ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùVia libera anche dall’Estonia

L’Irlanda dice sì alla tassa globale sulle multinazionali

Via libera del governo all’intesa Ocse per un’aliquota minima del 15% sui profitti delle società con un fatturato superiore ai 750 milioni. Per Dublino una svolta

di Michele Pignatelli

L’Irlanda cambia idea e accetta di tassare le multinazionali al 15%

3' di lettura

Anche l’Irlanda e l’Estonia aderiranno all’accordo globale su una corporate tax minima del 15% per le multinazionali a partire dal 2023: una spinta decisiva (e anche simbolica, per quanto riguarda Dublino) all’intesa Ocse già firmata da 134 Paesi su 140. La conferma del sì irlandese, alla vigilia della nuova riunione ministeriale Ocse a Parigi, è arrivata dal ministro delle Finanze, Pascal Donohoe, dopo il via libera del governo di Dublino.

Addio a un caposaldo della politica fiscale irlandese

«È un punto di equilibrio tra la nostra competitività e il nostro posto nel mondo - ha detto Donohoe -. Assicurerà che l’Irlanda sia parte della soluzione del problema, nel rispetto del futuro assetto fiscale internazionale. È una decisione difficile - ha aggiunto - ma, credo, giusta e pragmatica», dicendosi poi certo che l’Irlanda resterà attrattiva per gli investimenti delle multinazionali, pur abbandonando quell’imposta societaria al 12,5% che è stata un caposaldo della sua politica fiscale per oltre vent’anni, difeso strenuamente dalle pressioni dei partner comunitari, Francia in testa.

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Il fisco favorevole (garantito non solo dalla corporate tax, ma anche da agevolazioni o accordi mirati che hanno permesso alle multinazionali di pagare imposte irrisorie) è stato un elemento chiave per portare a Dublino il quartier generale europeo di colossi come Google, Apple e Facebook.

Pmi esentate

La nuova aliquota riguarderà oltre 1500 società che danno lavoro a circa 400mila persone in Irlanda e sottrarrà alle casse statali, secondo le prime stime, circa due miliardi all’anno. Continueranno invece a pagare il 12,5% sui profitti le piccole e medie imprese irlandesi con un giro d’affari annuo inferiore ai 750 milioni di euro. La rassicurazione ottenuta in questo senso è stato uno dei due fattori che hanno convinto l’Irlanda a far cadere le remore che in giugno l’avevano spinta a non firmare l’accordo.

Ancor più importante, però, è stato il secondo fattore: la revisione del testo dell’intesa che, nella nuova versione, non fa più riferimento a un’imposta «almeno del 15%», ma semplicemente «del 15%, fornendo indicazioni certe a chi vuole investire e sgombrando i timori irlandesi che, quando la Ue varerà la direttiva necessaria a tradurre in pratica il nuovo regime, non vengano inserite aliquote più elevate, come alcuni Paesi avrebbero voluto. «La Commissione europea - ha precisato ancora Donohoe - mi ha garantito anche che la direttiva sarà fedele all’intesa e non andrà oltre il consenso internazionale».

«È un passo epocale ed estremamente positivo per gli sforzi collettivi dell’Europa per costruire un sistema fiscale globale più equo e stabile», ha twittato il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni.

In serata è poi arrivato anche il via libera estone. «Ci uniamo all’accordo sulla global tax», ha detto la premier Kaja Kallas, aggiungendo che questo «non cambierà nulla per la maggior parte degli operatori economici dell’Estonia, e che riguarderà solo le filiali dei grandi gruppi multinazionali».

Tra i Paesi Ue a questo punto solo l’Ungheria non hanno ancora aderito all’intesa.

Gli ostacoli per l’intesa finale

Il passo irlandese è però solo uno dei tasselli necessari a finalizzare l’intesa. Diversi Paesi premono per ottenere esenzioni almeno parziali dalla tassazione minima per certe attività e restano ancora molti punti da chiarire sul cosiddetto primo pilastro dell’accordo, quello che stabilisce che almeno parte dei profitti debbano essere tassati nel Paese in cui la multinazionale effettivamente opera (pur avendo la sede altrove): un punto che interessa da vicino la stessa Irlanda.

L’obiettivo, ribadito dal ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire, grande sponsor del nuovo regime, è raggiungere un accordo finale al G20 di questo mese.

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