Euro 2020

L’Italia con Chiesa e Pessina batte l’Austria (2-1) e va ai quarti. Ma che fatica!

Anche se messi alle strette, i nostri primati aumentano: superato il record di Pozzo, ora siamo imbattuti da 31 partite e alla 12esima vittoria consecutiva di fila

di Dario Ceccarelli

Nazionale da record: i numeri del Mancio e dei suoi

5' di lettura

La paura fa novanta. Meglio: fa centoventi. Ci sono voluti infatti i tempi supplementari, altri trenta minuti di micidiale sofferenza, per piegare l'Austria (2-1) e riuscire ad agguantare il pass per i quarti di finale che si giocheranno il 2 luglio a Monaco contro la vincente tra Belgio e Portogallo.

Fatica, paura, sofferenza, felicità: c'è stato di tutto, oltre agli splendidi gol di Chiesa e Pessina, in questo sfida da dentro e fuori giocata a Wembley davanti a circa ventimila persone, di cui almeno un quarto tifosi italiani che mai avrebbero immaginato, alla luce della scia vittoriosa degli azzurri, di passare una serata così carica di adrenalina e di colpi di scena.

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Anche se messi alle strette, i nostri primati aumentano: superato il record di Pozzo, ora siamo imbattuti da 31 partite. E siamo alla 12esima vittoria consecutiva di fila. Questa volta però ci hanno fatto un gol. Meglio così, almeno a questo record non ci pensiamo più.

Che l'Austria fosse superiore alle squadre finora incontrate, lo si era capito da come aveva travolto l'Ucraina di Shevchenko. Anche Mancini aveva avvertito gli azzurri facendo notare che in una partita secca può succedere di tutto e che gli austriaci, giocando quasi tutti in Bundesliga, ci avrebbero dato filo da torcere.

E così è stato. Dall'inizio alla fine, la squadra di Franco Foda, c.t. tedesco dell'Austria figlio di un emigrato di Vittorio Veneto, non ci ha mai concesso respiro impedendoci, con un 4-1-4-1 blindatissimo, di giocare come sappiamo fare: cioè con triangolazioni veloci, cambi di passo e un pressing che stordisce.

Niente da fare, soprattutto nella ripresa, quando l'Italia è andata di più in sofferenza, e per due volte è stata salvata dal Var (gol di testa di Arnautovic annullato per fuorigioco e un possibile rigore per fallo di Pessina su Lainer anch'esso non concesso per offside), gli austriaci sono sempre riusciti a chiuderci gli spazi diventando a mano a mano sempre più minacciosi.

Fisicamente fortissimi, e più determinati degli azzurri, gli uomini di Foda hanno mandato in tilt le nostre centraline di gioco (Verratti e Jorginho) impedendoci di far filtrare palloni per Immobile e Insigne. Per la prima volta in questo Europeo è un'Italia lenta, poco sincronizzata, spesso imprecisa nei passaggi e nelle conclusioni. Il più a disagio è Verratti, assai meno brillante rispetto all'incontro col Galles. Anche Berardi, spesso neutralizzato da Alaba, è fuori dal radar. Nonostante queste difficoltà, nel primo tempo l'Italia per due volte potrebbe passare in vantaggio. Prima con una conclusione di Barella, servito da Spinazzola, deviata in extremis con un piede da Bachmann. Poi alla mezz'ora con un potente destro di Immobile che si stampa sul palo a portiere battuto. Se ci fossimo sbloccati probabilmente la partita avrebbe preso una piega diversa. Però mai abbiamo avuto il pallino del gioco. L'unico all'altezza delle precedenti prestazioni è stato Spinazzola, molto propositivo nel primo tempo, e sempre puntuale nelle chiusure quando siamo arretrati.

