EDITORIA

L’Italia torna alla fiera di Londra con la carta delle star Ferrante e Massini

Riapre la Fiera del Libro, dopo tre anni: il mercato britannico vale 6 miliardi di sterline. Da Mondadori alla E/O, si punta a vendere i diritti degli autori italiani famosi.

di Simone Filippetti

(Reuters)

3' di lettura

Dopo tre anni, l'ultima volta era stata nella primavera del 2019, Londra torna a ospitare la Book Fair (LBF), la fiera del libro. L'Italia è in prima fila a una manifestazione che nel 2019 aveva riunito 26mila visitatori, da oltre 100 paesi del mondo, e 1700 espositori, sotto le cupole di vetro in stile liberty dello storico complesso di Olympia, la vecchia fiera di epoca vittoriana, nel cuore di Kensington.
Per il ritorno alla normalità, il Padiglione Italia, organizzato da ITA-ICE sotto la guida di Giovanni Sacchi, ha raccolto 17 editori italiani riuniti nello stesso stand. L'Italia, assieme alla Francia e alla Germania, diretti concorrenti, si è presentata a Londra con un padiglione nazionale: sono presenti le principali case italiane.

La torta dei diritti internazionali

“C'è interesse per l'editoria italiana, che ha fama di grandi capacità grafiche e di confezione dei prodotti - spiega Chiara Savino responsabile editoriale di 24Ore Cultura - Siamo anche alla ricerca di novità da tradurre in Italia”. Ma il grosso del mercato, per le case editrici italiane in trasferta sul Tamigi, qui è cercare di promuovere autori italiani all'estero: la vendita dei diritti sui propri autori in scuderia, attività che peraltro fa alti margini a costo zero. Ecco che Mondadori, il principale editore di libri in Italia, esibisce Stefano Massini, a oggi l'autore italiano più famoso in Gran Bretagna, la cui Lehman Trilogy è stata un successo clamoroso nei teatri del West End. Accanto, i classici cavalli di battaglia di Segrate, come Fabio Volo e il compianto Antonio Pennacchi, con il capolavoro Canale Mussolini. Altro nome importante è la E/O Edizioni, divenuta famosa in Italia anni fa per L'eleganza del Riccio, ma ora la titolare dei diritti di Elena Ferrante, che macina record anche nel Regno Unito: la misteriosa scrittrice è l'unico italiano presente negli scaffali di qualsiasi libreria di Londra.In uno stand a parte, con la classica livrea verde regale, espone Rizzoli New York, sempre gruppo Mondadori, ma marchio di classe superiore per le sue edizioni pregiate.

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Il Padiglione Italia alla LBF 2022

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Un mercato da 6 miliardi di sterline

Alla London Book Fair ci vogliono essere tutti, a prescindere dalla Brexit. E il motivo è semplice: il Regno Unito è un paese fondamentale per l'editoria, uno dei più appetibili. Un recente studio dell’AIE (l'associazione italiana degli editori), è il quarto mercato più importante del mondo, e dopo Stati Uniti, Cina, e Germania; e il secondo in Europa. Vanta alcune delle più antiche case editrici, come la Cambridge University Press, che risale al 1584. Mentre il mondo piangeva per il Covid e se ne stava chiuso in casa, in Gran Bretagna nel 2021 sono stati venduti oltre 210 milioni di prodotti editoriali per un fatturato record di 6 miliardi di sterline. La pandemia ha fatto aumentare l'acquisto di libri, riviste e giornali. Numeri enormi che rendono il Regno Unito un necessario mercato di sbocco per l'export dell'Italia, che infatti è il terzo paese fornitore per materiale editoriale e il sesto per libri tradotti. E le prospettive sono molto ottimiste: gli analisti economici si aspettano una crescita del valore delle importazioni dell'1,4% fino al 2026-27 per arrivare a toccare 1,1 miliardi di sterline. A sua volta, l'importanza del mercato britannico è dovuta anche alla forza del suo export: il Regno Unito è il più grande venditore mondiale di libri all'estero, grazie alla globalità della lingua inglese, alla reputazione dell'industria britannica e alla forza della legge locale sul copyright.

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