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«L’Italia per noi è strategica, non siamo preoccupati per la crisi di governo»

Parla Emmanuel Becker, managing director Italia di Equinix. Genova sempre più importante per il business dei cavi sottomarini

di Simona Rossitto

Emmanuel Becker, managing director Italia di Equinix

4' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Genova diventerà sempre più importante nello scacchiere europeo e mondiale tanto da eguagliare, nel giro di qualche anno, l'attuale posizione di Marsiglia o di altri importanti hub europei. Parola di Emmanuel Becker, managing director Italia di Equinix, la multinazionale americana che presto annuncerà altri investimenti in Italia. «Dopo l'inaugurazione ufficiale, la struttura di Genova è operativa dal 5 gennaio di quest'anno e i primi cavi sottomarini sono arrivati. A breve ne annunceremo anche altri», spiega il manager a DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School).

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«Qualunque compagine governativa non potrà frenare il trend di digitalizzazione»

«E' molto interessante – prosegue – che il cavo Sud Africa coprirà il 35% della popolazione mondiale, più di due miliardi di persone, che saranno collegate su Genova». Becker non si dice preoccupato per l'attuale situazione politica di incertezza esistente in Italia: «E' ancora molto presto, ma in ogni caso qualunque compagine governativa ci sarà non potrà frenare il trend di digitalizzazione del Paese. Per questo – spiega – sono ottimista». Equinix, intanto, «continua a investire sul mercato italiano, soprattutto su Genova e Milano. Non a caso il nostro presidente Emea, Eugene Bergen Henegouwen, è attualmente in vista nel Paese per alcuni giorni, incontrando autorità, partner e clienti, e sottolineando così l'importanza strategica del mercato italiano per Equinix».

In un paragone con Marsiglia, hub di grande importanza creato 15 anni fa, Genova, «in futuro potrà avere, direi nel giro di tre anni, maggiore traffico. Nel prossimo triennio, infatti, a Genova dovremmo avere un numero di cavi tra i 6 e i 10, dipende dai progetti che arriveranno. Sono cavi che, usando una similitudine, possono essere paragonati ad autostrade a 8 o 10 corsie rispetto alle tradizionali a 4. Per questo ritengo che il traffico cumulato che arriverà sarà superiore al traffico attualmente esistente a Marsiglia, pur con numero di cavi superiore, e nelle altre location del Sud Europa» Genova diventerà, quindi, «un posto strategico sempre più importante e ha il vantaggio geografico di essere vicina a grandi città digitali come Milano, Francoforte, Amsterdam o Parigi. D'altronde c'è una forte crescita di richieste di nuovi ingressi nell'ecosistema digitale, non passa più un mese senza l'annuncio di un nuovo service provider in Italia». Un altro aspetto positivo è che «il traffico arriva in Italia e ci resta, permettendo poi di stoccare i dati ed elaborarli. I nuovi digital corridor, infatti, potrebbero anche far sì che il traffico passi dall'hub per poi finire a Francoforte, a Parigi. Quello che, invece, per ora stiamo vedendo è che il traffico si ferma nelle città italiane, creando valore aggiunto innanzitutto per il pil del Paese».

«Con più dati che passano attraverso i cavi più attrazione per cyberattacchi»

L'accresciuta importanza di un Paese nella geopolitica dei cavi sottomarini si trasforma in una maggiore esposizione agli attacchi di cybersecurity. Situazione che, secondo Becker, potrebbe trasformarsi in un'opportunità per l'Italia di accrescere la sua risposta agli attacchi hacker. «Certamente, se passano più dati attraverso un unico cavo sottomarino, c'è più attrazione per entità o Paesi che vorrebbero intercettare il traffico a fini di spionaggio oppure per realizzare l' isolamento nel caso di un conflitto». In questo contesto «la prima cosa da tutelare è la sicurezza fisica legata al cavo. Gli unici che possono fare spionaggio sono i Paesi molto sviluppati. Il sottomarino spia che si avvicina al cavo e carpisce i dati, insomma, potrebbero permetterselo solo in pochissimi Paesi. Inoltre, i cavi si possono sorvegliare, soprattutto i nuovi. Una volta che il cavo arriva sulla terra, tutto diventa molto più facile, il nostro mestiere è tutelare la sicurezza dal momento che si passa dal cavo sottomarino a quello terrestre, assieme ai partner, ovvero le telco, che permettono di traslare i dati. Come terzo punto i dati, una volta arrivati nel Paese di destinazione sono al servizio di aziende che li stoccano, li modificano, li arricchiscono oppure semplicemente li usano. Ognuna di queste aziende deve essere preparata». In conclusione «ci sono rischi sul cavo sottomarino, quando arriva sulla terra, e quando viene utilizzato nel Paese. Più si fanno transitare dati su un Paese e più questo Paese deve essere preparato sul fronte della cybersecurity. Usa e Israele, ad esempio, sono super preparati. Io vedo nell'aumento del traffico in Italia un'opportunità per migliorare la cybersecurity in Italia che è un Paese medio, non troppo avanti e neanche non troppo indietro rispetto ai migliori. Può, dunque, essere un'opportunità».

«Sparkle è un partner e un cliente, a volte interessi divergenti come a Genova»

Quanto ai rapporti con Sparkle, controllata di Tim dei cavi sottomarini su cui il Governo ha anche il golden power, «per noi è un partner e anche un cliente, come sempre nel mondo del business ci sono momenti in cui collabori al 100%, momenti in cui i rapporti sono quelli tra cliente e fornitore, altre volte nelle quali gli interessi sono divergenti. Con Sparkle, ad esempio, c'è un progetto divergente sulla parte dei cavi sottomarini che arrivano su Genova. Abbiamo progetti diversi e c'è anche una differenza di timing. Il progetto di Sparkle è legato al cavo Blu&Raman, il nostro intende portare diversi cavi sottomarini in Italia. Nonostante le differenze, i due progetti sono comunque a beneficio del Paese. Anche il progetto di Sparkle è di importanza strategica per Paese, pur se di dimensione è inferiore al nostro. In generale vedo complementarietà, tant'è che lavoriamo assieme su tanti altri progetti».

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