intervista a Mori (Bocconi)

«L’Occidente può essere decisivo»

di Giovanna Mancini


2' di lettura

Per fortuna, nelle ultime settimane è arrivata la pioggia ad aiutare le migliaia di volontari impegnati a spegnere gli incendi che da mesi stanno devastando la foresta Amazzonica, polmone verde della Terra, che da solo fornisce il 20% dell’ossigeno globale.

«È vero che gli incendi sono in parte eventi naturali nella foresta amazzonica, ma spesso si tratta di eventi causati dalla mano dell’uomo, per coprire attività di disboscamento illegale», spiega la professoressa Antonella Mori, docente all’università Bocconi ed esperta Ispi per il Sud America.

Alla fine dell’estate il caso Amazzonia è esploso con grande clamore: che cosa è successo?

Quest’anno c’è stato un forte aumento dei roghi (secondo l’Istituto nazionale di ricerca spaziale, un incremento dell’84% tra gennaio e agosto del 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018, per un totale di 74mila incendi, ndr) e la comunità internazionale si è allarmata, temendo che fosse una conseguenza del corso politico inaugurato dal nuovo governo di Jair Bolsonaro. Il presidente brasiliano non ha mai dimostrato grande sensibilità verso i temi dell’ambiente. Inoltre, tra le lobby che lo sostengono c’è quella, potentissima, dell’agrobusiness, interessata a ricavare nuove aree coltivabili dalla deforestazione.

Ma non ci sono leggi adeguate a proteggere l’Amazzonia?

A partire dal 2004 il Brasile ha una legislazione molto seria e avanzata a riguardo, che ha contribuito molto a ridurre il disboscamento. Ma non è facile farla rispettare e l’elevato numero di incendi ha fatto temere che il governo insediatosi a gennaio avesse allentato i controlli. La stessa reazione iniziale di Bolsonaro, che ha accusato le Ong di appiccare gli incendi, non ha aiutato.

Non ha aiutato nemmeno il suo intervento all’Onu, quando ha detto che l’Amazzonia appartiene al Brasile e non al mondo. L a comunità internazionale che cosa potrebbe fare ?

Può fare molto e in effetti lo si è visto la scorsa estate: Norvegia e Germania hanno interrotto i propri finanziamenti all’Amazon Fund creato nel 2008, di cui fa parte anche Petrobras, mentre la Francia di Macron ha minacciato di non ratificare il trattato di libero scambio Ue-Mercosur. Ha funzionato, perché Bolsonaro ha avviato operazioni anti-incendi, forse spinto proprio dalla stessa lobby dell’agrobusiness, che ha grandi interessi nell’approvazione dell’accordo con la Ue. Ma dubito che abbia cambiato atteggiamento o sensibilità verso l’ambiente.

E ora, che cosa dobbiamo aspettarci da Bolsonaro?

La direzione del presidente sarebbe quella di favorire la deforestazione in nome dello sviluppo economico, ma ci sono forti pressioni internazionali a riguardo, che non può ignorare, anche perché oggi, con le rilevazioni satellitari, non è facile sfuggire ai monitoraggi. Il Brasile è grande: Bolsonaro avrebbe l’opportunità di espandere le attività agricole e minerarie altrove e intensificare invece i controlli sulla foresta amazzonica.

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