Dalla fuga al ritorno

L’Irpef scontata al 30% incentiva i «cervelli» a rientrare in Italia

Agli 11.200 lavoratori ritornati si sommano 1.700 tra prof e ricercatori universitari

di Eugenio Bruno

(ivanko80 - stock.adobe.com)

2' di lettura

Tanti lavoratori, abbastanza docenti e ricercatori universitari, pochi sportivi e pensionati. È la fotografia degli «impatriati» che emerge dalle ultime Dichiarazioni fiscali e che dimostra come i regimi agevolati, introdotti negli ultimi anni per favorire il rientro dall’estero, stiano avendo un effetto diverso a seconda della platea di interessati. Un tema non proprio secondario per un Paese - come ci ha ricordato la Corte dei conti la settimana scorsa - che ha visto aumentare del 41,8% la fuga dei “cervelli” laureati dal 2013 a oggi.

I «cervelli» di ritorno

A giudicare dalle statistiche del Dipartimento Finanze sui redditi dichiarati nel 2020 e risalenti al periodo d’imposta 2019, la strategia di usare la leva tributaria per convincere i giovani emigrati a fare il percorso inverso comincia a funzionare. Aver abbassato dal 50 al 30% la quota di reddito da lavoro dipendente e assimilati che concorre alla formazione dell’imponibile ha portato i beneficiari a quota 11.200 (1,6 volte i soggetti del 2018), per un ammontare lordo medio di 108.340 euro (oltre 5 volte il valore del reddito medio nazionale da lavoro dipendente). Di questo gruppo fanno parte anche i 103 “cervelli” di ritorno (per un ammontare lordo medio di 170.011 euro) che hanno scelto il Mezzogiorno come luogo di residenza. E che, per questo, si sono visti ridurre l’aliquota non al 30 ma al 10 per cento.

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Positivi sono anche i numeri relativi ai docenti e ricercatori che, grazie alla legge di Bilancio 2017,rientrano e si vedono tassato al 10% il loro reddito da lavoro dipendente o autonomo per i quattro anni successivi al loro ritorno in Italia. Ebbene, dichiarazioni alla mano, ne hanno beneficiato in 1.700, per un ammontare lordo medio di 85.075 euro

Pochi sportivi e pensionati

Più ristrette le altre platee di «impatriati» incentivati dal nostro sistema tributario. Dalle dichiarazioni per il 2019 risultano 363 “Paperoni” (di cui 271 contribuenti principali e 92 familiari), cioè soggetti che hanno compilato il quadro “NR – Nuovi residenti” e che - a prescindere dall’attività svolta - si sono visti applicare un’imposta forfettaria di 100mila euro (e di 25mila euro per i familiari). Con un’imposta risultante dai modelli F24 pari a 35 milioni di euro.

Ancora meno vasto è il plotone degli sportivi di rientro tassati al 50%: sono 87 per un ammontare lordo medio di 83.997 euro. Stesso discorso per i pensionati d’oro che hanno un peso «modesto» per ammissione dello stesso Dipartimento Finanze. Ne risultano 48 e dichiarano un reddito da pensione estera per 992 mila euro (20.600 euro in media) e altri redditi esteri per 1,8 milioni di euro. L'imposta sostitutiva (al 7%) dichiarata è di circa 127 mila euro.

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