CommentoPromuove idee e trae conclusioni basate sull'interpretazione di fatti e dati da parte dell'autore.Scopri di piùgiustizia

L’obbligatorietà dell’azione penale ai tempi del coronavirus

La Procura di Lodi ha aperto un’indagine sulla diffusione del virus. Ma era proprio necessario?

di Salvatore Scuto

default onloading pic
(ANSA)

La Procura di Lodi ha aperto un’indagine sulla diffusione del virus. Ma era proprio necessario?


3' di lettura

In fondo, se ci pensiamo bene, non deve destare stupore la notizia dell’apertura di un’inchiesta da parte della diligente Procura di Lodi su ipotetiche responsabilità - voglio sperare per colposa omissione - da parte dei sanitari dell’ospedale di Codogno nella gestione dell’ormai famoso “paziente 1”.

Quale accadimento che abbia conseguenze gravi e che desti l’attenzione dei media e, quindi, dell’opinione pubblica non è immediatamente meritevole di indagine da parte della magistratura inquirente?

Effetti del pan-penalismo che si rincorre con il populismo penale si dirà, sotto l’ombrello del principio costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione penale (un totem ormai della struttura costituzionale del processo penale).
Del resto, a pensarci bene, da anni ormai l’evento morte se accade intra moenia per definizione non è considerato un evento naturale, con costi sociali ed umani elevatissimi: la medicina cosiddetta difensiva ne è la riprova.

La premura del capo di quella Procura di precisare che l’indagine è contro ignoti e di non mancare di esprimere ammirazione e riconoscenza al personale sanitario comunque nel mirino dell’indagine stessa, infine, è l’ultimo pentagramma di una partitura già nota: un modo, non troppo velato, per prendere paradossalmente le distanze da un automatismo quasi incontrollabile.

Occorre ancora ricordare un altro aspetto della vicenda in grado di renderla davvero singolare. La presunta notizia di reato, secondo quanto si apprende, sarebbe stata costituita dalle dichiarazioni del presidente del Consiglio dei ministri nel corso di una delle numerosissime interviste rilasciate toto corde domenica scorsa in tutti i canali televisivi. Indossato un abbigliamento casual il presidente Conte, infatti, si è lasciato andare a una dichiarazione altrettanto casual giungendo ad affermare: «Abbiamo due focolai del virus uno dei quali è nato complice un ospedale che non ha osservato determinati protocolli favorendo la nascita di uno dei due focolai …».

Parole forse improvvide sulle quali il premier ha fatto retromarcia rintuzzato dalla reazione delle autorità lombarde e non solo.

A distanza di più di una settimana da quelle dichiarazioni, l’eco del risentimento in chi quotidianamente con uno sforzo titanico ed encomiabile spirito di sacrificio sta affrontando l'emergenza non si è ancora spenta.
Ma non è bastato.

L’inesorabile macchina della giustizia si è messa in moto: sequestro della cartella del paziente 1 da parte di un reparto specializzato dei Carabinieri (viene da chiedersi: specializzato in epidemie?), valutazione dei dati in essa contenuti, presumibile ricorso alla nomina di un consulente.
Insomma, la sperimentata dinamica delle indagini preliminari che si annunciano lunghe, controverse ed incerte.

Su tali basi la domanda che postula una risposta meditata è: era proprio necessario e inevitabile che la Procura di Lodi aprisse l’indagine sulla diffusione di un virus causa di una epidemia che sta investendo progressivamente tutti i continenti del pianeta e che sembra correre sull’orlo della pandemia?
È davvero credibile che si possano ipotizzare responsabilità colpose tali da aver provocato un’epidemia nella situazione che tutti conosciamo?
Era necessario che alla difficile e complessa gestione di una simile emergenza ai tanti (e sembrerebbe poco coordinati almeno nella fase iniziale) centri di responsabilità gestionale si aggiungesse l’autorità giudiziaria per scrutinare se vi siano colpe sulla diffusione del COVID-19 in Lombardia?

La risposta francamente è un no convinto.

L’azione penale ha assunto progressivamente i caratteri della discrezionalità nel quotidiano agire degli stessi titolari dell’azione penale

Convinto dalla realtà di ogni giorno che vede il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale frantumarsi nella decina di migliaia di notizie di reato lasciate morire approfittando della prescrizione, una sorta di eutanasia della notizia di reato necessaria al sistema penale sempre più a rischio di implosione.

Convinto dal fatto che, piaccia o no, nel nostro Paese l’esercizio obbligatorio dell’azione penale ha assunto progressivamente i caratteri della discrezionalità nel quotidiano agire degli stessi titolari dell’azione penale. Ed allora, se così è, perché alla dannata intelligenza del virus non contrapporre una migliore intelligenza delle nostre energie e delle nostre risorse?

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti