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L’irrigazione da remoto con un touch sullo smartphone: la rivoluzione di Dimitra

di Luigia Ierace

3' di lettura

L’allert gli arriva sullo smartphone. Le piante hanno bisogno di acqua. Basta un clic. Senza muoversi da casa, a Sarconi (Potenza), Egidio Lardo, imprenditore agricolo, monitora e controlla a 100 km di distanza i 15 ettari di campi di kiwi a polpa gialla e verde e di albicocche a Bernalda (Matera). Agronomo, 40 anni, amministratore della società agricola Dimitra è l’esempio di come l’agricoltura smart in Basilicata possa contribuire a ridurre i consumi idrici. Programmi di irrigazione e fertirrigazione da remoto gli hanno permesso di risparmiare acqua (da 8000 metri cubi a ettaro annui, a 5000 nel 2021) e fertilizzanti, abbattere con moderne tecnologie i costi ambientali per la produzione, migliorare la qualità e raggiungere con un impianto microeolico ad asse verticale l’autosufficienza energetica.

Sistemi smart di irrigazione che “dialogano” con l’agricoltore, sensori hi-tech per il controllo da remoto dell’umidità del terreno e un protocollo di gestione idrica sono stati adottati dalla società attingendo idee dal progetto TRAS.IRRI.MA (TRASferimento di tecnologie e protocolli di gestione IRRIgua MAturi per l’ottimizzazione dell’irrigazione) per un’agricoltura 4.0 in Basilicata, finanziato dalla Regione con 260mila euro e condotto da Asso Fruit Italia (coordinatore) con 11 partner, tra cui Enea, Cnr (Istituto di Metodologie per l’Analisi Ambientale), Crea e Università degli Studi della Basilicata.

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Una sinergia tra ricerca e impresa per ridurre i consumi di acqua in agricoltura, preservando produttività e suolo dal rischio di erosione e salinità, tramite il trasferimento di tecnologie già mature – ma poco diffuse nel comparto agricolo lucano e non fruibili a pieno dalle Pmi – e di pratiche agricole sostenibili con protocolli di gestione ben definiti. Basti pensare che in generale, in agricoltura si impiega fino all’80% della risorsa idrica disponibile e con l’aumento delle temperature per i cambiamenti climatici la domanda potrebbe arrivare al 250%, con maggiori incertezze sulla disponibilità futura di acqua.

«Per garantire una gestione razionale della risorsa idrica, quindi – ha spiegato Ilario Piscioneri, ricercatore Enea del Laboratorio Bioprodotti e bioprocessi del Centro Ricerche di Trisaia (Matera) - è sempre più urgente trasferire al settore agricolo moderne tecnologie di controllo e di gestione automatizzata dell’irrigazione e della fertirrigazione. Il progetto ha coinvolto alcune aziende agricole pilota del Metapontino per la produzione di pesche e la coltivazione di kiwi. Abbiamo ridotto del 23% il consumo di acqua del pescheto, aumentando la capacità di immagazzinamento idrico del suolo e migliorando la gestione dell’irrigazione, senza influire sul livello produttivo».

Insomma, non serve andare in campo per acquisire i dati, consultabili sullo smartphone; un’app elabora le informazioni ricevute dai sistemi automatizzati di irrigazione e fertirrigazione e l’agricoltore interviene sulle colture in tempo reale e da remoto. Inoltre, grazie a previsioni meteo e un database GIS di geolocalizzazione, si può operare su una scala territoriale più ampia simulando potenziali scenari futuri di deficit idrico.

Conoscenze, competenze e innovazioni hi-tech che la società Dimitra (400mila euro di fatturato al 2022) ha fatto proprie investendo 30 mila euro in strumentazioni con un risparmio idrico del 30% dell'acqua totale annua utilizzata e benefici sulla qualità del frutteto che punta a una produzione annuale a regime di 400 tonnellate. Un’impresa giovane e multidisciplinare, che nel 2017 ha sfruttato le opportunità del Psr per un impianto di kiwi a polpa gialla, coltura ad alti costi iniziali ma alta redditività, e che investirà su altri 10 ettari e altre varietà di kiwi giallo, verde dolce e rosso.

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