La situazione precipita nel secondo tempo. A parte il gol di testa annullato (64') ad Arnautovic (un toro che non ci ha mai dato tregua), l'Austria guadagna metro su metro mettendoci all'angolo. A questo punto Mancini interviene facendo i primi cambi. Locatelli entra al posto di Verratti. Mentre Pessina rileva Barella, sempre meno lucido e tartassato dai difensori austriaci.

Ma l'Austria non molla di un millimetro. Corre, pressa, raddoppia, sente che la preda è nel mirino. Soprattutto in attacco siamo poco concreti. Anche Insigne non è in giornata. Non conclude quando deve concludere. Oppure si ostina con quei tiri a giro che, quando sono così telefonati, sono scontati. Insomma, vediamo le streghe. E meno male che Mancini interviene ancora inserendo Chiesa per Berardi e Belotti al posto di Immobile, ormai pure lui alla frutta. Tra un cambio e l'altro, quasi come un senso di liberazione, si chiude anche il secondo tempo.

Si va ai supplementari. E si va con delle sensazioni non incoraggianti. Gli austriaci, tutti concentrati, sembrano gli All Black quando fanno la Haka. Sono ancora freschissimi, pronti a tornare in campo. Gli azzurri, pur avendo fatto 4 cambi, sembrano meno reattivi. Guardano nel vuoto. Non parlano. Lo stesso Mancini, teso e preoccupato, quasi non interviene. L'unico che dice qualcosa è Chiellini, ma nulla di trascinante. Diciamo che non si avverte quel clima da “stringiamoci a coorte” che di solito precede le battaglie.

E invece l'Italia rialza la testa. Il merito è di Chiesa che con la sua velocità taglia la difesa austriaca. La prima volta, con un diagonale poco potente, manda un avviso ai naviganti. La seconda però colpisce nel segno. Tutto parte da Spinazzola che con un traversone serve Chiesa quasi sulla linea di fondo: con un controllo spericolato manda fuori tempo il difensore e poi con una gran botta di sinistro batte Bachmann. Un gol da antologia. Che per l'Italia è una liberazione. E per l'Austria è un colpo allo stomaco. La panchina azzurra impazzisce dalla gioia. Perfino Mancini, di solito misurato, si abbraccia con Vialli come ai tempi dello scudetto sampdoriano. Cambia tutto, Monaco è più vicina.

L'Austria accusa il colpo. Diventa nervosa, viene ammonito Hinteregger per un fallaccio su Belotti che si batte come un leone. L'Italia c'è e i suoi tifosi si fanno sentire. Ma ecco la seconda bordata. Insigne, sempre più carico, serve Acerbi al centro dell'area pressato dai difensori. La palla arriva a Pessina che, freddamente, insacca senza pietà. (105'). E' il suo secondo gol in questo Europeo. Un gol pesantissimo, come quello di Chiesa. Entrambi arrivati in soccorso dalla panchina. In questo senso l'Italia è davvero intercambiabile. Se non ce la fa col gioco, ci arriva col gruppo.

Ma non è ancora finita. Donnarumma con un balzo respinge una sassata da una ventina di metri di Schaub. Ma poi deve cedere per un rocambolesco colpo di testa di Kalajdzic tuffatosi a pesce su calcio d'angolo (114'). Siamo ai titoli di coda. Ma che fatica! Ora servirà una riflessione. Vero che questo viaggio dentro l'Europeo è pieno di trappole e di insidie. Però, nonostante la gran prova di carattere, qualcosa non ha funzionato. Solo merito dell'Austria? Abbiamo tempo fino al 2 luglio per capirlo.

Ps: Prima del fischio di inizio né gli italiani né gli austriaci si sono inginocchiati per solidarietà alla protesta del Black Lives Matter. Giorgio Chiellini, capitano dell'Italia, lo ha detto ai microfoni Rai spiegando che non c'è stata nessuna richiesta dell'altra squadra. “Cercheremo sicuramente di combattere il razzismo con delle iniziative insieme alla Federazione nei prossimi mesi” ha concluso salomonicamente Chiellini.

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