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«L’Italia è il Paese che amo»: Berlusconi ci riprova e punta sull’effetto nostalgia

di Francesca Milano

Europee, Berlusconi si candida: 'sento la responsabilita''

3' di lettura

«L’Italia è il Paese che amo»: non è un dejavù, è Silvio Berlusconi che prova a giocare la carta della nostalgia. Venticinque anni dopo la sua “discesa in campo” Berlusconi ha ripronunciato quelle parole per spiegare perché ha deciso di candidarsi alle elezioni europee del prossimo 26 maggio. «Torno in campo perché il nostro Paese lo merita - dice nel video postato sui suoi account social - , così come gli italiani e i nostri figli. La prospettiva di un’Europa diversa e migliore è una scommessa che non possiamo perdere: sono pronto a dedicarle tutto il mio impegno. Per questo ve lo dico ancora, dopo 25 anni dalla prima volta. Forza Italia! Forza Europa! Viva l’Italia!».

Erano le 17,30 del 26 gennaio 1994 quando Silvio Berlusconi fece la sua apparizione sugli schermi tv di tutta Italia guardando dritto verso la telecamera. Nell’inquadratura, studiata ad arte, comparivano anche le foto di famiglia e un certo disordine tra i libri, uguale a quello delle case degli italiani ai quali si rivolgeva. Il messaggio - 9 minuti e 29 secondi - fu trasmesso dal Tg 4 di Emilio Fede in versione integrale e poi ripreso da tutti i telegiornali.

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«Secondo calcoli attendibili - scrive lo storico Antonio Gibelli nel suo ultimo libro intitolato “26 gennaio 1994” - oltre 26 milioni di telespettatori italiani sono raggiunti dal messaggio, in tutto o in parte, tra le 17,30 (ora in cui avviene la prima trasmissione) e le 24 (quando si chiude l’ultima trasmissione di commento). Nessun leader politico o istituzionale, tranne il presidente della Repubblica, ha mai goduto di una simile esposizione pressoché simultanea e a un pubblico tanto vasto per un monologo senza contraddittorio».

Oggi i tempi sono cambiati: Berlusconi non deve più mandare una videocassetta a tutti i direttori dei telegiornali, gli basta un account social per arrivare a tutti gli italiani. «L’Italia è il Paese che amo» 2.0: stesso contenuto, nuovo contenitore. «Con queste parole 25 anni fa - afferma il leader di FI nel videomessaggio - mi rivolsi agli italiani per chiedere di unirsi a me per salvare l’Italia da un grave pericolo (...). E con queste parole mi rivolgo ancora oggi».

Berlusconi annuncia: mi candido alle Europee, M5S come comunisti

Berlusconi spiega che nel 1994 il «grave pericolo» era rappresentato dalla «sinistra ancora comunista»: «Oggi - dice - quella sinistra non esiste più ma il mio senso di responsabilità mi induce ancora una volta a scendere in campo per le prossime elezioni europee perché di nuovo il nostro Paese corre un pericolo grave».

Il “nemico” del 2019 è il Movimento Cinque Stelle: una forza politica che Berlusconi definisce «moderna» nell’uso degli strumenti di comunicazione ma «vecchissima» nelle proposte politiche. «Nei loro programmi - attacca Berlusconi - c’è il peggio del ’900: sono contro l’economia di mercato, contro le infrastrutture, contro la democrazia parlamentare. Sono contro lo stato di diritto, contro le nostre garanzie di giustizia e di libertà».

Se, nel 1994, quella videocassetta fu dirompente (e vincente) fu anche perché all’epoca solo Berlusconi - in quanto proprietario di quella che Gibelli definisce una «fetta cospicua del sistema televisivo nazionale» - poteva contare su una squadra di esperti di marketing e comunicazione. «Con qualche anno in più ma con la stessa determinazione e lo stesso entusiasmo di allora, torno in campo», dice dando uno sguardo ai fogli sulla scrivania. Intanto, però, le regole del gioco sono cambiate. Oggi la comunicazione è mutata, come dimostrano le quotidiane dirette video a cui ci ha abituato l’attuale classe politica.

Berlusconi non ha forse la spigliatezza di un Salvini o un Di Maio, né la loro capacità di tenere in mano uno smartphone e attraverso la sua telecamerina parlare “live” agli utenti dei social. Ha 82 anni e conosce i propri limiti. E allora che fa? Punta sull’effetto nostalgia, riproponendo la stessa scenografia e la stessa pièce teatrale.


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