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L’Italia dello spazio se vuole competere è chiamata a collaborare

di Leopoldo Benacchio

(aapsky - stock.adobe.com)

3' di lettura

L’Italia in campo spaziale occupa un buon settimo posto, a livello globale, per gli investimenti pubblici sul Pil, alla pari coi tre Paesi che ci precedono: Arabia Saudita, Giappone e Cina, ed è un buon esportatore di tecnologie e manufatti per la space economy, con un quarto posto nella classifica mondiale, vantando un 7% contro il 3% dell’intera economia nazionale. Siamo inoltre al quinto posto nell’attività innovativa, dopo Stati Uniti, Francia, Giappone e Cina. I dati, presi da varie fonti e presentati un anno fa all’Aspen Institute da Intesa San Paolo, ci confermano nella convinzione che questi risultati sono stati raggiunti anche perché nel nostro Paese abbiamo l’intera filiera dello spazio, dall'ideazione e progettazione, alla ricerca di nuove soluzioni innovative alla produzione vera e propria di hardware: razzi vettori, satelliti, apparati a terra e ancora software per l’elaborazione dati e immagini e gestione degli attualissimi big data, archivi di dimensioni eccezionali esplorabili solo con tecniche di intelligenza artificiale. Ma c'è di più.

A questi risultati poi si arriva per l’opera delle grandi industrie che il nostro Paese ha in questo campo, visto in piena espansione per i prossimi due decenni, con un aumento minimo di almeno il triplo degli attuali 350 miliardi di dollari all'anno circa di fatturato.

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Sono molti e diversi, comunque, gli attori in questo campo: dalle grandi industrie alle almeno 250 Pmi, con una corona sempre crescente di start up innovative, per passare poi a considerare le Università, gli enti di ricerca, fino all'Agenzia spaziale italiana. Sono coperti tutti i settori, dalle telecomunicazioni alla produzione di satelliti fino a quelli più recenti e sempre più necessari, come la cybersecurity. Accanto a questi, però, stanno acquistando un certo peso anche settori forse inattesi, come la moda, ovvero abbigliamento specializzato per lo spazio, tute per astronauti e altro, l'agricoltura di precisione, che sfrutta l'osservazione della Terra nelle varie bande spettrali, per arrivare al massimo risultato con varie colture, o anche l'automotive, che beneficia delle ricerche spaziali per quanto riguarda soprattutto la guida automatica. Pensiamo per questo al grande uso di robot previsto per gli insediamenti lunari di fine decennio , e poi per quelli marziani: prevede lo sviluppo di grandi capacità autonome per questi mezzi. In altre parole per sviluppare il sistema di abitazioni, laboratori e altro sulla Luna sarà necessario l'uso intensivo di robot, dato che il nostro satellite non ha atmosfera e quindi gli astronauti non potranno, più che tanto, rimanere esposti ai raggi cosmici e altre radiazioni pericolose, che sulla Terra vengono assorbite dalla nostra atmosfera. Per fare questo si stanno studiando in Italia sistemi di trasmissione a bassissimo tempo di latenza e software per sistemi altamente autonomi, che possiamo pensare sarà utilissimo per la tanto attesa guida autonoma dei veicoli terrestri. Non ultimo è entrato in campo il settore del design, in cui tradizionalmente il nostro Paese ha capacità notevoli e tradizione.

Per raggiungere questi importanti risultati il settore spazio, come per molti altri importanti settori industriali del nostro Paese, dall'agroalimentare al tessile, dalla moda alla meccanica, si è organizzato, quasi naturalmente, in distretti geografici. A tutt'oggi sono 15, dal Piemonte alla Puglia, dal Veneto alla Sardegna, un ecosistema che trova nel Ctna, Consorzio Tecnologico Nazionale dell’Aerospazio che lo scorso settembre ha festeggiato i suoi dieci anni di vita, un fondamentale punto di
incontro e scambio.

I distretti sono fortemente caratterizzati, il Piemonte per esempio, ha punte di eccellenza nei laboratori di Thales Alenia Space, partecipata di Leonardo, e Altec, partecipata invece da Asi, oltre alla Argotec, salita all'attenzione della cronaca per le stupende immagini del recente “scontro spaziale” tra la sonda Nasa Dart e l'asteroide Dimorphos prese dal suo minisatellite Liciacube. Ultimo arrivato il distretto del Veneto, che si sta rafforzando in questi mesi anche qui grazie alla Regione. Si iniziano a vedere anche collaborazioni dirette tra distretti, come quella recente fra Puglia e Campania.

Come per distretti in altri campi è importante la distribuzione geografica, l'integrazione delle competenze, specie in orizzontale, la messa in comune di esperienza e conoscenza direttamente o con la migrazione di persone da impresa ad altra o da distretto ad altro.

C'è da fare insomma, e l'Italia dello spazio fa.

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