il graffio del lunedì

l Milan risorge ma l’Inter è una forza della natura inarrestabile

Chi sta male, ma solo in campo, è la Juventus. Che ansia vederla pareggiare (1-1) col Verona! Che sarà una squadra scomoda, ma è pur sempre il Verona

di Dario Ceccarelli

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(La Presse)

5' di lettura

Contrordine, amici. Non è ancora fuga. Nella domenica in cui l'Inter, dopo aver travolto anche il Genoa (3-0) sembra aver preso definitivamente il largo, ecco la sorpresa. E che sorpresa: il Milan, dato ormai come bollito, una specie di “Dead Team walking” maturo per il disfacimento, nel posticipo serale reagisce con vigore battendo 2-1 all'Olimpico la Roma e restando quindi in piena corsa scudetto a quattro lunghezze dai nerazzurri.

Insomma, se non siamo al miracolo, poco ci manca: imitando Lazzaro, il Milan risorge imponendosi con una vittoria che non solo gli permette mantenere nel radar la capolista, ma anche di scrollarsi di dosso alcune concorrenti molto interessate a un eventuale posto in Champions.

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Per i Pioli boys quindi un doppio risultato. Quello di uscire, dopo due cadute consecutive (La Spezia e Inter), da una inquietante crisi di risultati. E poi di allungare non solo sulla Roma (che sbanda al quinto posto) ma anche sulla Juventus (frenata dal Verona) e dalla Lazio, bastonata dal Bologna.

Un bella prova d'orgoglio, quella dei rossoneri. Una prova coraggiosa che, soprattutto nel primo tempo, annichilisce la Roma, sorpresa da tanto furore agonistico e dalla stessa fragilità della sua difesa, rimaneggiata per diverse assenze che la rendono ancora più vulnerabile (con tantissimi errori da matita blu) in fase di impostazione.

Tra San Remo e San Siro

Il Milan va a segno con Kessie (su rigore) e con Rebic. Il momentaneo pareggio dei giallorossi, ora scavalcati anche dall'Atalanta, è opera di Veretout. Per il Milan restano però diversi problemi, primo tra tutti il nuovo allarme che viene dall'infermeria con Ibra, Rebic e Calhanoglu usciti doloranti. Oltre a un calendario complicato, resta anche il parziale imbarazzo per gli sviluppi della partecipazione di Ibrahimovic al Festival di Sanremo. Il perentorio successo sulla Roma rende tutto più semplice, però lo svedese sul palco dell'Ariston con Fiorello e Amadeus, mentre i suoi compagni si rilanciano per lo scudetto, resta materia molto infiammabile. E anche l'infortunio - un risentimento all'adduttore sinistro - aggiunge un ulteriore tocco di suspense al tutto. Difficile infatti che lo svedese mercoledì abbandoni l'Ariston per giocare a San Siro contro l'Udinese. Più probabile, sussurrano i maliziosi, che proprio questo nuovo incidente venga utile a Ibra per togliersi dall'imbarazzo di una scelta comunque discutibile e foriera di polemiche. Tra San Remo e San Siro, cioè tra canzoni e calcio, i due capisaldi pop del Belpaese, vedremo alla fine quale dei due sarà più influente.

Nerazzurri sempre più favoriti

Il riscatto del Milan, oscura una nuova travolgente vittoria dell'Inter che legittima ulteriormente il suo ruolo di favorita per lo scudetto. Parlare di fuga decisiva visto che i rossoneri non mollano l'osso, è inappropriato. Però siamo molto vicini a quello che potrebbe essere uno scatto risolutivo. Avete in mente quando Marco Pantani, nella rampa più ripida, si guardava un attimo indietro prima di buttar via il berretto e poi prendere il largo dagli ultimi inseguitori?

Ecco, al netto della reazione del Milan all'Olimpico, resta quella sensazione lì: che l'Inter stia per spiccare il volo travolgendo ogni residua incertezza. È una forza troppo superiore, un'onda dell'oceano che spazza ogni argine difensivo.

