Economic Outlook

L’Ocse alza le stime di crescita per l’Italia per il 2019. Ma il debito cresce

La crescita globale resterà «debole». La Germania crescerà dello 0,4% nel 2020 come l'Italia . La stima Pil mondiale per l'anno prossimo scende a +2,9%. si tratta di un «rallentamento strutturale più che ciclico»

di Giuliana Licini


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(Danilo Rizzuti - stock.adobe.com)

6' di lettura

L’Ocse alza le stime di crescita dell’Italia quest’anno e conferma le previsioni per il 2020, anticipando una marginale accelerazione per il 2021, pur sempre con la sottolineatura che nella Penisola «la crescita resta debole sullo sfondo di una bassa fiducia». L’Economic Outlook semestrale rivede a +0,2% da zero le previsioni per il Pil italiano nel 2019, conferma a +0,4% la stima per l’anno prossimo e prospetta una crescita dello 0,5% per il 2021. Il rapporto si aspetta che politica di bilancio «darà sostegno all’attività attraverso una riduzione dei carichi fiscali e degli oneri sociali, assieme ai maggiori investimenti pubblici e agli incentivi fiscali per le imprese».

Debito/Pil al 136,1% nel 2020 e al 135,6% nel 2021
Le misure a carico dei conti pubblici e la crescita esterna più bassa faranno, però, aumentare il debito/Pil fino al 136,1% nel 2020, dal 136% previsto quest’anno, con una discesa al 135,6% solo nel 2021. Il deficit è stimato al 2,2% quest’anno e il prossimo e poi al 2% nel 2021. La disoccupazione dal 10% di quest’anno e il prossimo dovrebbe salire al 10,2% nel 2021. «Si prevede che la crescita in Italia riparta molto gradualmente. L’incertezza sul commercio globale e la minore domanda esterna continueranno a pesare sull’export e sugli investimenti delle aziende - indica l’Ocse - E’ fondamentale un piano complessivo di riforme».

Il rallentamento dell’attività riguarda sia i Paesi avanzati sia gli emergenti e dopo la quasi generale drastica sforbiciata delle stime dello scorso settembre, le revisioni al ribasso restano frequenti. Secondo l'Outlook semestrale dell'Ocse, gli Usa dovrebbero chiudere il 2019 con una crescita del Pil del 2,3% (dal +2,4% di settembre e +2,8% di maggio), per poi passare al 2% nel 2020-21. La politica monetaria accomodante e l’aumento dei salari stimoleranno i consumi e gli investimenti nelle case, ma i dazi e il clima di incertezza continueranno a frenare gli investimenti delle imprese e l’export. Per l’area euro il pronostico è di +1,2% quest’anno, seguito da +1,1% nel prossimo (in miglioramento in realtà dal +1,1% e dall’1% di settembre, che costituivano una pesante revisione al ribasso rispetto a maggio) e poi ancora +1,2% nel 2021. La crescita dei salari e la politica della Bce danno sostegno ai consumi, ma la debole domanda esterna e il basso livello di fiducia pesano anche in questo caso su investimenti ed export.

