il fisco e i contribuenti

L’Italia del contenzioso, ecco le tasse per cui si litiga di più

di Cristiano Dell'Oste e Giovanni Parente

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3' di lettura

Le imposte non sono tutte uguali. Nemmeno quando si tratta di impugnarle. In materia di Ires l’anno scorso sono stati presentati 15.068 nuovi ricorsi davanti alle commissioni tributarie provinciali e regionali, che corrispondono a 117,5 liti ogni 10mila contribuenti. È il tasso di litigiosità più elevato tra i principali tributi e fa da contraltare alla bassa intensità di contenzioso che contraddistingue, invece, imposte come l’Ici, l’Imu e la Tasi (8,6 ricorsi ogni 10mila possessori di immobili), la tassa rifiuti (10,4) e l’Irpef (13,7).

I dati sono stati elaborati dal Sole 24 Ore del Lunedì partendo dalla Relazione annuale sul contenzioso e dalle statistiche fiscali, e permettono di fotografare la situazione del contenzioso proprio mentre entra nel vivo la campagna per la rottamazione delle liti con il Fisco (si veda l’articolo in basso). L’elevata litigiosità di un tributo può dipendere, infatti, dalle complessità tipiche della sua struttura, dalle modalità di riscossione o dalla frequenza e tipologia di controllo usata dall’amministrazione.

Dietro il record di ricorsi sull’Ires si nasconde la complessità della disciplina sul reddito d’impresa, aggravata dalle continue modifiche, spesso retroattive o accompagnate da salvaguardie ad hoc per evitare sanzioni. Si pensi alle recenti vicende sulla derivazione contabile o sulla determinazione dell’Ace, solo per citare due degli esempi più recenti ed eclatanti. Il dato dei nuovi ricorsi in rapporto alla platea degli interessati è così elevato che, di fatto, ogni soggetto Ires ha l’1,17% di probabilità di avviare ogni anno una lite con il Fisco in Ctp o Ctr. Se poi si considera che la durata media delle cause si estende su più annualità, non è difficile immaginare l’impatto “sistematico” che il contenzioso ha su questa categoria di contribuenti.

Dietro all’Ires, in questa particolare classifica, si collocano l’Iva e l’Irap, altri due tributi che interessano principalmente imprese e autonomi. Attenzione, però, alle facili equazioni, perché si tratta di due imposte che hanno una platea analoga di contribuenti - intesi come coloro che presentano la dichiarazione annuale -, ma generano incassi molto diversi per l’Erario e le Regioni: dall’Iva nel 2016 sono arrivati 124,5 miliardi, mentre l’Irap si è fermata a 22,7, anche per effetto della detassazione della “componente lavoro” del cuneo fiscale.

Se si guarda alla frequenza delle liti rispetto al gettito per le casse pubbliche, si vede così che l’Iva è il tributo con il meccanismo più efficiente, mentre l’Irap è in una situazione ben più delicata, forse anche per la frequenza dei “contenziosi seriali” sull’autonoma organizzazione, di recente finiti nel mirino della Corte dei conti. I magistrati contabili, infatti, hanno raccomandato di identificare e approfondire le casistiche di contenzioso ricorrenti o di tipo seriale «come è stato per l’Irap dei professionisti», così da poter intervenire «ove possibile, ad esempio, con norme interpretative se la regola fiscale non è chiara, o con altro tipo di intervento».

Ragionando in termini di litigiosità in rapporto al gettito, balzano all’occhio le situazioni della tassa rifiuti (28,2 liti ogni 10 milioni di incassi), ma - soprattutto - dell’imposta di registro (31,1) e delle ipocatastali (39,2). Sono dati che in parte si spiegano con il modesto “valore unitario” dell’imposta dovuta: ad esempio, il registro frutta 4,7 miliardi derivanti da poco più di 4 milioni di atti soggetti al tributo, con una media di poco superiore ai mille euro. Ma questa motivazione regge solo fino a un certo punto, perché altre imposte dal valore unitario relativamente ridotto, come l’Ici, l’Imu e la Tasi, hanno una litigiosità molto più contenuta. Il che dipende con tutta evidenza dall’applicazione dei valori catastali, che - per quanto iniqui e obsoleti - offrono meno margini di discussione. Un po’ come accade con l’Irpef, tributo pagato per circa l’80% da dipendenti e pensionati, rispetto ai quali il meccanismo delle ritenute opera, per così dire, in automatico.

Una volta avviato il contenzioso, poi, è fondamentale vedere come va a finire, e qui le differenze tra i diversi tributi non appaiono così eclatanti. Anche se si tratterà di una variabile fondamentale per determinare l’eventuale adesione alla sanatoria delle liti, visto che il meccanismo di legge aggancia gli importi dovuti all’accertamento iniziale del Fisco e scoraggia l’adesione da parte di chi ha vinto in primo o in secondo grado.

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