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L’Italia fanalino di coda in Europa nell’essere cashless society

Aumenta però la propensione a pagamenti digitali di oltre 7 italiani su 10 anche se resta la paura per frodi e rifiuti sul punto vendita. Secondo The European House - Ambrosetti il Pnrr potrebbe invertire la tendenza

di Lucilla Incorvati

(Adobe Stock)

4' di lettura

L'Italia resta un Paese fortemente dipendente dal cash: è oggi 29a al mondo per incidenza del contante sull'economia e si posiziona 24a su 27 Paesi UE, precendendo solo Romania e Bulgaria. Aumentano gli italiani che usano sistemi di pagamento digitali, ma l'Italia precipita in fondo alla classifica dei paesi europei per numero di transazioni cashless pro capite, registrando un andamento opposto alla media europea. Gli investimenti del Pnrr potrebbero contribuire a invertire la tendenza e generare quasi 800 milioni di transazioni digitali aggiuntive per un controvalore superiore ai 27 miliardi di euro. Sono alcune delle indicazione del settimo rapporto della Community Cashless Society 2022 che sarà , presentato oggi a Cernobbio da The European House - Ambrosetti.

CASH INTENSITY INDEX 2022
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Il posizionamento dell’Italia

L’effetto pandemia ha pesato sul valore medio del Cash Intensity Index per le 144 economie globali mappate. Il Cash Intensity Index 2022, ovvero l'indicatore della Community che misura il livello di “dipendenza dal contante” (valore di banconote e contante sul PIL nazionale) sulla base dei dati 2021, posiziona l’Italia al 29° che addirittura arretra di 4 posizioni rispetto all'edizione 2020 in cui si trovava al 33° posto. (la classifica è ovviamente dalla peggiore alla migliore). Nel 2021 l’index era pari al 13%, mentre nell'edizione 2022 è passato al 16%, un aumento pari a +3 punti percentuali. In questo contesto, l'Italia è passata dall'11,8% al 15,4%, segnando un aumento di +3,6 punti percentuali, dunque superiore alla media. Infine, nel Cashless Society Index 2022, strumento di monitoraggio che fotografa il posizionamento dei Paesi europei sulla base di 16 indicatori in due aree di riferimento “Fattori abilitanti” (con peso del 30%) e “Stato dei pagamenti” (con peso del 70%), l'Italia perde due posizioni ed è ora quartultima in Unione Europea davanti solo a Grecia, Romania e Bulgaria.

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Paesi scandinavi in testa

Il punteggio è di 3,43, in riduzione rispetto a quello dello scorso anno (3,60). Si confermano in testa alla classifica i Paesi Scandinavi e del Nord Europa: la Danimarca al primo posto con un punteggio di 8,13 (in aumento rispetto al 7,80 dell'edizione precedente), seguita dalla Svezia (7,00) e dalla Finlandia (6,72).― In particolare, l'Italia mostra un quadro “a due velocità” con riferimento ai due sotto-indici che costituiscono il Cashless Society Index: guadagna 5 posizioni nel sotto-indice dei “Fattori abilitanti” (posizionandosi 16a in classifica) mentre perde 3 posizioni nel sotto-indice “Stato dei Pagamenti”, posizionandosi 24a su 27 Paesi con un punteggio di 2,94 che la pone davanti solo a Grecia, Romania e Bulgaria.

USO DI CARTE DI PAGAMENTO: ITALIA, FANALINO DI CODA
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La velocità che manca all’Italia

Anche nell'edizione 2022, la Community Cashless Society ha elaborato il Cashless Society Speedometer (CSS), ovvero l'indicatore che misura la velocità con cui i Paesi dell'Unione Europea si muovono nella transizione verso la Cashless Society. Il risultato che emerge dall'analisi è in linea con quelli delle precedenti edizioni ed è che l'Italia non possiede una velocità adeguata. L'Italia rimane terzultima in Europa per numero di transazioni pro-capite, 61,5 nel 2020 (in diminuzione rispetto al 2019 in cui era pari a 61,7) contro una media europea di 142. In termini assoluti e tradotte sulla popolazione italiana, la differenza equivale a 4,8 miliardi di transazioni. Anche aggiungendo la caratteristica principalmente italiana delle carte prepagate, l'Italia non migliora, arrivando a registrare 81 transazioni con carta pro-capite, un numero pari alla metà della media europea di 156.

