Rapporto dell'Ocse

L’obesità non è solo Kg in più, il sovrappeso riduce Pil del 2,8%

Rappresenta il 9% della spesa sanitaria e comporta una ‘tassa’ di 289 euro l’anno. Questo il “fardello del sovrappeso” per l’Italia – in base a uno studio dell’Ocse pubblicato in occasione della Giornata mondiale dell'Obesità

di Giuliana Licini


Bimbi italiani piu' obesi d'Europa, problemi per 1 su 3

6' di lettura

Quanto pesa l’obesità? Il 9% della spesa sanitaria, una riduzione del Pil del 2,8%, una ‘tassa’ di 289 euro l’anno. Questo il “fardello del sovrappeso” per l’Italia – in base a uno studio dell’Ocse pubblicato in occasione della Giornata mondiale dell'Obesità - a cui vanno aggiunti i 2,7 anni di riduzione della vita media e una produzione inferiore per un ammontare pari a 571 mila lavoratori a tempo pieno. La Penisola, per la verità, ha un’incidenza della popolazione adulta obesa inferiore a buona parte dei Paesi industrializzati, merito probabilmente di quanti ancora seguono una dieta salutare (un po’ più della metà della popolazione contro un terzo in Gran Bretagna), ma negli anni i problemi degli italiani con la bilancia sono andati aumentando, a causa anche di una vita sempre più sedentaria.

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Gli italiani sono infatti tra i più pigri dell’Ocse: oltre il 40% della popolazione – 46% tra le donne - non fa un’attività fisica sufficiente. Nella Penisola l’insieme degli adulti sovrappeso (ovvero con un indice di massa corporea superiore a 25 kg per m2, mentre l’obesità inizia quando si superano i 30 kg/m2) nel 2016 era pari al 58,5%, con un’incidenza maggiore tra gli uomini (65,3%) rispetto alle donne (51,5%) contro la media Ue del 59% e la media Ocse del 58,3% (64% uomini e 52,4% donne). In base ai dati del 2016 gli obesi propriamente definiti erano il 19,9% della popolazione, sotto le medie Ocse e Ue 28 pari al 23%. In Arabia Saudita gli obesi sono il 35,4% della popolazione e le persone sovrappeso complessivamente sono quasi il 70%.

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Negli Usa l’obesità riguarda i 36% della popolazione e il sovrappeso il 68%. Segue la Turchia con il 32% di obesi e il 67% totale di sovrappeso. Nella frugale India, invece, gli adulti obesi sono solo il 3,9% della popolazione e quelli in sovrappeso non vanno oltre nell’insieme al 19,7% e in Giappone sono il 4,3% e il 27,2% rispettivamente. Negli anni l’obesità è andata aumentando a causa di una dieta sempre più ricca (3.200 calorie in media contro le 2.700 degli anni '60) e di un’attività fisica sempre minore. In Italia gli obesi nel 1996 erano il 13,8% della popolazione adulta (6 punti percentuali in meno rispetto ai livelli di 20 anni dopo) e nel 2006 il 16,9% contro medie Ocse del 15,4% e del 19,1% rispettivamente.

