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L’Italia batte anche il Galles (1-0). No, a questo punto non è più un caso

Gli azzurri di Mancini non fanno troppi calcoli: si qualificano a punteggio pieno e giocheranno a Wembley. Eguagliato il record di Pozzo. Sognare è lecito

di Dario Ceccarelli

Euro 2020, dopo la vittoria sul Galles gli Azzurri cantano “Notti magiche”

4' di lettura

Tre indizi fanno davvero una prova. E la prova, dopo aver battuto anche il Galles (1-0, rete al 39' di Matteo Pessina), è che gli avversari diventano così piccoli perchè è proprio l’Italia a ridimensionarli fino a farli apparire quasi inconsistenti. Una striscia di tre vittorie su tre, con sette gol realizzati e nessuno subìto, ci permette di centrare diversi obiettivi: il primo è che, concludendo il girono a punteggio pieno, ci qualifichiamo per gli ottavi con il massimo dei voti andando dritti a Londra, camera con vista su Wembley, dove sabato 26 giugno (ore 21) sfideremo l’Ucraina o l’Austria, avversarie tra poche ore nell’ultima giornata del gruppo C.

Eguagliato il record di Pozzo

Il secondo obiettivo, importante per la storia, è che l’Italia di Mancini eguaglia il prestigioso traguardo di 30 partite senza sconfitte appartenuto a Vittorio Pozzo, il mitologico c.t. degli anni Trenta che vinse due Mondiali (1934 e 1938) e una Olimpiade nel 1936. L’ultimo record, oltre alle undici vittorie di fila, è quello di aver scollinato i mille minuti di imbattibilità (1.055’). Un record importante perchè significa che questa Nazionale più va in attacco e meno reti prende. Un gioco offensivo che non solo fa bene alla vista, per i suoi inserimenti improvvisi e la velocità negli scambi, ma che mette in sicurezza anche la difesa. Primo non prenderle, si diceva una volta. Adesso lo slogan è stato riscritto così: prima colpisci. E poi colpisci ancora. 

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Si vince (senza troppi calcoli)

Alla vigilia della partita col Galles, qualcuno aveva temuto che gli azzurri, per evitare di finire nella parte del tabellone più difficile (che ci potrebbe portare a incrociare Belgio e Francia), avrebbero perso il loro solito spirito  garibaldino. Che con la scusa delle rotazioni, si poteva insomma lasciare il primo posto al Galles. Che l’Italia voleva volare ad Amsterdam nella parte del tabellone più facile con Russia  e compagnia bella. Invece l’Italia, nonostante otto cambi rispetto alla partita con la Svizzera, non ha modificato il suo programma: quello cioè  di giocare bene e vincere. E così, pur con qualche maggiore incertezza difensiva, e qualche errore di troppo in attacco, gli azzurri anche coi Dragoni del Galles hanno riproposto lo stesso spartito dei due precedenti concerti.  E cioè l’occupazione quasi totale della metà campo avversaria, favorita anche dalla tattica rinuciataria dei gallesi imbullonati su un blindatissimo 5-2-3 con il povero Ramsey lasciato in disperata solitudine a fare il finto centravanti. 

Verratti, esame superato

Non è automatico, con otto cambi già in partenza, che tutto proceda al meglio. Eppure la fisionomia complessiva degli azzurri non è cambiata. La nota più rassicurante è venuta  da Marco Verratti, tornato in campo al posto di Locatelli dopo oltre 40 giorni. Il centrocampista del Psg ha superato l’esame col massimo dei voti giocando addirittura per tutti i novanta minuti. Non solo ha dimostrato un pieno recupero atletico, ma ha scodellato una infinità di palloni senza mai perdere lucidità. Grazie anche a Jorginho, incalzante metronomo azzurro, Verratti  ha stupito per la disinvoltura con cui ha preso le chiavi  della cabina di regia. Proprio da una sua punizione è venuto  al 39’ il gol di Matteo Pessina, lesto a colpire al volo di interno destro. Una rete, quella dell’atalantino, chiamato al suo esordio a  sostituire Barella, che sembrava fosse il preludio di una goleada, che però non è arrivata. Pur premendo molto, alcune occasioni sono sfumate per questione di centimetri. Chiesa, sulla corsia destra al posto di Berardi, pur creando il panico nella difesa gallese, non è però riuscito a superare il portiere Ward, peraltro non sempre impeccabile. Anche Belotti, molto atteso, non ha messo a frutto il suo gran movimento. 

«Gallo» senza fortuna

Chiariamo: penetrare nell’area gallese, affollata come una movida all’ora dell’aperitivo, non era agevole. Diciamo che al «Gallo» è mancato un pizzico di fortuna. E anche di freddezza al momento di concludere. Qualche problema in più, rispetto alla sfida con la Svizzera, si è notato in difesa. Acerbi, colto da una strana esitazione al 54’, ha permesso a Ramsey di  trovarsi solo davanti a Donnarumma. Fortunatamente lo stesso Ramsey è rimasto imbambolato permettendo poi alla difesa azzurra di rimediare al pasticciaccio. Un altro allarme - con il Galles ormai in dieci per l’espulsione di Ampadu, entrato malamente a gamba tesa su Bernadeschi - si è verificato al 75’, quando Bale, per una sbavatura della difesa azzurra, ha calciato malamente sopra la traversa da ottima posizione. Ci è andata bene. Molto bene. Il  grande Bale che conosciamo, quello che con il Real Madrid ha vinto quattro Champions, non ci avrebbe perdonato. Vero che abbiamo avuto mille altre occasioni, compreso un palo di Bernadeschi su punizione al 52esimo. Si vede che, in virtù del gran spettacolo offerto, qualcuno dall’alto ha dato una mano agli azzurri.

Mancini: «Abbiamo dimostrato che sono tutti titolari»

Azzurri peraltro sempre alla ricerca del raddoppio fino alla scadere della partita. Tra i nuovi innesti, bene anche Bastoni, sempre pronto a chiudere ogni spazio a Bale e rapido nel rilanciare l’azione. Discreti anche Emerson e Toloi, al posto di Spinazzola e Di Lorenzo. Le incursioni del romanista  sono un po’ mancate, ma va bene così. Nel finale Mancini, per dare spazio a tutti, ha fatto entrare Cristante e Raspadori. Anche Sirigu, la riserva di Donnarumma, ha avuto il suo piccolo momento di gloria. Ottimi segnali che confermano la solidità del gruppo. «Meglio di così non potevamo fare», commenta con soddisfazione il tecnico azzurro. «Avremmo potuto fare un gol in più, ma sono stati tutti bravissimi. Abbiamo dimostrato che tutti sono titolari». Sul record eguagliato di Pozzo, Mancini è scaramantico: «Fa piacere averlo raggiunto, ma io sono ancora indietro perchè Pozzo ha vinto due mondiali». 

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