decreto crescita

L’obiettivo di fondo è attrarre consumi e imponibili

di Antonio Longo e Antonio Tomassini


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3' di lettura

L’Italia continua ad avere l’esigenza di certezza del diritto, competitività e sostegno ad aziende e individui di qualità. Lo dimostrano anche i dati emergenti dalla relazione annuale di Banca d’Italia, che indicano come 120mila persone abbiano lasciato il Paese nel corso del 2018.

Una risposta a questi dati allarmanti giunge dal pacchetto sull’attrazione del capitale umano, completato e potenziato da questo Governo con il decreto crescita sulla scia del lavoro dei precedenti esecutivi.

Di fatto oggi ci sono agevolazioni per tutti coloro che decidono di venire a vivere in Italia, agevolazioni che possono essere scelte in funzione dei livelli reddituali, dell’età e dell’attività svolta.

È prevedibile, quindi, che siano destinati a crescere i beneficiari soprattutto perché i bonus non sono più limitati solo ai lavoratori altamente qualificati, ma abbracciano una platea più ampia di soggetti che si trasferiscono in Italia, includendo tra gli altri pensionati, professionalità minori, sportivi professionisti e chi intende avviare un’attività di impresa. Ma vediamo in sintesi i singoli regimi.

Gli impatriati

A seguito della definitiva conversione del decreto crescita, gli impatriati italiani o stranieri non residenti in Italia negli ultimi due anni potranno pagare imposte solo sul 30% (10% se si trasferiscono al Sud) del reddito di lavoro dipendente, autonomo o d’impresa. I benefici spettano a chi trasferisce la residenza fiscale in Italia a decorrere dal 2020 (anche se sotto il profilo civilistico ci si può trasferire già nella seconda metà del 2019) e durano 5 anni, con possibile estensione per ulteriori 5 anni e detassazione al 50% in caso di figli o acquisto di unità residenziali.

Gli sportivi professionisti

Tale regime ha una variante, su opzione, per gli sportivi professionisti (atleti, allenatori, direttori tecnico-sportivi e preparatori atletici) i quali possono beneficiare di una riduzione dell’imponibile nella misura del 50% a fronte di un contributo pari allo 0,5% della base imponibile.

I pensionati

C’è poi l’agevolazione per i pensionati stranieri che si stabiliscono nei piccoli comuni (meno di 20mila abitanti) del Sud Italia, i quali possono pagare una flat tax annua del 7% su tutti i redditi esteri per un periodo massimo di 10 anni (e vengono anche esonerati dall’indicazione degli asset esteri nel quadro RW e dal pagamento di Ivie e Ivafe).

Deve trattarsi di persone che, tuttavia, non siano state fiscalmente residenti in Italia nei 5 periodi di imposta precedenti al trasferimento. Non è peraltro escluso che questi soggetti possano svolgere un’attività lavorativa in Italia, ordinariamente tassata.

Il regime dei neoresidenti

Infine c’è poi il regime dei cosiddetti neoresidenti, tipicamente rivolto ai soggetti titolari di grandi patrimoni: soggetti che non siano stati residenti in Italia in 9 anni sui 10 periodi d’imposta precedenti a quello di esercizio dell’opzione e che possono accedere ad un regime d’imposta sostitutiva dell’Irpef su tutti i redditi di fonte estera nella misura di euro 100mila annui per 15 anni.

I regimi di attrazione del capitale umano non hanno effetti negativi sul gettito (come da ultimo appurato dalla relazione al decreto crescita) e, anzi,intercettano imponibili, investimenti e consumi che non sarebbero mai arrivati in Italia. Per il futuro, incentivare maggiormente anche le aziende che si trasferiscono significherebbe rendere il Paese ancor più competitivo, soprattutto se si considera che con la Brexit molti quartier generali sono ancora in cerca di collocazione.

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