LA DIA: «IMPRESA CRIMINALE GLOBALIZZATA»

L’Italia sollecita Bruxelles: priorità alla lotta alla criminalità organizzata

di Marco Ludovico


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(imagoeconomica)

2' di lettura

«Trasformata in impresa criminale globalizzata»: è la mafia, ormai non c’è più nessun dubbio. La sua principale missione «è il conseguimento del lucro» altrettanto criminale. Incipit eloquente, quasi scontato, ma necessario. Considerata la «potenziale sottovalutazione» e il rischio di «sottostimare la capacità di penetrazione silente» delle organizzazioni mafiose. Non tutti i 28 paesi membri dell’Unione europea hanno piena consapevolezza di questa minaccia. O volontà di arrivarci. Ma l’Italia rilancia.

«Countering strategies against transnational organized crime». È un documento presentato ieri nella sede di Europol, l’agenzia di contrasto dell’Unione europea, dal direttore della Dia Giuseppe Governale. L’azione italiana ha una strategia tecnica – rafforzare la cooperazione internazionale delle forze dell’ordine nella lotta alle associazioni mafiose – e politica, la più difficile. Iscrivere nell'agenda europea il tema della criminalità organizzata. Con una priorità finora latitante.

«Holding multinazionali del crimine». Il documento Dia è tutto fondato sulla potenza progressiva di invasione dei mercati economico-finanziari da parte delle associazioni mafiose. Gli «enormi capitali illeciti» riciclati, dice il testo, «reimmessi nel tessuto sano dell’economia, espongono a serio rischio la libertà d’impresa economica e di concorrenza». La strategia di contrasto oggi non può che fondarsi «sull’aspetto patrimoniale e finanziario delle mafie». E in Italia «abbiamo sperimentato un meccanismo di sequestro e confisca in assenza di condanna penale». Temuto dai mafiosi molto più del carcere.

«Criminalità organizzata transnazionale». Quella della mafia, in tutte le sue declinazioni etniche e illecite, è «una minaccia che affligge trasversalmente l’Europa» sottolinea il generale Governale. «Proprio la capacità di ripulire il denaro sporco permette a tutte le organizzazioni criminali comprese quelle di lingua russa, di etnia albanese, euroasiatiche ma anche africane, di poter contare sulla forza economica di cui purtroppo oggi dispongono». Capitali illeciti «in grado di alterare il regime di libera concorrenza e il sistema creditizio». Se non è priorità questa, qualcuno lo dica.

Norme e Stati troppo indulgenti. «Le cosche più strutturate», dice il documento, con uomini di fiducia piazzati in zone strategiche, riescono a realizzare «pericolose correlazioni tra impresa illegale e mercati finanziari». In alcuni Stati poi «la scarsa trasparenza negli investimenti immobiliari» perfino «in forma anonima» amplifica il reimpiego dei fondi riciclati. Serve al più presto una «armonizzazione dei regolamenti giudiziari», il «riconoscimento reciproco delle decisioni giudiziarie penali», la «estensione delle indagini patrimoniali in territorio estero». C’è anche un punto avanzato di collaborazione: il progetto Ue chiamato ONNET per sviluppare la rete operativa @ON di collaborazione tra le polizie di Italia, Germania, Francia, Spagna, Paesi Bassi, Belgio, Austria e Ungheria. L’obiettivo è di estenderla a tutti. Nella lotta alla mafia, ogni assente è ingiustificato.

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