INNOVAZIONE DIGITALE

L’Italia firma l’accordo Ue sulla blockchain e prepara un Fondo nazionale

di Carmine Fotina


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3' di lettura

L’Italia entra nel gruppo di lavoro europeo sulla blockchain. Il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha siglato l’adesione dell’Italia alla «blockchain partnership», aggiungendosi a 26 stati che avevano già firmato. Per ora si tratta di partecipare a uno scambio di informazioni e di esperienze, per arrivare - si spera - a lanciare servizi e applicazioni digitali “cross border” nel settore pubblico.

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Un Fondo nazionale per l’innovazione digitale
Intanto in Italia partirà una “call for experts”, come appena fatto per l’intelligenza artificiale, per selezionare un gruppo di esperti che elaborino una strategia nazionale. Poi, definiti i due documenti, si dovrebbe andare verso la definizione di un Fondo unico gestito dallo Sviluppo economico che promuova iniziative e progetti per la blockchain, l’intelligenza artificiale e l’internet of things. Un Fondo per l’innovazione digitale che potrebbe essere alimentato con una quota dei proventi straordinari derivanti dalla gara per le frequenze 5G.

L’accordo europeo: investimenti per 300 milioni

Lo scorso aprile 21 Stati avevano firmato la partnership per la blockchain. Altri cinque si erano aggiunti nei mesi scorsi. E ora tocca l’Italia, con la firma tra Di Maio e il commissario per l’economia digitale Mariya Gabriel a margine del Consiglio Competitività «La natura decentralizzata e collaborativa della tecnologia blockchain e le sue applicazioni - secondo la DG Connect della Commissione europea - possono aiutare ad evitare approcci frammentati e spingere verso l’interoperabilità dei servizi». Fuori dalla teoria, la Ue si aspetta progressi grazie alla blockchain nella salvaguardia dell’integrità di dati sensibili, nella riduzione delle frodi, nel migliorare i sistemi di tracciabilità e accesso ai servizi pubblici e privati. Le iniziative, secondo la visione italiana, dovranno innanzitutto garantire il mantenimento del carattere decentralizzato della blockchain.
Si parte anche da una dote di risorse, inserite all’interno del programma Horizon 2020. Si tratta di 300 milioni di euro che la Commissione intende investire in progetti su questa tecnologia (una ottantina di milioni sono già stati destinati a iniziative nel settore).

Le possibili applicazioni: dall’energia alla sanità

Delle applicazioni in Italia, ben diverse dal mondo delle criptovalute, si è discusso martedì scorso in un seminario organizzato dalla Fondazione Ugo Bordoni. La gestione dello scambio di energia, la logistica, la tutela dei dati personali e della proprietà intellettuale, la sicurezza dei registri pubblici come catasto o anagrafe sono tutte aree potenzialmente interessate. A determinate condizioni - osserva il direttore generale DG Connect, Roberto Viola - «la blockchain può ad esempio consentire di concludere, tramite smart contracts, procedure complesse per la compravendita di una casa grazie all’accesso diretto tramite a mappe catastali, registri e documenti che oggi non sono ancora a portata di smartphone». Ma si possono immaginare anche le declinazioni della blockchain nella sanità, nel controllo della spesa sanitaria, nella gestione digitale dei rapporti con il cittadino o nella digitalizzazione delle analisi e delle cartelle cliniche. Il ministero dello Sviluppo intenderebbe inoltre utilizzare la blockchain per progetti anti-contraffazione e di tutela del made in Italy. E nel settore agroalimentare, dove in una prima fase potrebbero essere avviati dei progetti pilota coinvolgendo piccoli produttori.

Si stanno muovendo anche diverse amministrazioni locali. Tra le prime a farlo, il Comune di Torino: con alcuni progetti, ad esempio, per impiegare la blockchain per l’identità digitale multilivello, per l’e-procurement o per la tracciabilità delle ricevute telematiche Pago PA. Secondo Marco Gay, presidente di Anitec-Assinform, l’associazione delle imprese dell’Ict, «la partnership è una grande opportunità su cui è importante un coordinamento europeo sia per incrementare gli investimenti in tecnologia sia per armonizzare eventuali regole a tutela dei consumatori».

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