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L’istinto infallibile di Diane Arbus

di Nicol Degli Innocenti


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3' di lettura

Diane Arbus prima che diventasse Diane Arbus: “In the beginning”, una mostra alla Hayward Gallery, rivela cento foto dei primi otto anni di attività della grande fotografa, tra il 1956 e il 1962, ottanta delle quali non sono mai state viste in Europa.

La Arbus, nata, vissuta e morta a New York, gira per le strade della sua città, a Central Park e a Coney Island, sulla metropolitana e nei teatri, nei ristoranti e nei nightclub, al circo e al luna park, perfino all'obitorio, spinta dalla sua inesauribile curiosità e dal suo infallibile istinto, armata solo della sua macchina fotografica 35mm.
Trovato il soggetto, la Arbus è sempre riuscita a conquistare la loro fiducia. Lo scugnizzo di strada con i pugni in tasca, il travestito truccato che sta per andare in scena, la donna con una pelliccia bianca che fuma, le due ragazze sfrontate appoggiate a un muro, tutti guardano l'obiettivo. Guardano lei.
“Le foto della Arbus non sono mai rubate -, spiega Jeff Rosenheim del Metropolitan Museum di New York, ideatore e curator della mostra -. La sua macchina fotografica era un'estensione della sua personalità, di quella aura che aveva e che portava tutti a volersi aprire a lei e a raccontarle i loro segreti. Aveva un'abilità unica di rendere straordinario ogni soggetto”.

Diane Arbus in mostra alla Hayward Gallery

Diane Arbus in mostra alla Hayward Gallery

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Ogni piccola foto racconta una grande storia. Guardandole è impossibile non immaginare il contesto, la vita della persona ritratta prima dello scatto e il suo destino dopo. “Una foto è un segreto su un segreto, più ti dice e meno sai”, scrisse la Arbus. Sono immagini piene di emozione, anche quelle senza esseri umani – un giornale spinto dal vento, un negozio vuoto, una pozzanghera sull'asfalto cittadino.

L'ambientazione della mostra è geniale: una foresta di colonne bianche in file regolari, su ognuna delle quali è appesa una foto. E' un bellissimo colpo d'occhio ma soprattutto consente di concentrarsi su ogni immagine una alla volta, senza essere distratti da una fila di foto su un muro. Non c'è un percorso prefissato, non c'è un inizio e non c'è una fine. Zigzagando tra le colonne, ogni immagine è una sorpresa. L'idea è particolarmente adatta alle foto di piccole dimensioni di questo periodo, di solito 15x20cm, tutte originali e stampate dalla stessa Arbus.
Una piccola sala in fondo alla mostra, come un post scriptum, raccoglie alcune delle foto del periodo dopo il 1962 che hanno reso celebre la Arbus, come quella del gigante con i suoi genitori nel salotto di casa. Nel 1971, all'apice della fama, il suicidio.

La Arbus non è sola alla Hayward, ma abbinata all'artista francese di origine algerina Kader Attia in una doppia mostra. Le foto della Arbus sono al piano superiore, mentre i grandi spazi del piano inferiore sono occupati dal “Museum of Emotion” di Attia, un mix di video, installazioni, sculture, collage e foto.

    In una sala ci sono teche che contengono animali esotici impagliati, maschere africane e oggetti che vogliono far riflettere sul colonialismo e su come continui anche oggi a influenzare le nostre idee sull'Africa. In un'altra sala un video agghiacciante, La torre di Robespierre, sorveglia i residenti di un grande complesso residenziale-dormitorio, che Attia definisce “una prigione a cielo aperto”. Figlio d'Africa, cresciuto nellae banlieues parigine, Attia esplora temi che conosce da vicino, esplora l'egemonia culturale dell'Occidente che persiste e invita alla riflessione in modo pacato e intelligente. Il suo obiettivo, dice, è “riparare la frammentazione della società”.

    Diane Arbus: In the Beginning
    Kader Attia: the Museum of Emotion
    Fino al 6 maggio 2019
    Hayward Gallery, Londra

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