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Ancora razzi sulla zona verde di Baghdad. Trump: «Nuove sanzioni all’Iran, non avrà mai l’atomica»

I razzi Katyusha sparati sulla zona della capitale irachena nella quale hanno sede le principali ambasciate internazionali non hanno causato vittime

di Marco Valsania


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(Epa)

4' di lettura

Due razzi Katyusha sono caduti nella serata di mercoledì sulla Zona Verde di Baghdad, dove hanno sede diverse ambasciate tra cui quella americana, senza causare vittime. Lo rendono noto fonti della sicurezza irachena. Uno dei razzi, in particolare, sarebbe caduto proprio a 100 metri dall’ambasciata Usa. L’attacco è avvenuto quasi 24 ore dopo che Teheran ha lanciato missili nelle basi irachene che ospitano forze di coalizione americane, in risposta all’uccisione da parte degli Stati Uniti di Qasem Soleimani. Intanto a Washington la speaker della Camera Nancy Pelosi ha annunciato che la Camera giovedì voterà una risoluzione per obbligare il presidente Donald Trump a chiedere l’autorizzazione del Congresso prima di decidere ogni azione di guerra contro l’Iran.

Trump: «Nuove sanzioni a Teheran, non avrà mai l’atomica»
Proprio nella giornata di mercoledì il presidente americano Donald Trump, in una dichiarazione dalla Casa Bianca, aveva confermato che «nessun americano è stato ucciso o ferito nell’attacco iraniano della scorsa notte. Finché sarò presidente non consentirò che l’Iran abbia l’arma nucleare e sono pronto a varare nuove sanzioni contro quel regime».
«Tutte le opzioni restano sul tavolo per contrastare la minaccia dell’Iran, che deve abbandonare le sue ambizioni nucleari e finire di sostenere il terrorismo », ha proseguito, pur negando di voler utilizzare la forza per piegare il regime di Teheran e, anzi, affermando di essere aperto a un accordo finalizzato alla pace.

Trump ha parlato dopo il discorso alla nazione della Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, secondo cui «l’Iran ha dato uno schiaffo agli Stati Uniti ma non è ancora abbastanza», mentre il presidente Hassan Rouhani aggiungeva: «Taglieremo le gambe agli Usa».

Tuttavia, secondo alcuni media americani che citano una fonte locale, l'Iraq ha avvertito gli Stati Uniti che l'Iran stava per attaccare. La fonte parla di «messaggio verbale ufficiale» consegnato da Teheran a Baghdad che a sua volta lo avrebbe «passato» ai vertici militari Usa.

Le forze iraniane hanno lanciato almeno una dozzina di missili balistici contro due grandi basi in Iraq che ospitano centinaia di soldati statunitensi. Gli ordigni, in due ondate, hanno colpito nel corso della notte la base di al-Asad, nell’Ovest del Paese, e di Erbil, nel Nord. Fonti iraniane hanno alzato il numero dei missili fino a trenta.

In base ai primi rapporti del Pentagono «non risultano esserci vittime» tra i soldati americani: lo ribadiscono fonti della Difesa Usa ai media statunitensi, spiegando però come una valutazione su quanto accaduto sia ancora in corso. I primi bilanci forniti da fonti iraniane parlavano di almeno 80 «terroristi americani» uccisi.

LE ZONE COLPITE IN IRAQ

Una mappatura dei centri strategici in Iraq e dei luoghi colpiti dalle ultime offensive. (Fonte: The Washington Post)

LE ZONE COLPITE IN IRAQ

Fonti irachene, che hanno stimato i missili lanciati da Teheran in 22, smentiscono ci siano vittime anche tra gli iracheni. Installazioni militari e sedi diplomatiche americane in Medio Oriente erano state messe in condizioni di massima allerta, con rafforzate misure di protezione, nelle ore precedenti proprio in previsioni di possibili, imminenti attacchi di Teheran.

Lufthansa e Air France non volano su Iran e Iraq
Air France e Lufthansa hanno sospeso precauzionalmente il sorvolo dei cieli di Iran e Iraq dopo la rappresaglia di Teheran. Anche i vettori degli Emirati Arabi Uniti Emirates Airline e Flydubai hanno annunciato di aver cancellato i voli per Baghdad per «motivi operativi» dopo l'attacco iraniano. L’Agenzia russa per il trasporto aereo ha raccomandato a tutte le compagnie del Paese di non sorvolare i cieli di Iran, Iraq e di tutto il Golfo Persico.

L’incognita sui nuovi sviluppi
In gioco sono adesso le prossime mosse nella crisi, con la possibilità che si arresti, che lasci spazio a spiragli per una de-escalation, oppure che dia adito a nuove, drammatiche spirali belliche. L’Iran ha fatto sapere che i missili sono partiti in risposta all’uccisione del generale Qassim Soleimani da parte americana, avvenuta in Iraq la scorsa settimana.

Il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif ha twittato che l’Iran ha «effettuato e concluso» quella che ha definito come una «proporzionata» risposta di «autodifesa». Zarif ha aggiunto che il Paese non cerca «escalation o guerre».

Teheran ha tuttavia anche ammonito che, in caso di nuove azioni militari della Casa Bianca, è pronta ad allargare il conflitto, colpendo Israele e Paesi del Golfo alleati degli Usa. Haifa e Dubai sono stati menzionati quali potenziali obiettivi da «distruggere». Lo stesso Zarif ha precisato che «ci difenderemo da ogni aggressione».

Una posizione più dura, almeno nella retorica del discorso alla nazione, è stata espressa da Ali Khamenei, il leader spirituale dell’Iran, poche ore dopo il lancio dei missili. Trump - ha detto - agisce con il fine di eliminare Hezbollah dal Libano per favorire Israele. Per questo Stati Uniti e Israele sono i nemici dell’Iran che con l’attacco alle basi ha dato «uno schiaffo agli americani ma non è ancora abbastanza e la presenza degli Usa nell’area dovrebbe finire». Ancora più duro il ministro della Difesa Hatami, che ha accusato l’amministrazione Trump di essere diventata un «Governo terrorista».

A Washington Donald Trump, alla notizia dell’attacco iraniano, ha riunito nel corso della notte i principali consiglieri di sicurezza nazionale. Ma al termine del vertice, in un segno almeno iniziale di cautela, non ha effettuato alcun immediato discorso alla nazione, né annunciato nuovi interventi. Si è limitato a twittare «Tutto bene, finora tutto bene», facendo ipotizzare un bilancio non tragico dell’operazione lanciata dall’Iran.

Trump parla l’8 gennaio
Ha indicato che valutazioni sono in corso e che farà una dichiarazione nella mattinata americana di mercoledì. Nei giorni scorsi Trump aveva affermato di avere pronta una lista di 52 obiettivi iraniani da colpire in risposta a eventuali attacchi di Teheran e aveva inviato nuovi bombardieri, squadre navali e diecimila soldati nella regione.

«La dura vendetta è cominciata», ha affermato una dichiarazione della Guardia rivoluzionaria islamica rivendicando esplicitamente il lancio degli ordigni contro le basi americane in Iraq. «I missili sono chiaramente partiti dall’Iran», ha confermato il portavoce del Pentagono. Il comando della Guardia rivoluzionaria iraniana ha poi avvertito che «se gli Stati Uniti risponderanno, ci saranno più vasti attacchi».

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