il graffio del lunedì

L’Italia è nel caos ma il calcio non riesce a darsi una regolata

di Dario Ceccarelli

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(ANSA)


3' di lettura

Che sensazione di leggera follia il calcio ai tempi del virus. Ma un governo che chiude in casa tutta la Lombardia, e giustamente ci costringe a cambiare vita, abitudini e lavoro, possibile che non riesca a dare a questo surreale mondo del pallone delle regole precise?

O delle indicazioni senza contrordini in extremis come ha fatto domenica mattina il ministro dello sport Vincenzo Spadafora prima di Parma-Spal e delle altre partite in programma in un giorno che per un bel pezzo ci ricorderemo?

Un minimo di decisione. Forza e coraggio. Se al sabato sera si comunica che si giocherà a porte chiuse, non si può poi dire a mezzogiorno della domenica che è meglio annullare tutto.

In un Paese vicino al collasso, con gente che va da una regione all'altra per non rimanere intrappolata di qua o di là della zona rossa, non si può permettere al calcio di fare quello che vuole visto che quello che vuole non lo sa . Come per la questione di trasmettere le partite a porte chiuse in chiaro. Una buona idea, certo. Che permetterebbe a milioni di persone di distrarsi per un paio d'ore senza riunirsi casa di qualcuno contravvenendo alle indicazioni del governo che chiede di “evitare aggregazioni” anzi di restare ognuno a casa propria.

Una buona idea che naturalmente non ha trovato il consenso della Lega Calcio, cioè dei presidenti della società calcistiche. Naturalmente ci sono dei problemi di contratti, milioni che ballano perché il calcio si regge in buona parte sui proventi dei diritti televisivi. Questo nella normalità, ma noi non siamo nella normalità, altrimenti questa settimana i nostri figli andrebbero tranquillamente a scuola; i bar e i musei sarebbero pieni di gente che non ha paura di stringersi la mano o di bere un caffè assieme. Ma non è così.

Visto che un pezzo d'Italia è in quarantena, almeno si trasmettano le partite in chiaro. La Lega Calcio non vuole, pazienza. Glielo imponga il governo, che trovi un modo. Un decreto. Una norma ad hoc. Si chiudono le università, le aziende, i musei, le chiese. Tutti fanno sacrifici, anche sport come il basket e il ciclismo (solo durante le guerre era stata sospesa la Milano-Sanremo). E allora li faccia anche il calcio. E se non vuole farli, questi sacrifici, visto che a noi ci dicono di non uscire, vada a casa anche il calcio. Martedi è in programma un incontro decisivo in Federcalcio per decidere il da farsi. Se continuare a porte chiuse, abituandoci a queste atmosfere surreali, oppure fermare il campionato per privilegiare la sicurezza e uniformarlo al resto del Paese.

Vedremo: se in Italia oggi tutto è possibile, figuriamoci nel calcio. Comunque, un tentativo di “tornare alla normalità” lo si è visto anche in Juventus-Inter. Nonostante le porte chiuse, alla fine è andata come da tradizione: cioè con la vittoria dei bianconeri (2-0) che in questo modo tornano in vetta alla classifica trascinati da un super Dybala che con una prodezza firma il raddoppio dopo essere partito dalla panchina. Deludente l'Inter, che perde un treno importante per la corsa allo scudetto. Due sconfitte con la Juve, una all'andata e una al ritorno, sottolineano il gap tra le due rivali.

Che sia un segno propiziatorio? Che in tempi così strani, un ritorno al predominio bianconero, dopo gli ultimi scossoni, sia di buon auspicio per il futuro? Domande che non hanno risposta, ma che di certo non allietano l'ad interista Beppe Marotta che, a questo punto, potrebbe chiedere di far rigiocare la super sfida a porte aperte… Tutto è possibile nel nostro campionato, ma è bene specificare che al momento è solo una battuta. Da fare almeno a due metri di distanza dal presidente dell'Inter Steven Zhang che, per ritorsione, vi potrebbe abbracciare in modo caloroso.

Ritorno alla normalità anche per il Milan, malamente sconfitto nel silenzio di San Siro dal Genoa (1-2). Che dire? Quella dei rossoneri, già frastornati dal licenziamento di Boban e dal prossimo addio (a fine campionato) di Paolo Maldini, è stata una sconfitta senza attenuanti. Dicono i presenti che, nel vuoto glaciale, si sentivano solo le voci dei giocatori del Genoa. Urla dal silenzio. “Non abbiamo alibi” ha detto Pioli che dovrà tornare a remare controvento.

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