Fisco e riforma

L’Irpef e i giovani: per gli under 24 pochi vantaggi dalle nuove aliquote

L’85% dei ragazzi oggi si colloca nel primo scaglione di reddito (fino a 15mila euro): dovrà confidare in un intervento sulle tax expenditures

di Raffaele Lungarella

Cambia il Fisco, la riforma premiera' i redditi medi

3' di lettura

La riforma degli scaglioni e delle aliquote dell’Irpef avrà i suoi effetti anche sui contribuenti più giovani. Tuttavia, poiché è stata pensata per alleggerire il peso delle tasse per i contribuenti con i redditi medi, i giovani potrebbero essere toccati solo di striscio dalla riduzione da cinque a quattro delle aliquote, e dovranno confidare maggiormente in un intervento sulle tax expenditures.

I contribuenti giovani sono i più “poveri”, con il reddito medio imponibile della classe anagrafica fino a 24 anni che supera di poco i 6.500 euro. Reddito derivante prevalentemente da lavoro dipendente, un terzo dell’importo medio dell’insieme dei contribuenti; una cifra che diventa più piccola dopo il pagamento dell’imposta e con la quale un giovane farebbe fatica a vivere da solo. Un certo numero di questi ragazzi potrebbe lavorare e studiare contemporaneamente. La gran parte di essi, molto probabilmente, vive ancora con i genitori e contribuisce al bilancio famigliare con gli euro guadagnati dandosi da fare – per scelta o per mancanza di alternative – in uno dei lavoretti precari e temporanei che ormai popolano quella che viene chiamata la gig economy.

Loading...

Numeri difficili da rilevare per i giovani oltre i 25 anni

Certo, la distribuzione per classi di età delle statistiche del Mef non consente di conoscere le caratteristiche dei redditi dei giovani che non hanno più l’età per andare all’università. Nelle statistiche fiscali essi sono compresi nella fascia d’età 25-44 anni. L’imponibile medio dei contribuenti di questa classe (poco più di 18mila euro) è due volte e mezzo superiore a quello dei giovani della classe precedente, ma è inferiore di quasi 3mila euro al valore medio complessivo. Non ci sarebbe da stupirsi se, dividendo questa classe in due, per esempio prendendo a discrimine 35 anni, il reddito medio nella sottoclasse dei contribuenti più giovani fosse abbastanza più basso rispetto a quello dei più “anziani”.

L’85% dei giovani è nel primo scaglione Irpef

La piramide dei redditi dei contribuenti giovani ha una base molto più larga rispetto a quella dei restanti contribuenti. L’85% di essi si colloca nel primo scaglione di reddito, quello fino a 15mila, per il quale la riforma dell’Irpef ora in arrivo non pare destinata a cambiare né il limite superiore, né l’aliquota d’imposta, e quindi non si ha nessun risparmio d’imposta; riferita a tutti i contribuenti questa percentuale è meno della metà. Un altro 14% è nello scaglione successivo, quello che arriva fino a 28mila euro, per il quale l’aliquota cala di 2 punti percentuali, dal 27% al 25 per cento. In questo scaglione lo sconto fiscale dovuto all’abbassamento dell’aliquota potrebbe arrivare fino a 260 euro pro capite, ma per sei giovani su dieci potrebbe fermarsi sotto i 50 euro, dato che il loro reddito imponibile medio si aggira sui 17mila euro, e quindi la riduzione dell’aliquota si applica su un paio di migliaia di euro.

Però sulla pista della riforma dell’Irpef non balla solo la ridefinizione delle aliquote, ma un giro di valzer lo faranno anche le detrazioni per lavoro dipendente e il bonus dei 100 euro al mese. Nel 2019, quando l’importo mensile era ancora di 80 euro – come stabilì il Governo Renzi quando lo introdusse – nella distribuzione dei poco più di 12 milioni di bonus spettanti, per 9,9 miliardi di euro, la parte da leone l’hanno fatta i contribuenti con età tra 25 e 64 anni (con oltre 11 milioni di beneficiari). Ai giovani ne toccarono meno di 800mila, 670 euro a testa, a fronte degli 815 euro a livello generale. Dei potenziali beneficiari, tra i contribuenti giovani con reddito da lavoro dipendente, solo uno su due ricevette questo contributo, contro una media del 64% per il totale dei lavoratori dipendenti. È evidente che, se il bonus fosse trasformato in detrazione senza meccanismi di monetizzazione, molti giovani probabilmente lo perderebbero, perché l’Irpef che essi dovrebbero pagare sarebbe più bassa del bonus.

In attesa degli ultimi elementi del mosaico

Nel complesso le detrazioni, fanno risparmiare ai contribuenti circa 70 miliardi di Irpef. Il Parlamento potrebbe anche rimescolare e dare una sforbiciata agli attuali sconti sull’imposta. Anche i contribuenti più giovani ne sarebbero colpiti, soprattutto se si dovesse intervenire sulle detrazioni legate al lavoro dipendente. I quasi 1.100 euro di detrazione di cui beneficia in media un contribuente giovane sono un importo di oltre un terzo più basso della cifra calcolata sulla totalità dei contribuenti; costituiscono però il 16% del suo reddito imponibile medio, il doppio della media generale. Ma per fare bene i conti occorre attendere il collocamento di tutti i tasselli del nuovo mosaico fiscale.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti