i dubbi di bruxelles

L’Italia, il debito, Salvini e il dilemma dei commissari

di Giuseppe Chiellino


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(AFP)

2' di lettura

È un dilemma di non facile soluzione quello che i commissari europei si stanno preparando ad affrontare quando dovranno decidere se avviare o no la procedura per debito eccessivo nei confronti dell’Italia. Le regole, come è stato ampiamente spiegato sul Sole 24 Ore, non lascerebbero scelta: l’Italia non ha rispettato l’impegno di ridurre il debito pubblico che è il secondo più alto rispetto al Pil dopo quello della Grecia. Ma il timore che da giorni serpeggia a Bruxelles è che l’apertura di una procedura nei confronti dell’Italia per debito finisca per portare argomenti antieuropeisti alla Lega di Matteo Salvini.

Al leader della Lega viene riconosciuta una grande capacità di destreggiarsi nelle situazioni complicate. Il rischio - visto da Bruxelles - è che Salvini accusi la Ue di un atteggiamento persecutorio nei confronti del Paese per indebolire il sistema democratico nazionale e su questa base imposti una (non improbabile) campagna elettorale da cui le forze sovraniste potrebbero uscire con la maggioranza assoluta. La presa che Salvini ha dimostrato di avere sull’elettorato fa abbastanza paura, soprattutto per le ripercussioni che un’evoluzione interna in questa direzione può avere sulla tenuta dell’intera Unione.

Sull’altro piatto della bilancia, però, vi sono argomenti altrettanto solidi perché la Commissione - peraltro in uscita - chieda all’Italia il rispetto delle regole condivise con gli altri Stati membri. Le regole si possono cambiare ma finché ci sono, vanno rispettate. Derogare a questo principio per paura delle conseguenze di una deriva populista creerebbe un precedente pericoloso per il futuro dell’Unione. Ma non tenerne conto sarebbe comunque irresponsabile.

Quella della Commissione sarà comunque una proposta su cui la decisione finale spetterà al Consiglio, dove - è bene ricordarlo - l’Italia non ha alleati. L’eventualità peggiore è che alla fine del giro si arrivi ad un compromesso che rischierebbe di fare danni su entrambi i fronti: dare argomenti anti-Ue a Salvini e alla Lega e annacquare le regole dell’Unione senza cambiarle.

Ma a Bruxelles c’è anche un’altra scuola di pensiero: potrebbero essere i mercati a farsi carico, anche prima di eventuali elezioni anticipate, di portare il governo italiano e l’elettorato su posizioni ragionevoli e compatibili con conti pubblici sostenibili.

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