Studenti e ricercatori

L’occasione del futuro, dialogo tra Chiesa e mondo accademico sul governo della ripresa

di Redazione Scuola

4' di lettura

Si è tenuta presso la Residenza Torrescalla la Tavola Rotonda “L'occasione del Futuro. Dialogo tra Chiesa e Accademia per il governo della ripresa”, organizzata dalla Fondazione Rui, in cui le istituzioni universitarie milanesi hanno dialogato alla presenza di mons. Delpini, arcivescovo di Milano. Hanno partecipato Gianmario Verona, rettore dell'Università commerciale Luigi Bocconi, Franco Anelli, rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Emilio Faroldi, prorettore delegato del Politecnico di Milano, Maria Pia Abbracchio, prorettrice vicaria dell'Università degli studi di Milano e Marco Orlandi, prorettore vicario dell'Università degli studi di Milano-Bicocca.

Si è parlato della direzione di una ripartenza che non può non tener conto delle tematiche eproblematiche che la pandemia ha drammaticamente fatto emergere e dell'Università come luogoideale per costruire un progetto di futuro.

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«Il senso profondo di un'Università Cattolica – ha detto Franco Anelli, rettore della Cattolica - è di rendere presente la voce di una riflessione culturalmente e valorialmente connotata. Il tema della conoscenza si pone, però, con particolare problematicità, tanto che gran parte delle complessità di oggi nasce dal progresso delle conoscenze per cui l'uomo ha una grande capacità di agire su ciò che lo circonda. La questione è che qualche volta questo scappa di mano. Abbiamo per esempio innescato una modificazione dell'ambiente che ha creato un meccanismo che cammina da solo, si pensi ai cambiamenti climatici. La risposta non è certamente, la decrescita, ma una crescita che non crei diseguaglianza. E, allora, come pensare a un sistema socioeconomico che possa risanarsi? Deve diventare una società dell'apprendimento,certo, ma anche dell'educazione. L'università – ha proseguito il rettore - che non è l'unico luogo dovesi crea conoscenza, ma è quello in cui si formano nuovi conoscenti, spetta di far capire il perché sivuole apprendere delle conoscenze. Se è diffuso un certo tasso di cultura, la società rispetta lescienze specifiche e un passato culturale solido rende più coesa l'intera società. Questo permette di non avere reazioni troppo emotive e di rispettare tutti i saperi. Come a dire che c'è anche un valore politico della conoscenza, rispetto al quale il mondo accademico ha delle responsabilità, apatto – e questo può essere un periodo favorevole – di creare percorsi nuovi e flessibili e di eliminare lacci e lacciuoli che ancora legano strutturalmente l'attività degli atenei».

Gianmario Verona, rettore della Bocconi, insiste sulla capacità dell'uomo dipensare il futuro a partire dalla realtà in cui vive ed opera: «Siamo nel mezzo di una rivoluzione industriale, che come ogni rivoluzione porta ad un cambiamento sociale e valoriale. La pandemia ci ha annichilito; ha costruito barriere che siamo stati in grado di superare in fretta grazie anche al “digitale”. Ora, nel governare la ripartenza dobbiamo mettere al centro“sostenibilità”, “responsabilità sociale” e “accesso all'istruzione».

Uno dei temi maggiormente toccati durante il confronto è stato quello del ruolo dell'Università durante la crisi pandemica. «Durante il difficile periodo che abbiamo passato, la ricerca universitaria– ha sostenuto Maria Pia Abbracchio, prorettrice vicaria dell'Università degli studi di Milano con delega a Ricerche e Innovazione- si è messa immediatamente al servizio delle necessità del Paese, condividendo scoperte, dati e conoscenze. Sono stati temporaneamente messi da parte gli obiettivi specifici di ricerca individuale per un interesse collettivo e si sono creati spontaneamente networkinter e multi disciplinari di ricercatori. Questo – ha continuato - è un grande insegnamento che dobbiamosaper mettere a sistema nel futuro: continuare confronto e dialogo tra saperi diversi, cheinteragiscano in maniera sinergica, arricchendosi vicendevolmente. In particolare occorreproseguire sulla strada di una contaminazione reciproca, con la quale le “scienze dure” parlano conle scienze biomediche e con quelle umanistiche, socio-economiche e giuridiche per un approccioolistico alle sfide dell'uomo».

Si è riallacciato al tema della ricerca l'intervento di Marco Orlandi, prorettore di Milano-Bicocca. «La vera sfida è preservare nel tempo le innovazioni raggiunte durante il periodo di emergenza, come ad esempio continuare a usare il digitale per migliorare la didattica e cementare la coesione tra ricercatori e i diversi campi di studio. Bisogna passare da uno stato di emergenza ad un'opportunità per il futuro».

Di rapporto tra atenei e tessuto cittadino ha parlato il prorettore del Politecnico Emilio Faroldi: «La pandemia è un'occasione per ripensare il tempo e lo spazio. Il Politecnico in particolare staripensando i suoi spazi fisici e immateriali in modo che siano sempre più in relazione con la città eche abbiano un focus centrato sullo studente: la città è l'università e l'Università è la Città».

L'intervento dell'arcivescovo a conclusione della Tavola Rotonda ha preso il via dalla constatazione di quanto importanti in una fase come quella odierna siano «le domande e lo stato di inquietudineche deve portare l'uomo a porsi nuovi interrogativi di senso “Perché è amabile la vita? Perché è desiderabile il futuro?». In questo momento di ripartenza è importante dare la giusta centralità all'Università - ha concluso mons. Delpini – che è per definizione «comunità che cerca risposte in un incontro multidisciplinare e interpersonale».

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