Attualita

L’Italia digitale arranca nella Ue

Sul capitolo connettività il Paese è indietro rispetto alla media europea

di A.Bio. e G.Ch.


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(alphaspirit - stock.adobe.com)

2' di lettura

L’Italia ha ancora tanti compiti a casa da fare per recuperare sul fronte digitalizzazione. Il Paese è 24mo fra i 28 Stati dell’Ue nell’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società (Desi 2019) della Commissione europea per il 2019.

Nelle relazioni Desi – dal 2015 strumento utilizzato per monitorare l’avanzamento della competitività digitale dei membri Ue – Bruxelles analizza dati e informazioni poi raggruppati in cinque capitoli tematici: connettività a banda larga, competenze digitali, utilizzo dei servizi internet, integrazione delle teconologie e servizi pubblici digitali.

Sul primo fronte, quello della connettività, l’Italia ha sostanzialmente una doppia faccia. Crescono la copertura a banda larga veloce e la diffusione del suo utilizzo, ma sono ancora molto lenti i progressi nella connettività superveloce. Sulla diffusione della banda larga, infatti, risulta raggiunto il 99,5 % di copertura delle reti fisse e il 90% delle famiglie superando la media Ue che si ferma all’83 per cento. Sulla banda larga ultraveloce (100 Mega al secondo e oltre) l’Italia appare ancora in ritardo con una percentuale pari ad appena il 24% in confronto a una media Ue del 60 per cento. Tutto questo pone il Paese al 27esimo posto in classifica sui 28 considerati. Con 89 abbonamenti ogni 100 persone, inoltre, l’utilizzo della banda larga mobile è al di sotto della media Ue (96 abbonamenti ogni 100 persone).

Il punto sul quale l’Italia può vantare di trovarsi nel vagone di testa in Europa è il 5G. «In Italia il 94% dello spettro armonizzato a livello Ue per la banda larga senza fili è stato assegnato» si legge nella relazione.

Le aste sono state conclude nel 2018, assicurando peraltro alle casse dello Stato un introito di 6,55 miliardi di euro fino al 2022. A queste vanno aggiunte le sperimentazioni. Alcune sono partite sotto l’egida del Ministero dello Sviluppo economico nel 2017 con Vodafone impegnata a Milano; Tim, Fastweb e Huawei a Bari e Matera; Wind Tre e Open Fiber a Prato e L’Aquila. Nel frattempo altre sperimentazioni partono in autonomia: Tim a San Marino o anche a Torino con Ericsson e Politecnico; Fastweb con Ericsson a Roma oppure ancora Linkem a Catania e i cinesi di Zte che hanno stabilito a L’Aquila il loro centro di ricerca sul 5G.

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