IL VERTICE CONTE-STOLTENBERG  

L’Italia spende l’1,15% del Pil per la Difesa: sotto la soglia del 2% fissata dalla Nato

Il presidente Usa Donald Trump ha più volte criticato gli alleati europei perché, a suo avviso, sono gli Stati Uniti, e in particolare i contribuenti americani, a sobbarcarsi la maggior parte della spesa per la sicurezza europea e il finanziamento dell’Alleanza atlantica. Ad oggi, solo quattro paesi superano la soglia richiesta: Grecia, Regno Unito, Estonia e Lettonia

di Andrea Carli


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Da sinistra a destra, il premier Giuseppe Conte e il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg (foto Afp)

3' di lettura

Più budget per contenere la minaccia di sempre, quella Russia che fa sempre più paura a paesi Baltici e Polonia, e per contenerla ai tempi del dogma trumpiano dell’America first. Uno dei temi - quello più di attualità è stato l’offensiva della Turchia nel nord della Siria - dell’incontro a Roma tra il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg e il premier Giuseppe Conte è stato quello dei fondi che l’Italia destina alla difesa.

Un tema che si colloca nell’ambito di un dossier più generale: quello che riguarda le risorse messe sul piatto dai componenti dell’Alleanza atlantica per garantire la sicurezza del Vecchio continente. Il dossier “fondi” sarà sul tavolo del vertice dei leader dei paesi della Nato il 3 e il 4 dicembre a Londra.

Il pressing di Trump per un burden sharing
Il presidente Usa Donald Trump ha più volte criticato gli alleati europei perché, a suo avviso, sono gli Stati Uniti, e in particolare i contribuenti americani, a sobbarcarsi la maggior parte della spesa per la sicurezza europea e il finanziamento della Nato. È il tema del cosiddetto “burden sharing”: Washington preme sugli alleati europei affinché aumentino la spesa per la difesa e raggiungano il 2% del Pil. Ad oggi, solo quattro paesi superano questa soglia: Grecia, Regno Unito, Estonia e Lettonia. La Germania ha chiarito di volerla raggiungere entro il 2030.

Italia sotto la media: spende l’1,15% del Pil
«Il legame transatlantico resta un pilastro della sicurezza europea e quindi italiana in particolare», ha ricordato Conte nella conferenza stampa con Stoltenberg al termine dell’incontro a Palazzo Chigi. Il segretario dell’Alleanza atlantica ha riconosciuto che l’Italia è «all’avanguardia e in prima linea non solo nellle missioni della Nato, ma anche a sostegno di quelle in Giordania e Tunisia nella lotta contro il terrorismo». Ma l’Italia è anche tra i Paesi che spendono meno nel settore della Difesa: l’1,15% del Pil, una percentuale inferiore alla media dei paesi Nato europei (1,48%), anch’essa ben al di sotto della soglia del 2% fissata dalla Nato. In occasione del vertice che si è tenuto in Galles nel settembre del 2014 e in quello che si è svolto a Varsavia due anni dopo, i paesi che fanno parte dell’Alleanza atlantica - e quindi anche l’Italia - si sono impegnati a spendere per la difesa entro il 2024 il 2% del Pil, e il 20% di questo budget per gli equipaggiamenti. Un impegno, quello di avvicinarsi a quella soglia, che è stato disatteso dagli ultimi esecutivi: Renzi, Gentiloni e Conte uno. L’ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta ha proposto di considerare anche le spese per la cyber-sicurezza come spese per la difesa.

I numeri presentati alla ministeriale Nato di febbraio
In occasione della ministeriale Nato del 13 e 14 febbraio, l’Italia ha presentato un rapporto spese Difesa/Pil pari, in termini percentuali, all’1,15% per il 2019 e all’1,17% nel 2020. Il Defence Planning CapabilitySurvey, è stato aggiornato impiegando, con decorrenza 2018, il deflatore riferito al Pil, a similitudine degli altri paesi della Nato. Il rapporto spese Difesa/Pil previsionale, in termini percentuali, si attesterebbe dunque all’1,17% per il 2019 e all’1,20% per il 2020. Per la percentuale relativa alle spese militari destinate agli investimenti (“capabilities”), i dati nazionali risultano coerenti con l’obiettivo Nato del 20% e in linea con gli impegni assunti, attestandosi a una percentuale pari al 20,03% per il 2019 e al 21,89% per il prossimo anno.

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Per l’Italia strategica la missione nei Balcani
Allo stato attuale, e per quanto riguarda l’Europa, la missione NATO Joint Enterprise nei Balcani è quella che impiega il maggior numero di militari italiani: frutto della riorganizzazione della presenza dell’Alleanza atlantica in quell’area operata alla fine del 2004, vede l’Italia partecipare con un contingente di 538 militari con 204 mezzi terrestri.

Nove missioni nel 2019, coinvolti al massimo 2.086 militari
Il documento programmatico pluriennale della difesa per il triennio 2019-2021 presentato dall’ex ministro della Difesa Trenta a luglio ha chiarito che nel 2019 le forze armate italiane avrebbero partecipato a nove missioni della Nato, con una presenza massima autorizzata di 2.086 militari, continuando ad assumere responsabilità di comando importanti, come in Kosovo (con il comando di KFOR) e in Afghanistan (dove l’Italia è responsabile del settore Ovest).

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