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L’Italia prova ad accelerare sulla filiera delle batterie

di Filomena Greco

2' di lettura

L’Italia prova a giocarsi la partita delle nuove tecnologie per le batterie del futuro con un mix di ricerca universitaria, industria e grandi progetti europei. L’Europa, e l’Italia, in realtà si sono messe in cammino nel 2019, con i progetti Ipcei, e ora con le risorse del Pnrr che sulle batterie ha scommesso 500 milioni.

La chiave è duplice, da un lato lo sviluppo di nuove tecnologie abilitanti, dall’altro il sostegno alla creazione di una filiera industriale capace di guardare ai sistemi di mobilità del futuro, elettrica e a idrogeno. «La European Battery Alliance sta sostenendo lo sviluppo delle imprese europee proprio per evitare l’effetto traino che abbiamo invece registrato nel settore del fotovoltaico, finanziato moltissimo anche dal punto di vista della ricerca ma con una produzione concentrata in Asia» spiega Silvia Bodoardo, docente del Politecnico di Torino esperta di nuove tecnologie connesse alle batterie. Si comincia dalla ricerca di base per arrivare al trasferimento tecnologico nelle piattaforme produttive europee dove nasceranno le batterie del futuro, sostenibili e circolari. «Il compito della ricerca e dell’industria europea – aggiunge Bodoardo – sarà quello di produrre sistemi completamente sicuri e sostenibili al 100%, questo farà la differenza».

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I nodi sul tavolo sono diversi, a cominciare dalla maturità tecnologica dei produttori asiatici fino ad arrivare alle terre rare e alle materie prime critiche come il litio o il cobalto. «Stiamo lavorando ad un progetto – spiega Bodoardo – che non prevede ad esempio l’uso di cobalto in batterie innovative». Ma il modello da adottare è quello circolare, che prevede il recupero e il riutilizzo dei materiali, con le batterie che diventano la “miniera” a cui attingere, esattamente come già è ad esempio per le batterie a piombo.

L’Europa in questo settore dovrà farsi trovare pronta e sfruttare le sue grandi competenze come racconta Sergio Iorio, ceo di Italmatch Chemicals Group, azienda che ha sviluppato ad esempio un sistema per il recupero selettivo di Nichel e Cobalto dalle batterie esauste, per poterlo riutilizzare nella produzione di nuove batterie. «Stiamo lavorando anche sullo sviluppo di una tecnologia per il recupero del litio, che presenta maggiori complessità – aggiunge Iorio – dunque abbiamo un ruolo molto attivo in questo processo grazie al fatto di essere un attore globale con venti stabilimenti, sei dei quali in Asia, e siamo inseriti nella filiera delle batterie con generazione a elettroliti liquidi. Credo che riusciremo a portare la filiera in Europa sia per le tecnologie attuali che per quelle future». Italmatch sta supportando lo sviluppo del trasferimento della produzione delle tecnologie attuali in Europa, tra Italia e Polonia. «C’è però un secondo programma di maggior interesse a lungo termine per lo sviluppo degli elettroliti solidi che porteranno enormi vantaggi alle batterie soprattutto in termini di sicurezza e migliore densità energetica, ci stiamo lavorando da qualche anno» aggiunge Iorio.

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