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L’Italia e i “vaccini” economici per ripartire tra inflazione e petrolio alle stelle

Sembra quasi che l’oro nero ci stia facendo precipitare verso un buco nero senza ritorno. Eppure, a pensarci bene, non è giusto essere troppo pessimisti perché abbiamo anche “numeri” positivi

di Giancarlo Mazzuca

Censis: "Per 3 milioni di italiani Covid non esiste"

2' di lettura

Questi giorni di caro-bollette e di benzina alle stelle mi hanno fatto rivivere i tempi dello choc petrolifero del 1973, dopo la guerra nel Kippur, quando l'embargo dei Paesi produttori dell'Opec fece quadruplicare i prezzi del greggio. In particolare, mi è tornata in mente la figura dello sceicco saudita Ahmed Zaki Yamani, grande regista del mercato petrolifero di quegli anni, che è scomparso proprio nel 2021, in febbraio. Ricordo ancora le sue apparizioni ai vertici Opec di Vienna. Tutti pendevamo dalle sue labbra: cosa dirà Yamani? Mi vengono anche in mente i giorni delle targhe alterne, delle domeniche a piedi e di tutti i disagi di quel periodo chiamato “austerity”. E oggi sembra andare in onda una specie di replica di quello che successe quasi mezzo secolo fa, un “revival” aggravato dal fatto che siamo anche alle prese con la quarta ondata del Covid e, come se non bastasse tutto il resto, della variante sudafricana.

Le previsioni per il futuro

Sembra quasi che l'oro nero ci stia facendo precipitare verso un buco nero senza ritorno. Basta leggere i giornali della scorsa settimana che hanno dato grande spazio all'ultimo balzo dell'inflazione (+3,8% in novembre). Eppure, a pensarci bene, non è giusto essere troppo pessimisti perché abbiamo anche “numeri” positivi. È il caso delle ultime stime dell'Ocse che ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita della nostra economia, con un'impennata del 6,3% che ci pone al “top” nella classifica dei Paesi avanzati: solo Cina ed India dovrebbero fare meglio di noi.
È vero che tali proiezioni si confrontano con un periodo di profondissima crisi, il 2020, ma nessuno può eccepire su fatto che l'Italia sta tentando di risollevarsi, nonostante tutto.

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Il confronto con la Germania

Anche perché mal comune è mezzo gaudio: se confrontiamo, infatti, la nostra situazione con quella dei “partners” europei, possiamo quasi tirare un sospiro di sollievo. Un esempio? I tedeschi, che già in quei famigerati anni Settanta consideravamo i primi della classe, sembrano ora stare peggio di noi: non è un caso che la stessa cancelliera Merkel, al momento del congedo, abbia riconosciuto i nostri meriti sul fronte della pandemia. A dispetto dei santi, siamo diventati la locomotiva Italia anche se marcia solo a vapore. Una conferma: se il costo della vita, come abbiamo visto, ha fatto registrare un grande balzo in avanti nel Belpaese, è andata molto peggio alla stessa Germania che, sempre in novembre, ha segnato un'impennata-record del 6%.

Insomma, nel Belpaese sembrano ancora esserci le condizioni giuste per sperare di voltare in qualche modo pagina. Certo, non aveva torto il padre dell'Eni, Enrico Mattei, quando diceva che i prezzi della benzina sono la cartina di tornasole per misurare la gravità di una crisi economica, ma dobbiamo anche essere ben consapevoli del fatto che, a differenza di alcuni cugini del Vecchio Continente, abbiamo ancora i vaccini economici giusti per poter risorgere.

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