Nuove competenze

L’istruzione continua sarà una chiave della ripresa

di Giorgio Vittadini

(AdobeStock)

2' di lettura

«Se vuoi un anno di serenità innaffia i fiori. Se vuoi dieci anni di benessere cura gli alberi da frutto. Se vuoi una vita di prosperità coltiva le persone”, esorta un detto orientale. Numerose ricerche internazionali mostrano la forte correlazione fra il livello di istruzione delle persone e lo sviluppo di una nazione. Il capitale umano è il vero motore dell’economia.

Nei Paesi sviluppati, rivela uno studio dell’Ocse, oltre la metà della crescita del Pil è legata ai redditi di chi ha una laurea. Le imprese offrono ai lavoratori più qualificati fra i 45 e i 54 anni stipendi quasi doppi rispetto ai coetanei con minor grado di istruzione. La formazione continua giocherà un ruolo strategico anche nei prossimi anni: nel Pnrr ingenti risorse sono destinate a questo obiettivo. Anche per colmare un ritardo storico. Secondo Eurostat nel 2019 solo 7 italiani adulti su 100 hanno frequentato corsi di formazione, rispetto alla media europea di oltre 9 su 100. Nei Paesi nordici gli “studenti adulti” arrivano al 29% in Svezia, 27% in Finlandia e 20% in Danimarca. Dobbiamo superare un vecchio stereotipo: l’apprendimento non termina con la scuola o l’università, ma deve proseguire per tutta la vita, con corsi, seminari e webinar. L’apprendimento continuo è cruciale. L’acquisizione a scuola di capacità cognitive, come esprimersi, scrivere, dedurre, valutare, non basta più. Occorre anche sviluppare, sin dalle medie, capacità non cognitive, dette character skills, come l’apertura mentale, l’attitudine a collaborare, lo spirito di iniziativa. Fattori chiave nel lavoro e nella vita sociale. Le character skills, come hanno dimostrato gli studi del Nobel James Heckman, sono tratti della personalità. Possono essere innati o sviluppati dall’interazione con l’ambiente e le persone. Condizionano l’apprendimento e le capacità lavorative. E possono evolversi in modo significativo nel corso della vita. Come emerge dal saggio Viaggio nelle character skills, prospettive promettenti arrivano da una indagine condotta su oltre 1.500 studenti di 25 scuole medie della provincia di Trento. Lo sviluppo delle capacità “non cognitive” favorisce l’apprendimento delle competenze cognitive negli alunni e accresce la probabilità che completino con successo gli studi. Non solo. Adottando un progetto specifico di sviluppo delle non cognitive skill” è emerso che 1 punto di stabilità interiore in più porta a 12 punti in più nel voto Invalsi. Una didattica che stimola gli alunni fa salire di 4 punti il risultato Invalsi. I docenti devono allora affrontare la doppia sfida di insegnare in modo digitale e di contribuire allo sviluppo delle capacità non cognitive. Gli allievi, dal loro canto, devono abituarsi ad imparare.

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