misure punitive sempre più stringenti imposte da Washington a partire dal 2018 hanno messo in ginocchio l’economia iraniana.

In particolare sono crollate le esportazioni di petrolio di Teheran, che costituivano una delle voci più importanti della bilancia commerciale.

Il Fondo monetario internazionale (Fmi) prevede che l’economia iraniana subirà una contrazione del 9,5% quest’anno a causa di un «drammatico peggioramento delle condizioni macroeconomiche negli ultimi due anni». L’inflazione è prevista al 35,7%, dopo il +47,5% del 2018.

La Repubblica islamica secondo il Fmi versa in condizioni peggiori di quelle sperimentate durante la guerra con l’Iraq negli anni Ottanta, condizioni forse paragonabili solo a quelle vissute durante l’occupazione anglosovietica nella Seconda guerra mondiale.

Anche il presidente iraniano Hassan Rouhani questa settimana ha riconosciuto per la prima volta la gravità delle conseguenze delle sanzioni Usa. «Non abbiamo mai avuto così tanti problemi nel vendere petrolio e nel consentire la navigazione alla nostra flotta di petroliere. Come possiamo amministrare il Paese se non riusciamo a vendere petrolio?».

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