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L’Italia perde la signora dei raggi X, patron della storica multinazionale tascabile Gilardoni

Con un piglio decisinista d’altri tempi Maria Cristina Gilardoni ha retto la concorrenza dei colossi del settore. La società lecchese è leader nei sistemi di sicurezza

di Enrico Netti

(Ansa)

2' di lettura

Ci ha lasciato Maria Cristina Gilardoni, 88 anni, patron della «Gilardoni Raggi X», multinazionale tascabile lecchese leader nei sistemi di sicurezza per i controlli aeroportuali in Europa e considerata “strategica” dai ministeri della Difesa di molti paesi. Sono sviluppati e realizzati da Gilardoni i sistemi per la scansione delle persone e lo screening dei bagagli, quelle per il cargo e la rilevazione di esplosivi nascosti. Inoltre la società è tra i principali produttori globali di macchine a ultrasuoni per il controllo dei treni ad alta velocità mentre sul fronte medicale, oltre alla progettazione e produzione di dispositivi di radiodiagnostica di ultimissima generazione, la Gilardoni ha di recente creato una nuova divisione Sicurezza e prevenzione epidemiologica, che in pochi mesi ha già realizzato due linee di prodotto altamente innovative: i sistemi Breva e Ozygil.

Maria Cristina Gilardoni

Maria Cristina Gilardoni era la figlia di Arturo Gilardoni ingegnere e radiologo che nel 1947 ha fondato l’azienda. Con la morte del padre nel 1987 ha gestito l’azienda con un piglio d’altri tempi e un carattere decisionista, qualità che l’ha aiutata nell’affrontare la concorrenza di multinazionali del calibro di Philips, General Electric e Siemens. Semplicemente definiva l’azienda «la migliore» e ad essa si è sempre dedicata con un impegno che iniziava all’alba entrando per prima in azienda. Nominata dal Presidente Giorgio Napoletano nel 2009 Cavaliere del lavoro l’imprenditrice è balzata all’onore delle cronache nel 2015 con l’accusa di mobbing, maltrattamenti, attività vessatorie e comportamenti antisindacali nei confronti dei dipendenti. I sindacati raccolsero una cinquantina di denunce e nel 2020 il tribunale di Lecco assolve tutti gli imputati «perché il fatto non sussiste» sebbene nelle motivazioni della sentenza i fatti siano stati confermati. Nel frattempo, era il 2017, il tribunale affidò l’azienda di famiglia al figlio Marco Taccani Gilardoni perché la mamma soffriva di gravi problemi di salute legati all’età ormai avanzata.

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Alla fine di settembre 2021 il Mise aveva accettato la domanda d'iscrizione di Gilardoni S.p.A. a Socio Unico nel registro dei «marchi storici d'interesse nazionale». Un riconoscimento dell’appartenenza alla storia e all'eccellenza dell'imprenditoria nazionale connessa al made in Italy sempre legata al territorio lecchese.

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