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L’Italia prima in Europa per coltivazioni bio, ma calano i consumi

Presentati i dati dell’Osservatorio Nomisma al Sana di Bologna: gli acquisti domestici segnano -0,8%

(Adobe Stock)

2' di lettura

L’Italia si conferma il primo Paese europeo nel settore biologico per quota di superficie agricola dedicata, numero di operatori ed export. Ma l’inflazione e il caro-prezzi incidono sui consumi bio delle famiglie italiane, che a livello domestico sono calati dello 0,8%. I dati arrivano dall’Osservatorio Nomisma e sono stati presentati ieri in apertura del Sana, la fiera del biologico di scena a Bologna fino a domenica. A trainare i consumi interni di prodotti alimentari bio finora sono stati gli acquisti fatti attraverso il canale della ristorazione, che sono cresciuti del 53%. Ora bisognerà vedere come il caro-prezzi nei bar e nei ristoranti influirà anche sui consumi green.

In compenso, ha ricordato la Coldiretti, l’agricoltura biologica può rivelarsi un antidoto alla crisi energetica, perché consente di tagliare di un terzo i consumi attraverso l’utilizzo di tecniche meno intensive, le filiere corte e la rinuncia ai concimi chimici di sintesi prodotti con l’uso di gas. Non è un caso, sostiene l’associazione, che i terreni coltivati a bio in Italia hanno raggiunto quasi 2,2 milioni di ettari, il massimo di sempre. In alcuni n casi, come ad esempio per le mele, il risparmio energetico arriva addirittura al 45%. I concimi di sintesi (azotati, fosfatici o potassici) sono ottenuti con procedimenti fortemente energivori e in questi ultimi mesi sono aumentati del 170%: puntando esclusivamente su concimi organici e minerali, l’agricoltura bio evita il ricorso a queste sostanze.

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Nel giro degli ultimi dieci anni la superficie coltivata a biologico in Italia è praticamente raddoppiata. I terreni bio oggi rappresentano il 17,4% delle campagne del Paese, quasi il doppio della media europea, un target molto vicino agli obiettivi previsti dalla strategia Ue From Farm to Fork che prevede di portare le superfici bio europee al 25% entro il 2030. Anche il numero di imprese che opera nel settore è sensibilmente aumentato negli ultimi dieci anni, passando a 86mila, il 79% in più. «Serve un programma che tuteli il bio dalla crisi economica, nei campi e sullo scaffale - ha aggiunti ieri la Cia Agricoltori italiani - il biologico rappresenta un modello comprovato verso cui tendere nella lotta ai cambiamenti climatici e cattura Co2 per eccellenza».

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