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L’Italia recupera nel sostegno all’innovazione

di Luca Orlando


3' di lettura

Trend is my friend. E dobbiamo in effetti attaccarci a quello, perché guardando non la tendenza ma i valori assoluti il quadro non è affatto confortante. Misurando l’ecosistema innovativo che origina e sviluppa le start-up, l’Italia si trova infatti in posizione di retroguardia, appena 20esima in Europa. Anche se rispetto all’anno precedente il balzo in avanti è evidente, con ben cinque posizioni recuperate.

È il risultato di una approfondita analisi realizzata da Digital360, che ha elaborato un indicatore ad hoc, il 360 Entrepreneurial Index, per misurare il diverso grado di efficacia dell’ecosistema di innovazione di tutti i paesi europei.

360ENTREPRENEURIAL INDEX
360ENTREPRENEURIAL INDEX
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In termini quantitativi l’indice tiene conto anzitutto del valore totale degli investimenti in equity immessi nel sistema imprenditoriale per finanziare le start-up, che pur restando su livelli limitati per l’Italia è pur sempre raddoppiato tra 2017 e 2018, portandoci per questo indicatore dalla 26esima alla 22esima posizione.

Le risorse finanziarie immesse nel sistema non dicono però tutto. E infatti a questa misurazione si affianca una valutazione di tipo qualitativo, per focalizzarsi solo sulle operazioni di investimento di maggiori dimensioni, finalizzate a finanziare la fase di scaling-up delle iniziative. Più sono frequenti i finanziamenti “robusti” (oltre i cinque milioni di euro) sia in termini assoluti che relativi, maggiore è l’efficacia dei progetti avviasti, che dimostrano in questo modo di essere riusciti a decollare. Per questo indicatore specifico l’Italia si colloca al 19esimo posto in Europa, migliorando di cinque posizioni rispetto al 2017.

Terzo elemento preso in esame è quello dei risultati, l’outcome index, che ha il compito di rilevare la capacità di un paese di portare le start-up ad alto potenziale ad una dimensione significativa. Misurata con il raggiungimento di un risultato di “exit” (acquisizione da parte di un gruppo maggiore o quotazione in borsa) o in alternativa arrivando alle dimensioni di “unicorno”, con una valorizzazione superiore al miliardo di dollari. Qui è dove l’Italia performa meglio, arrivando al settimo posto in Europa guadagnando tre posizioni.

A guidare la classifica è l’Estonia, davanti a Regno Unito, Lituania, Irlanda e Germania. E se per paesi con numeri assoluti ridotti gli spostamenti annui possono essere rilevanti, va notato che tutte le principali economie continentali si posizionano davanti a noi. Anche se il gap già nel 2018 si è ridotto.

«Credo che il trend dimostri l’avvio di un processo culturale importante - spiega l’ad di Digital360 Andrea Rangone - e vedo un numero maggiore di fondi e in generale di investitori che guardano con crescente attenzione a questo mondo».

Le normative di incentivo alle start-up innovative per Rangone sono state decisive nell’avviare un percorso virtuoso, che cinque anni fa ha permesso al paese di “ripartire”. «Incentivi ma nono solo - spiega - perché in quel momento si è riportato il tema dell’innovazione al centro del dibattito politico e mediatico. L’esplosione della bolla web aveva fermato tutto e il Paese è praticamente rimasto fermo per 15 anni».

Inversione di rotta anche culturale, «perché se fino a 10 anni fa tra i giovani ingegneri il punto di arrivo era un lavoro in Mc Kinsey nell’alta consulenza, oggi uno su quattro indica tra le proprie aspirazioni quella di diventare imprenditore».

L’ottimismo di Rangone non nasce solo dai trend della ricerca ma è evidentemente alimentato dal percorso personale, con Digital360 passata in pochi anni da due a 22 milioni di ricavi, realizzati da 190 dipendenti. Il modello di business si articola attorno ad una piattaforma multicanale B2B per favorire l'incontro tra domanda e offerta di innovazione digitale: supportando da un lato i fornitori nell’approccio al mercato, dall’altro le imprese e le pubbliche amministrazioni nell’avviare percorsi di trasformazione digitale e di innovazione. «Ormai non possiamo più definirci start-up - aggiunge Rangone - e credo che il potenziale davanti a noi sia ancora importante: abbiamo capito dove accelerare per erogare servizi sempre più innovativi e originali. La quotazione su Aim ci ha dato non solo risorse ma anche visibilità e credibilità. Resta il nodo della liquidità, con scambi ridotti sul titolo. E in futuro dovremo certo porci il problema, per capire se puntare ad esempio al listino principale. Non ora però: adesso siamo concentrati sulla crescita».

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