il progetto da 33 miliardi in 15 anni

L’Italia cerca europrogettisti e tecnici «verdi»

Nuove professionalità necessarie per tradurre in pratica i programmi di risparmio energetico e sostenibilità ambientale del Green new deal italiano

di Manuela Perrone


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(krunja - stock.adobe.com)

2' di lettura

Europrogettisti, mobility manager, ingegneri ambientali, energy manager ed esperti in gestione dell’energia (Ege), chimici verdi, architetti sostenibili, ecodesigner, avvocati verdi. Ma anche geologi ambientali, scienziati dei materiali, data analist green, esperti di marketing ambientale e di acquisti verdi. Il Green new deal è destinato a rivoluzionare pure il mondo delle professioni. Tanto nella Pa quanto nelle imprese, infatti, sarà sempre più necessario avvalersi di specialisti che sappiano migliorare processi e prodotti. Un cambio di paradigma indispensabile per accedere ai fondi nazionali ed europei.

La dote per l’economia circolare
Il piatto italiano è ricco: vale in tutto 33 miliardi in 15 anni. Si parte dal maxi fondo per gli investimenti delle amministrazioni centrali dello Stato: circa 21 miliardi fino al 2034. Risorse destinate in particolare a economia circolare, decarbonizzazione, riduzione delle emissioni di gas serra, risparmio energetico, sostenibilità ambientale e altri «progetti innovativi». Le risorse saranno ripartite con Dpcm sulla base di programmi settoriali presentati dai ministeri. E l’Italia potrà aumentarle stipulando accordi con Bei, Cassa depositi e prestiti e sistema bancario.

Non è finita qui. Per lo sviluppo specifico di un Green new deal italiano la manovra ha stanziato altri 4,24 miliardi da spendere entro il 2023, di cui almeno 150 milioni l’anno nel triennio 2020-2022 per la riduzione delle emissioni di gas serra. Il fondo sarà usato dal Mef per sviluppare «progetti economicamente sostenibili» anche per supportare l’imprenditoria giovanile e femminile. Per incrementare la dote il Tesoro emetterà green bond, titoli di Stato a sostegno di programmi di spesa verde.

Risorse anche in periferia
Anche i Comuni hanno il loro tesoro: 500 milioni fino al 2024 per risparmio energetico e messa in sicurezza degli edifici pubblici, impianti rinnovabili, mobilità sostenibile. Per le Regioni ci sono circa 5,5 miliardi fino al 2034 per rigenerazione urbana, riconversione energetica, bonifiche. Senza considerare gli incentivi alle aziende, con il piano Industria 4.0 riorientato in chiave green, e il programma antidissesto idrogeologico del 2019 che vale 11 miliardi nel triennio.

Quanto basta al ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, per parlare di «fase di totale trasformazione». «Questo processo di rinnovamento che vogliamo attuare senza lasciare nessuno indietro - dice al Sole 24 Ore - comporterà un rinnovamento ulteriore anche delle professioni. Ci credo fermamente: per questo sto lavorando da un anno, anche insieme agli imprenditori che mi chiedono di essere coinvolti, a norme che consentano di sburocratizzare e semplificare i processi. Facilitare questa transizione significa innestare un ciclo virtuoso e creare migliaia di posti di lavoro». Sempre che si guarisca dall’antica piaga: non l’assenza di fondi, ma l’incapacità di spenderli. I professionisti giusti servono anche a questo.

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