tra spread e banche

L’Italia crea un pericolo di contagio? State Street dice di sì. Ecco perché

di Morya Longo

Spread 2019: per il 52% ancora a lungo sopra 250 punti

3' di lettura

Se si guardano i mercati finanziari, si direbbe che la crisi dello spread, che ha colpito l’Italia da maggio 2018 almeno fino all’accordo con Bruxelles sulla Manovra, non abbia prodotto grande contagio su altri Paesi. Ma se si guardano le banche, allora il discorso può cambiare. Ne sono convinti gli economisti e gestori di State Street Global Advisors, che hanno incluso il potenziale rischio contagio dall’Italia in una delle slides delle loro previsioni sul 2019. «Il problema dello spread dei BTp non è solo italiano - spiega Lori Heinel, deputy global chief investment officer di State Street Global Advisors -. Attraverso il canale bancario, può infatti colpire altri Paesi». Il Paese più a rischio? La Francia, dato che le banche d’Oltralpe hanno un’esposizione sull’Italia pari al 15% del Pil francese.

BASSO CONTAGIO SUGLI SPREAD

Differenziale tra i rendimenti dei titoli italiani e spagnoli su quelli tedeschi. (Fonte: State Street Global Advisors)

BASSO CONTAGIO SUGLI SPREAD

Facciamo un passo indietro, per capire il ragionamento di State Street. Che il caso italiano nel 2018 non abbia prodotto grande contagio nel resto d’Europa è un dato di fatto. Lo dimostrano gli spread dei titoli di Stato dei vari Paesi. A metà maggio lo spread tra i BTp italiani e i Bund tedeschi (quel termometro che misura la “febbre” finanziaria di un Paese) si trovava a 132 punti base. Il 19 ottobre ha toccato un massimo di 332 punti base (esattamente 200 in più), per scendere attualmente a 272. Questo significa che chi compra BTp decennali (e dunque presta denaro all’Italia per 10 anni) a maggio chiedeva 1,32 punti percentuali di interessi in più rispetto a chi comprava Bund tedeschi, mentre ora chiede un “extra-rendimento” di 2,72 punti percentuali.

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L’Italia ha dunque più che raddoppiato il suo spread, portandolo su vette che altri Paesi non vedono nemmeno in lontananza. Lo spread Spagna-Germania è infatti passato da 71 punti base di maggio ai 111 attuali, lo spread Portogallo Germania è salito da 108 a 151. Sono dunque saliti anche loro. Ma sono entrambi ben lontani dalle vette toccate dall’Italia.

POTENZIALE CONTAGIO SULLE BANCHE

Esposizione dei sistemi bancari dei vari Paesi sull'Italia. Dati in % del Pil dei vari Paesi. (Fonte: State Street Global Advisors)

POTENZIALE CONTAGIO SULLE BANCHE

Eppure nessuno è immune, secondo State Street. «Fino ad ora non si è visto un particolare contagio - osserva Frédéric Dodard, head of portfolio management Emea di State Street Global Advisors -. Ma il rischio esiste, soprattutto il deterioramento continua». «Il rischio di contagio sussiste a causa dell’interconnessione dei sistemi bancari e finanziari», aggiunge Heinel. I dati, elaborati da State Street, spiegano perché.

Prendiamo ad esempio le banche francesi, che hanno un’esposizione sull’Italia pari al 15% del Pil francese. Di questo totale, una parte (pari a poco più del 2% del Pil) è sui titoli di Stato: se lo spread dei BTp sale, i bilanci delle banche francesi soffrono dunque per questa esposizione. L’esposizione maggiore però è sull’economia reale, per via dei finanziamenti che le banche francesi fanno alle imprese e alle famiglie italiane (pari a oltre l’8% del Pil francese): ora che l’economia italiana rallenta, anche questa parte dei bilanci rischia di soffrire.

«Non c’è un contagio come avveniva tra i Paesi del Sud Europa nel 2011-12 - osserva Heinel - ma un rischio esiste ugualmente», conclude Heinel. Al secondo posto dei Paesi a rischio contagio c’è la Spagna, al terzo l’Olanda, al quarto la Svizzera. Quinto posto per la Germania, le cui banche sono esposte sull’Italia per una cifra inferiore al 4% del Pil tedesco.

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