Una forza della natura come quel satanasso di Lukaku che dopo 32 secondi va già in gol con il Genoa. Colpita da questa spallata, la barchetta rossoblu prima imbarca acqua e poi, dopo altri due gol (Darmian e Sanchez), cola mestamente a picco. L'inter sa di essere più forte di tutto e di tutti. Perfino dei guai finanziari del Gruppo Suning che sono tanti ma, almeno in superficie, non rallentano le magnifiche sorti e progressive dei nerazzurri.

L’unica insidia dalle casse di Suning

Quando si fanno 44 punti (su 51) nelle ultime 17 partite, c'è poco da spiegare. Certo Lukaku (con Lautaro) è un ciclone inarrestabile che segna (18 gol ) e fa segnare tutti i compagni, però in questo momento tutto gira al millesimo. Difficile, anche spaccando il capello, trovare nell'Inter un difetto, un punto di vulnerabilità. In più, non deve giocare in Europa come le concorrenti che sono rimaste indietro. L'unico problema, e questo non è uno scherzo, viene dalle esangui casse di Suning. In Cina sta chiudendo il calcio, con l'Inter stringe i cordoni in attesa di nuovi soci. Tra un mese l'Uefa verificherà i pagamenti degli stipendi. Magari su qualcosa chiuderà un occhio, ma qui, per non vedere i buchi, bisogna proprio essere ciechi.

Confronto duro per Pirlo con i suoi predecessori

Chi sta male, ma solo in campo, è la Juventus. Che ansia vederla pareggiare (1-1) col Verona! Che sarà una squadra scomoda, ma è pur sempre il Verona. D'accordo: sette assenze pesano, però il Verona ha anche preso due traverse. Non si possono sempre accampar scuse. Senza Ronaldo che continua a mettere toppe allo sdrucito vestito della Signora, chissà dove sarebbe l'ex serial killer del campionato.Quello della Juve è un passo lento, senza lampi e senza scatti. Perfino il Fenomeno, al 19esimo gol nel torneo, e a uno da Pelè in carriera (766), viene servito poco. Che è davvero un paradosso: come guidare una Mercedes e non schiacciare il gas.

Mai nei tornei dei nove scudetti la Juve aveva raccolto così poco. Il bilancio di Pirlo è modesto. E i confronti con i suoi ultimi predecessori (Sarri e Allegri) sono impietosi.

A dieci punti dall'Inter, i bianconeri sono stati raggiunti anche dall'Atalanta che con qualche difficoltà iniziale supera lo scoglio della Sampdoria. Dimenticata la sconfitta casalinga col Real Madrid, i bergamaschi con un gol per tempo (Malinovskyi e Gosens) archiviano una pratica che avrebbe potuto essere più rognosa. Sono alla terza vittoria consecutiva e col Real nulla è perduto. Difficile star meglio dell'Atalanta. Non ha nulla da perdere, solo da guadagnare. Esattamente il contrario della Juventus.

Alla Lazio serve uno specialista

Ma se la Juve non si sente tanto bene, la Lazio dovrebbe allora andare da uno specialista. Uno bravo che la rimetta in sesto dopo lo schianto con il Bayer di Monaco. Immobile è quello più scioccato. Ha dimenticato di essere un centravanti. E dopo aver sbagliato un rigore spalanca la strada al 2-0 del Bologna, più pratico dei biancocelesti che ora sono stati ripresi (a quota 43) dal Napoli.

A proposito: dopo l'uscita dalla Europa League, la squadra di Gattuso prova a rialzare la testa battendo il Benevento (2-0) nel derby campano. Segnano Maertens e Politano. Piuttosto che niente, meglio piuttosto, recita quel proverbio. Vedremo. Capire cosa succeda al Napoli, e quali siano i rapporti tra Gattuso e De Laurentiis, è impresa ardua: peggio che capire cosa avverrà in Italia con le nuove disposizioni anticovid. Fare previsioni è impossibile. Ci si perde. Anche qui c'è chi parla troppo e chi, invece, non parla mai. Un bel derby, anche questo.

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