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L’Iran: «Vertice facile, ma l’Opec rischia di morire»

di Sissi Bellomo


Dove va il petrolio? Basta guardare l’import cinese

2' di lettura

Il prezzo del petrolio vola sull’entusiamo per la riapertura del dialogo Usa-Cina e sulla prospettiva di un facile accordo al vertice Opec in corso a Vienna. Ogni potenziale ostacolo alla prosecuzione dei tagli di produzione è stato rimosso e quando si arriverà al voto l’unanimità tra i ministri dell’Organizzazione sembra ormai scontata.

«Non ho nessun problema con i tagli produttivi», ha assicurato anche il ministro iraniano Bijan Zanganeh al suo arrivo nella capitale austriaca. «Sarà un vertice facile, la mia posizione è molto chiara».

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A favore di una proroga fino a marzo 2020 dell’accordo Opec Plus – dopo l’intesa patteggiata sabato tra Arabia Saudita e Russia a margine del G20 – si sono schierati nel frattempo anche altri Paesi che in teoria avrebbero potuto mettere i bastoni tra le ruote.

All’appoggio ufficiale dell’Iraq è seguito anche quello della Nigeria, il cui capo delegazione, Folasade Yemi-Esan, stamattina ha convocato una conferenza stampa nella sede dell’Opec, in apparenza solo per comunicare che Abuja sostiene «con forza» la necessità di continuare i tagli produttivi, preferibilmente per nove mesi anziché sei (in realtà i nigeriani avevano manifestato qualche disagio relativo al tetto di produzione assegnato, che considerano troppo basso, ma forse – a conferenza stampa convocata – sono stati convinti a a una maggiore riservatezza).

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L’apparente consenso nell’Opec sulla necessità di proseguire i tagli produttivi fino a marzo 2020 ha incoraggiato gli acquisti sul mercato petrolifero, spingendo le quotazioni del barile in rialzo di oltre il 3%. Il Wti ha superato 60 dollari, il Brent è volato a sfiorare quota 67 dollari.

Ma una decisione «facile» al vertice di Vienna non significa relazioni distese all’interno dell’Organizzazione degli esportatori di greggio.

L’iraniano Zanganeh non ha nascosto l’irritazione – che non è avvertita solo a Teheran – per la crescente marginalizzazione dell’Opec da parte dell’Arabia Saudita, che in materia di politiche produttive ormai tratta direttamente con la Russia (e forse, dietro le quinte, con gli Stati Uniti).

«Con questo tipo di processi l’Opec morirà», ha avvertito Zanganeh, pur assicurando che l’Iran non è sul punto di uscire dall’Organizzazione. «La cosa più importante per me è che l’Opec rimanga l’Opec. Ora ha perso la sua autorità ed è sull’orlo del collasso».

L’ostruzionismo da parte di Teheran si rivolgerà su un altro obiettivo: boicottare l’istituzionalizzazione dell’Opec Plus. «Credo che non sia il momento di discuterne, abbiamo un sacco di difficoltà all’interno dell’Opec», ha detto Zanganeh.

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