intervista a kun hu

«L’Italia è l’hub europeo di Zte Collaboriamo su 5G e smart city»

Il primo semestre di Zte, quotata a Hong Kong e Shenzhen, ha registrato un raddoppio dell’utile a 185 milioni di euro. Crescita anche per il fatturato: +13,1% a 5,6 miliardi. Il titolo ha ripreso smalto: +44,2% da inizio anno

di Andrea Biondi


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Bloomberg

3' di lettura

«L’importante è che la materia sia trattata con approccio scientifico. E siamo fiduciosi che questo avvenga in Italia», Paese che «abbiamo scelto come hub europeo perché è un ambiente favorevole e friendly per gli investimenti». Kun Hu, presidente e amministratore delegato di Zte Western Europe e alla guida di Zte Italia, sceglie i toni concilianti nel parlare delle scelte che Governo e Parlamento stanno facendo sul 5G nel nostro Paese. La sintesi dalle parti di Zte è che le regole di cui si sta discutendo in questa fase non saranno un problema.

Certo, quello che riguarda la partecipazione di Zte, come della connazionale Huawei, allo sviluppo della rete 5G è un tema non banale, reso scottante dal pressing degli Usa verso i Paesi alleati che riguarda il primo colosso nella costruzione delle reti tlc, ma è pur sempre frutto di uno scontro commerciale a variabile intensità fra Usa e Cina. Ecco perché, in fondo, lo stesso Kun Hu, pur non vedendo alcun problema nell’applicazione di Golden Power e misure contenute nel decreto sulla cybersecurity in discussione in Parlamento, parlando al Sole 24 Ore a margine dello Smau, la fiera milanese dedicata all’innovazione, afferma che in Zte «monitoriamo la situazione e vogliamo mantenere una comunicazione costante con il Governo per affrontare dubbi e incertezze».

In questo quadro, l’attività a livello globale sta riprendendo. Il primo semestre di Zte, quotata a Hong Kong e Shenzhen, ha registrato un raddoppio dell’utile netto (+118,8%) a 1,47 miliardi di yuan, pari a 185 milioni di euro. Crescita anche per il fatturato: +13,1% a 44,6 miliardi di yuan (5,6 miliardi di euro). Anche il titolo ha ripreso smalto: +44,2% da inizio anno. La ripresa, dice Kun Hu, «c’è stata ovviamente anche in Italia» dove il valore della produzione, stando ai dati dell’ultimo bilancio depositato e reperibile sul Cerved, è stato attorno ai 260 milioni nel 2018, con un rosso di 388mila euro contro gli utili di 2,1 milioni del 2017, a rispecchiare tutte le difficoltà dell’anno causate dal “ban” Usa. Che poi è rientrato, ma lasciando evidentemente strascichi.

Come valuta l’approccio del governo italiano in tema di sicurezza 5G?

Posso dire che da quando siamo in Italia abbiamo sempre trovato un clima favorevole, molto più che in altri Paesi europei. E le nuove misure le abbiamo accolte positivamente in considerazione di un fatto.

Quale?

L’obiettivo è garantire la sicurezza e creare fiducia. E va bene così perché la parola chiave per lo sviluppo del 5G è proprio la fiducia. Che deve esserci nell’industria delle Tlc, come nei settori tradizionali dell’industria e nei Governi. La fiducia può spingere a nuovi investimenti nelle Tlc. Ma il 5G sarà anche l’abilitatore per lo sviluppo hi-tech di molte industrie tradizionali. E per i regolatori è basilare visto che spetta ai Governi gestire la sfida del nuovo network.

Ma non avete timore che sul vostro business, in Italia come a livello globale, possa impattare la stretta sulle aziende cinesi?

La tecnologia è tecnologia. La provenienza non può essere il discrimine. Dopo 30 anni di globalizzazione, tecnologie e brevetti sono diventati interdipendenti a livello internazionale. Per questo la domanda non dovrebbe avere senso. L’approccio deve essere scientifico.

Non vi converrebbe fare fronte comune con Huawei in questa fase?

Non commentiamo ciò che riguarda i nostri competitor. Noi ribadiamo quello che stiamo facendo: essere collaborativi con le istituzioni, investire e implementare strategie. Ora il peggio è passato (riferendosi al ban Usa, ndr.) e siamo in una fase di recupero, anzi meglio. Per quanto riguarda specificamente l’Italia abbiamo inaugurato a Roma il nostro Cybersecurity Lab, a dimostrazione di quanto il tema della sicurezza ci stia a cuore. E Milano è il nostro hub europeo.

Che progetti avete in Italia?

Credo che come player possiamo già essere considerati molto attivi. Abbiamo svariati progetti con partner che riguardano la fibra, il 5G, l’Internet delle cose. Abbiamo anche progetti in via di sviluppo sugli smart meter e sul tema delle smart city. In più stiamo spingendo sul segmento delle soluzioni alle imprese, l’enterprise. Che pesa ancora poco.

Quanto?

Intorno al 10 per cento. Ma puntiamo a raddoppiare la quota nel giro di pochi anni. Ponendoci come fornitore di soluzioni end-to-end. E tutto questo grazie alla fiducia che fra investimenti, Cybersecurity Lab – dove le aziende possono testate i prodotti e le soluzioni – e il nostro lavoro ci sentiamo di garantire. In Italia come altrove.

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