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La Penisola ha però una quota di bambini obesi
tra le maggiori nell’Ocse, pari rispettivamente al 12,5% (nel 1975 erano solo il 4,5%) o pre-obesi (24,5%), che la pone al quarto posto dell’insalubre classifica guidata dagli Usa (21,4% e 20,4%), seguiti da Nuova Zelanda e Grecia. Il sovrappeso è, quindi, di fatto una vera epidemia a livello globale. Tra il 2020 e il 2050 – secondo lo studio - causerà una riduzione media dell’attesa di vita di 3 anni nell’Ocse, nella Ue 28 e nei Paesi del G20. Le persone sovrappeso usano maggiormente i servizi sanitari, finiscono più facilmente sotto i ferri del chirurgo e sono destinatarie del doppio delle ricette mediche rispetto alle persone con un peso nella norma. In media nei Paesi Ocse, il sovrappeso è responsabile del 70% dei costi per la cura del diabete, del 23% dei costi per la cura delle malattie cardiovascolari e del 9% dei tumori.
In base all’analisi dell’Ocse, curare le malattie causate dal sovrappeso
costa 423 miliardi di dollari nei 52 Paesi presi in considerazione dallo studio. Con un costo pari al 9% della spesa sanitaria (ovvero 234 dollari a testa), l’Italia spende più della media Ocse (8,4%) per le malattie associate al sovrappeso. Il ‘primato’ comunque spetta agli Stati Uniti, che arrivano al 14% della spesa sanitaria totale, cioè 645 dollari a testa, tallonati da Germania e Olanda scherzano, con l'11% della rispettiva spesa sanitaria totale.
Molto forte è poi l'impatto sul lavoro. Tra gli adulti, le persone che hanno almeno una malattia cronica associata al sovrappeso hanno l’8% di probabilità in più di perdere il lavoro nel giro di un anno e in generale sono meno produttive, fanno più assenze e vanno più facilmente in pre-pensionamento. In media i Paesi Ocse perdono 863 dollari pro capite l’anno nella produzione del mercato del lavoro a causa del sovrappeso. Per l’Italia, il conto è di 586 dollari. In termini di riduzione della vita causata dal sovrappeso, la Penisola rientra, invece, nella media Ocse che è appunto 2,7 anni. Il Messico è la maglia nera con 4,2 anni di vita persa e Usa e Russia non sono lontane dai 4 anni. Se si associa l’impatto del sovrappeso in termini di aspettativa di vita, spesa sanitaria e ricadute sul mercato del lavoro, l’incidenza sul Pil in media dell’Ocse è pari a -3,3% l’anno, quindi il dato italiano (-2,8%) è relativamente più contenuto. Per il Messico l’incidenza è addirittura di -5,3%, per il Brasile del -5% e per gli Usa del -4,4%. L’impatto a livello macro-economico può essere misurato anche come pressione fiscale, ovvero come entrate statali in percentuale del Pil e può essere tradotto quindi in una ‘tassa’. In media nell’Ocse ogni persona nel periodo 2020-2050 sarà soggetta a un’imposta aggiuntiva pari a 359 dollari a causa del sovrappeso. L’Italia, in questo caso, è oltre la media, con 392 dollari. Gli Usa, comunque, raggiungono i 1.311 dollari, la Germania è oltre i 550 e la Gran Bretagna è a 590.
A livello personale, il costo è particolarmente alto per i bambini
, che se sono sovrappeso fanno meno bene a scuola, hanno voti inferiori, sono più spesso assenti e sono meno soddisfatti della vita, anche perchè spesso il sovrappeso va di pari passo con una bassa stima di sè. Sono poi più facilmente vittima di atti di bullismo: in Italia alle ragazze obese capita quattro volte in più rispetto alle compagne di classe in salute, il dato più alto dell’intera Ocse e sono situazioni negative che incidono sul loro benessere emotivo e mentale, oltre che sul rendimento scolastico. Nel nostro Paese, i ragazzi con un peso salutare hanno l’11% di probabilità in più di avere una buona performance scolastica rispetto a compagni di classe sovrappeso e per le ragazze si sale al 19%. In generale, più alto è l’indice di massa corporea e più bassi sono i voti. Ad incidere è anche la disparità di reddito: nella Ue, le donne e gli uomini delle classi più disagiate hanno il 90% e il 50% di probabilità in più di essere obese, rispetto alle persone con i redditi più elevate.
Quali le ricette per arginare l’epidemia? L’Ocse prende atto che l'Italia ha messo in atto una serie di politiche, tra cui le linee guida che promuovono l'attività fisica e una dieta sana, etichette nutrizionali per gli alimenti e standard nutrizionali volontari nelle scuole. Tuttavia, - sottolinea – “si può fare di più”. Un pacchetto di politiche di comunicazione – comprensivo di etichettatura obbligatoria sul fronte delle confezioni, regolamentazione pubblicitaria e campagne di informazione – potrebbe prevenire 144mila malattie non trasmissibili entro il 2050, far risparmiare 62 milioni l’anno in spesa sanitaria e far aumentare l’occupazione e la produttività di una quota pari a 6mila lavoratori a tempo pieno l’anno. Una riduzione pari al 20% delle calorie negli alimenti ad alto contenuto di zucchero, sale, calorie e grassi saturi, potrebbe prevenire 688mila malattie non trasmissibili entro il 2050, far risparmiare 278 milioni di euro l’anno in spesa sanitaria, e far aumentare l’occupazione e la produttività di una quota pari a 18mila lavoratori a tempo pieno l’anno. Le misure di salute pubblica sviluppate per promuovere stili di vita più sani, oltre ad avere un impatto positivo sulla salute della popolazione, rappresentano un ottimo investimento: in media, per ogni euro investito c'è un ritorno economico fino a 6 euro (Il Sole 24 Ore Radiocor)

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