Paura per frodi e ritrosia degli esercenti

Il rapporto registra il consolidamento della propensione a utilizzare metodi di pagamento cashless da parte degli italiani. Nel 2021 oltre 7 italiani su 10 indicano la volontà di utilizzare maggiormente strumenti di pagamento senza contante e il 57% ne ha aumentato l'utilizzo. Gli ostacoli principali alla diffusione del cashless restano i timori per le frodi - anche se le transazioni digitali vengono ritenute più sicure del contante - e i problemi nell'accettazione riscontrati da almeno un italiano su quattro.

REGIONAL CITIES INDEX 2022: LOMBARDIA ALLA TESTA DELL'ITALIA
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Lombardia al primo posto nel ricorso alle carte

Il Regional Cashless Index 2022 (RCI), lo strumento che monitora gli sviluppi cashless nelle diverse Regioni italiane, conferma ancora il primato della Lombardia (con un punteggio pari a 6,70 su una scala crescente da 1 a 10), seguita dal Piemonte (6,50) e dalla Toscana (6,30). Il podio dell'RCI 2022 vede quindi l'ingresso del Piemonte (nell'edizione precedente al 4° posto) e l'uscita dell'Emilia-Romagna (nell'edizione precedente al 3° posto), mentre si confermano nelle ultime 2 posizioni il Molise (4,42) e la Basilicata (4,06). È importante notare, inoltre, che il gap tra la prima e l'ultima Regione ammonta quest'anno al 39,4%, in aumento di 3,4 punti percentuali rispetto all'Rci 2021, dopo essere calato di 4,6 punti percentuali nell'edizione precedente.

Firenze al primo posto tra le città supera Milano

La classifica finale del Metropolitan Cities Cashless Index 2022 mostra Firenze al 1° posto della classifica (con un punteggio di 7,1 su una scala crescente da 1 a 10), superando Milano (1° in entrambe le edizioni precedenti) che si trova nella presente edizione al 2° posto (5,83). Al terzo posto si trova invece Genova (5,76), che ha superato nella presente edizione sia Roma che Bologna. Con l'eccezione di Cagliari, che si trova in 7° posizione (mantenendo il posizionamento della precedente edizione), le ultime sei posizioni sono occupate tutte da Città Metropolitane situate nel Sud Italia o nelle Isole, evidenziando la maggiore necessità di orientare politiche attive di diffusione dei pagamenti digitali in specifici territori del Paese.

Le ricadute del Pnrr

L'edizione 2022 del rapporto presenta, per la prima volta, i dati del sondaggio
condotto tra circa 400 aziende italiane. La percezione di un'elevata maturità digitale è
diffusa, ma il ricorso all'e-commerce rimane limitato. Solo poco più di 1 azienda su 2 (il 56,3 per cento) ha attivato canali digitali per gestire ordini e transazioni con altre aziende (e-commerce B2B) e 1 su 4 (il 24,9%) non ha attivato alcun canale e non sta, ad oggi, valutando questa opzione, mentre il restante 18,8%, pur non avendo ancora attivato alcun canale di ecommerce B2B, sta pensando di attivarlo. Sulle opportunità connesse al Piano nazionale di Resilienza e Ripartenza The European House – Ambrosetti ha identificato 4 aree di intervento del Pnrr che potrebbero avere effetti a cascata sui pagamenti elettronici, in termini di numero di transazioni cashless e di valore transato generabile: la digitalizzazione della pubblica amministrazione; la digitalizzazione del turismo; il rinnovo
delle flotte del trasporto pubblico locale; la digitalizzazione della sanità.

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