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L’isola di Jersey ci ha fatto aprire gli occhi sulla Brexit

L’alta tensione tra Gran Bretagna e Francia sui diritti di pesca nell’isola suggerisce nuovi spunti sulle conseguenze pratiche della Brexit

di Giancarlo Mazzuca

(AFPAFP)

2' di lettura

Giù le mani dall'Europa. Mai come in questi giorni ci siamo resi conto come essere fuori dall'orbita di Bruxelles rischi di essere un “boomerang” per tutti coloro che hanno voltato le spalle al Trattato di Roma ma anche per quelli che sono restati fedeli alla Ue.

Se, da una parte, abbiamo capito infatti che, soprattutto in questi tempi di Covid, è molto opportuno e conveniente restare agganciati al carro europeo (vedi Recovery Plan), dall'altra abbiamo invece aperto gli occhi sugli effetti negativi di certe defezioni comunitarie.

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Alta tensione

Basta leggere cosa è successo in questi giorni tra Gran Bretagna e Francia, con la gravissima tensione che si è creata tra i due Paesi sulla Manica, a proposito dell'accordo commerciale sulla pesca, con tanto di navi militari schierate davanti all'isola di Jersey. Possiamo dire che gli ultimi avvenimenti sono stati per tutti un brusco risveglio alla realtà perché ci hanno fatto davvero comprendere le conseguenze negative della Brexit: se Boris Johnson ha mandato due navi da guerra per rispondere al blocco marittimo minacciato dai pescatori bretoni e normanni, Macron ha replicato con due motovedette inviate nella zona delle operazioni. E, il giorno prima, il governo transalpino aveva addirittura minacciato di tagliare l'elettricità agli abitanti dell'isola: un “blackout” completo alla faccia dell'Europa.

Brusco risveglio

Solo ora abbiamo dunque aperto gli occhi sulla Brexit. Sì, c'erano stati subito problemi per i nostri giovani che studiano a Londra e dintorni, avevamo anche avuto maggiori difficoltà nelle esportazioni verso l'isola d'Albione, con evidenti contraccolpi per il «Made Italy», ma ci sembrava che, tutto sommato, non ci fossero state quelle pesanti conseguenze che temevamo dopo la decisione britannica di voltar pagina. I fatti ci avevano, insomma, rassicurato: se le conseguenze del divorzio erano quelle che avevamo visto, non ci sarebbe stato un terremoto. Ma ecco il brusco risveglio: questa “battaglia” sulla pesca, che in realtà sarebbe poca cosa perché rappresenta meno dell'uno per cento dell'economia britannica, ha assunto un grandissimo significato politico.

Se si arriva a minacciare di togliere la luce ad un'isola, non si tratta solo di una piccola guerra commerciale, è qualcosa di ben più grave e tutti noi – non solo gli abitanti di Jersey – rischiamo di restare al buio. Anche perché, in particolare a Downing Street, c'è un premier molto deciso. E' significativo il ritratto di uno che lo conosce bene, un vecchio collega di Johnson al «Daily Telegraph», Nicholas Farrell, che oggi risiede in Italia: «E' una volpe furba travestita da orsacchiotto».

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