Ddl Bilancio: Pisu (Ocse), via quota 100 per tagliare cuneo
E’ un giudizio complessivamente positivo sulla manovra finanziaria 2020 quello che giunge dall’Ocse, anche se non mancano le avvertenze, oltre al rinnovato consiglio di abrogare Quota 100. «Nella forma in cui è stata presentata a Bruxelles, la manovra sostiene l’attività ed è leggermente espansiva», indica Mauro Pisu, l’economista a capo del desk Italia all’Ocse, che commenta – in un colloquio con Radiocor – il quadro della Penisola in occasione della pubblicazione dell’Economic Outlook semestrale. Le iniziative contenute nel Ddl bilancio «dovrebbero favorire la ripresa economica, a fronte di condizioni internazionali non molto favorevoli. Il deficit scenderà maggiormente di quanto avevamo previsto lo scorso anno, quando c’era il precedente governo che aveva un attitudine assai confrontazionale verso Bruxelles», indica l’economista, puntualizzando per altro che, data la valanga di emendamenti presentati in Parlamento, non è ancora chiaro quale sarà l’aspetto finale del Ddl bilancio. Per ora stime e commenti si basano sul testo inviato alla Ue. L’Ocse vede con favore la riduzione del cuneo fiscale, che «è necessaria, perché in Italia i contributi sociali sono estremamente elevati. E’ una misura che potrà favorire l’occupazione». Promosse le micro tasse, a patto che siano ben tarate. «Diminuire il cuneo fiscale che grava sul lavoro e aumentare le tasse, ad esempio, su plastica e zucchero, cioè prodotti inquinanti o dannosi per la salute, è un tipo di riequilibrio fiscale che va nella giusta direzione», spiega Pisu, ma «è importante che la sugar e la plastic tax siano ben calibrate e che venga dato tempo alle imprese di adattarsi, magari attraverso una fase transitoria» . Sulla nuova tassazione sulle auto aziendali, l’annotazione è che “ha una logica” se inserita in un contesto di svolta Green. «Un’iniziativa di questo tipo è positiva, ma va inserito in misure di più ampio respiro che riguardano le politiche ambientali e della mobilità e richiedano tempi adeguati per la loro effettiva introduzione e non gravare sulle persone che vivono in aree con trasporti pubblici carenti». E’ cioè un provvedimento che «andrebbe annunciato con molto anticipo in modo che imprese, città, province, comuni possano mettere in atto le politiche per migliorare i trasporti pubblici e disincentivare l’uso dell’auto privata e ci deve essere anche qui un periodo di transizione», sottolinea Pisu. Introdurre una misura di questo tipo in tempi stretti, rischia di provocare malcontento. La protesta dei ‘Gilets Jaunes’ in Francia, del resto, è stata scatenata dal brusco aumento delle tasse sulla benzina, che ha provocato molto malessere nelle zone rurali, ricorda l’economista. Non va dimenticato, d’altro canto, che il Governo era alle prese anche con la questione delle clausole di salvaguardia sull’Iva da 23 miliardi. «Non era così scontato che riuscisse a disinnescarle. Sarebbe stato difficile farlo senza ricorrere a qualche altra tassa», è il commento. Su Quota 100, il consiglio che giunge dall’Ocse è «sempre quello di abrogarla, perché le risorse che vanno a questa misura, anche se inferiori al previsto, sono sempre notevoli e potrebbero essere utilizzate in maniera migliore, anche per una riduzione del cuneo fiscale più ambiziosa». Negativo il giudizio sulla ‘flat tax’ introdotta dal Governo precedente e che il Conte 2 ha deciso di non ampliare: “non ha avuto effetti sulla riduzione del carico fiscale, ha semplicemente esteso un regime forfettario, che esisteva già, fino a 65mila euro”. Quanto al miglioramento delle stime di crescita del Pil tricolore per il 2019 a +0,2% da zero, Pisu spiega che «ci sono state alcune deviazioni marginali rispetto alle attese, in particolare le esportazioni sono state un po’ più forti del previsto. Questo giustifica una revisione marginale al rialzo, anche sulla base dei dati forniti dall’Istat». Tutto bene o quasi, dunque? «Sull’Italia pesano incertezze di carattere politico. I rendimenti sulle obbligazioni italiane hanno ripreso a salire quando sono riemerse le tensioni nel governo», risponde l’economista. In effetti, aggiunge, «i due principali partiti che formano la maggioranza sono fondamentalmente differenti, hanno visioni diverse su vari argomenti. Il caso dell’Ilva è eclatante, c’e’ una grossa distanza tra i due partiti. Questo viene percepito anche dagli investitori e dai mercati».

Germania nel 2020 crescerà come Italia
Germania e Italia risultano più colpite dal rallentamento rispetto a Francia e Spagna, di riflesso alla maggiore dipendenza dal settore industriale e dal commercio globale e per la Germania c’e’ anche l’aggravante della crisi del settore dell’auto, rileva l’Ocse. Per la Germania il pronostico è di una crescita dello 0,6% quest’anno, seguita da un esiguo +0,4% il prossimo (lo stesso livello dell’Italia, rivisto da +0,6% di settembre e dal +1,2% di maggio) e con +0,9% nel 2021. Le stime Ocse vedono il Pil francese in progresso dell’1,3% quest’anno, e dell’1,2% nei successivi due, in linea con settembre. La crescita in Cina, che è «sempre meno un motore della crescita globale», dovrebbe segnare un’ulteriore moderazione al 5,7% nel 2020 e al 5,5% nel 2021, dal +6,2% del 2019. L’impatto dell’escalation delle tensioni commerciali si farà sentire sugli investimenti, ma le misure di stimolo fiscale e para-fiscale e la riduzione dei requisiti di riserva dovrebbero contribuire a mitigare le ricadute sulla crescita del credito e della domanda, mentre l’economia prosegue nella sua trasformazione strutturale, con un riequilibrio a favore di consumi e servizi rispetto a export e manifattura. La crescita dell’India dovrebbe riprendersi dal 5,8% del 2019 al 6,4% del 2021. La riduzione dei costi del credito e delle tasse aiuteranno il rafforzamento degli investimenti, mentre la moderazione dei prezzi del petrolio e i programmi di sostegno al reddito nelle aree rurali sosterranno i consumi. Ultimo, ma non meno importante, la guerra commerciale innescata dagli Usa verso la Cina potrebbe ridurre di 0,3-0,4 punti il Pil globale nel 2020 e di 0,2-0,3 punti nel 2021, effetti già incorporati nelle previsioni. I due contendenti sono i più colpiti dallo shock: per gli Usa si tratta di -0,7 punti di Pil complessivi nei 2 anni e per la Cina di -1 punto. Ma molti altri Paesi ne risentono. L’Ocse stima che per l’area euro l’impatto sia di 0,4 punti e per il commercio mondiale di -1,7 punti. «C’e’ un bisogno urgente di politiche più ambiziose per sfuggire alla stagnazione» , sottolinea l’Ocse. Le parole d’ordine sono investimenti pubblici, soprattutto sull’innovazione, riforme e collaborazione per rafforzare il sistema internazionale. Un’azione coordinata risolleverebbe tutte le economie dalla scivolosa china su cui si trovano.
(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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