analisiL’ANALISI

L’occasione per tagliare i tempi delle richieste

di Andrea Carinci

(Imagoeconomica)

2' di lettura

La nomina di Ernesto Maria Ruffini a direttore dell’agenzia delle Entrate, che dopo il via libera finale dal Consiglio dei ministri di venerdì attende ora la firma del Capo dello Stato e la registrazione della Corte dei conti, è forse il segnale più immediato e tangibile che sta per finire un’era: quella in cui la riscossione coattiva dei tributi era affidata a un soggetto privato. Si porta a compimento il percorso intrapreso poco più di 10 anni fa, che aveva sostituito il sistema dei concessionari della riscossione, accorpandone le funzioni sotto Riscossione Spa (divenuta poi Equitalia Spa): un soggetto ancora formalmente privato (è una società per azioni), sebbene sottoposto interamente al controllo pubblico. Già in quell’occasione si era parlato di un “ritorno” (che in verità, più correttamente, andava considerato un ingresso) della riscossione dei tributi nel perimetro pubblico; ebbene, dal 1° luglio 2017 questo processo troverà conclusione, perché da quella data Equitalia sparirà e al suo posto subentrerà Agenzia delle Entrate–Riscossione, un soggetto nuovo e, soprattutto, a tutti gli effetti un ente pubblico.

Per apprezzare il senso e la portata del cambiamento, occorrerà aspettare, perché nell’immediato cambierà solo il nome. La legge, che ha decretato questo cambiamento, non fornisce indizi circa i mutamenti sostanziali nella gestione del servizio di riscossione e questo porta a ritenere che il nuovo ente opererà in perfetta continuità con l’azione di Equitalia, nelle funzioni, come nelle modalità, nei poteri come nelle procedure (oltre che nel personale).

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I poteri al servizio della riscossione coattiva rimarranno i medesimi di Equitalia, se non addirittura accresciuti dal riconoscimento in capo al nuovo soggetto degli stessi strumenti di indagine patrimoniale oggi accordati all’agenzia delle Entrate e all’Inps. Il decreto fiscale collegato alla legge di bilancio 2017 mette, infatti, a disposizione del nuovo ente della riscossione tutti i dati e le informazioni (ad esempio quelle relative ai rapporti di lavoro e di impiego) dell’agenzia delle Entrate e dell’Inps. Il nuovo soggetto avrà in questo modo la possibilità, non solo di accedere direttamente, ma anche di incrociare tutte le informazioni disponibili sui patrimoni dei contribuenti, ciò che renderà ancora più incisivi (e invasivi) i già penetranti poteri al servizio della riscossione coattiva dei tributi.

Altrettanto verosimilmente, tuttavia, il cambiamento non risolverà le criticità che assillano il servizio della riscossione coattiva, che è oggi, in particolare, quella di intervenire troppo tempo dopo la realizzazione del presupposto di imposta. Nonostante l’inserimento degli atti “impoesattivi”, la riscossione finisce ancora per richiedere imposte relative a vicende intercorse svariati anni prima e con importi profondamente modificati in ragione del peso abnorme degli interessi, con tutte le inevitabili implicazioni sia in termini di conservazione delle garanzie patrimoniali sia e soprattutto di giustificazione e legittimazione della richiesta stessa. Su questi aspetti sarebbe opportuno intervenire, per immaginare un reale cambio di rotta nella riscossione, anche e in particolare nel modo con cui viene vista e vissuta dalla collettività.

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