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L’Italia dello spazio si prepara per le scelte strategiche della ministeriale Ue

La delega ad Adolfo Urso per il settore scioglie le incertezze in vista dell’appuntamento del 23 novembre, che fisserà gli obiettivi del triennio

di Leoplodo Benacchio

Esa

3' di lettura

Sarà il ministro per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, a occuparsi di Spazio nel nuovo Governo guidato da Giorgia Meloni. La scelta, ufficializzata settimana scorsa, scioglie le incertezze su un settore strategico per l’economia italiana in un momento delicato di scelte e decisioni.

Tra due settimane, il 23 novembre, si svolgerà infatti la riunione triennale dei ministri europei competenti per questo settore, ed è un appuntamento in cui occorre andare molto preparati e agguerriti, dato che si fissano le politiche di sviluppo comuni per i prossimi tre anni.

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Il settore spaziale è vitale per il nostro sistema industriale, scientifico, di servizio e anche per la difesa. Veniamo da anni turbolenti per lo spazio italiano, sia in positivo, con un deciso aumento dei finanziamenti e il posizionamento internazionale, che per il cambio di governance, ma anche per la situazione geopolitica ed energetica globale, che ha già avuto ripercussioni, con l'annullamento di vari programmi e collaborazioni con la Russia, a cominciare dal sofferto programma Exomars, in cui l'Italia ha messo tanto impegno e denaro.

Per quanto riguarda lo spazio, l’Italia occupa il settimo posto nel mondo, considerati gli investimenti pubblici sul Pil, ed è un buon esportatore di tecnologie e manufatti, siamo quarti al mondo, con un 7% rispetto al 3% medio di tutti i settori industriali italiani. Se poi parliamo di innovazione siamo al quinto posto, dopo Stati Uniti, Francia, Giappone e Cina.

Insomma andiamo bene e miglioriamo anche perchè abbiamo l'intera filiera dello spazio, dall'ideazione e progettazione, alla produzione vera e propria di razzi vettori, satelliti, apparati a terra e anche software per l'elaborazione dati e immagini e gestione degli attualissimi Big Data.

Risultati di tutto rispetto in questo campo, la cosiddetta Space Economy, di cui oramai si parla ovunque e che è in piena espansione, tale da triplicare almeno i 350 miliardi di fatturato entro 20 anni e forse meno, secondo vari analisti e banche d'affari. Abbiamo grandi industrie del settore, oltre 250 Pmi consolidate nel campo e tante start up innovative che tentano di emergere , oltre a università ed enti di ricerca di ottimo livello.

I soldi sul piatto sono stati di fatto raddoppiati dal governo Draghi rispetto al passato, due miliardi in più degli anni precedenti. Il ministro Vittorio Colao, delegato per lo spazio, ha poi lasciato in eredità una distribuzione di fondi inusuale e una risistemazione della governance complessiva del settore spazio, che vede l'Agenzia spaziale italiana in un ruolo diverso dal passato.

Asi infatti, nata e vissuta sempre sotto il ministero dell'Università e ricerca, ora riferisce a questo ministero solo per il piano scientifico, onestamente in modo piuttosto vago. In compenso le decisioni strategiche sono prese da un comitato di 13 ministeri , il Comint, e dalla Presidenza del Consiglio. Insomma, un cambiamento radicale.

C'è stato poi un altro importante passaggio con il cosiddetto “trattato del Quirinale” fra Italia e Francia per una cooperazione bilaterale rafforzata, che a qualche critico è sembrata favorire di fatto la Francia come leader nel settore spaziale europeo. Oltre al cospicuo contributo all'Agenzia spaziale europea, Esa, di cui siamo i terzi contributori dopo Germania e quasi a pari con la Francia, il Pnrr e l'aumento di finanziamenti prevede un miliardo, che sarà gestito da Esa, tramite il suo importante stabilimento che si trova a Frascati, Esrin, decisione che anche ha suscitato qualche polemica interna.

Comunque sia, serviranno per sviluppi essenziali come quello del nuovo vettore Vega, europeo, ma di fatto pensato e sviluppato grazie alla Avio di Colleferro, e finalmente una costellazione di piccoli satelliti per l'osservazione della Terra, Iride. Da non dimenticare poi il supporto, molto qualificato, al programma lunare Artemis, che ci vede in prima fila.

Questo, e altro, è contenuto nel documento “Italia digitale 2026”, lasciato da Vittorio Colao come ministro dell'Innovazione, ed è sostanzialmente confermato dal rapporto del Copasir presieduto nella legislatura passata da Adolfo Urso, per gli aspetti di competenza ovviamente, ma che ha aggiunto alla lista la situazione critica della storica base spaziale italiana di Malindi, che si consiglia di dismettere.

Sarà ora lo stesso Urso a guidare le scelte politiche per il settore. L’Italia sembra quindi in una situazione buona, ma delicata, e il tempo per prepararsi alla ministeriale del 23 novembre è molto ridotto. I documenti esistenti possono comunque essere di grande utilità a chi andrà a mediare con gli altri ministri europei.

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