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L’odissea dei 135 ragazzi italiani licenziati in tronco a DisneyWorld

Un volo speciale per far rientrare in Italia i ragazzi rimasti senza casa e senza lavoro con la chiusura del parco divertimenti a Orlando in Florida

di Riccardo Barlaam e Marco Valsania

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L’ingresso del parco DisneyWorld a Orlando, Florida (Afp)

Un volo speciale per far rientrare in Italia i ragazzi rimasti senza casa e senza lavoro con la chiusura del parco divertimenti a Orlando in Florida


8' di lettura

Un volo speciale della low cost Neos domenica 19 aprile ha riportato a casa i 135 ragazzi italiani che lavoravano a Disney World a Orlando, in Florida. Licenziati in tronco con una mail il 6 aprile e lasciati in strada, senza poter più vivere negli alloggi del parco divertimenti, per decisione del gruppo californiano a causa del coronavirus.

Il volo straordinario Neos organizzato, grazie alla disponibilità della compagnia, dalla Unità di crisi della Farnesina assieme all'Ambasciata d'Italia negli Stati Uniti e al Consolato generale di Miami, si è staccato dall'aeroporto di Orlando alle 15.30 di domenica (ora americana). Ha fattp scalo a Santo Domingo per far salire altri italiani da rimpatriare come i ragazzi della Disney e poi atterrato sul suolo italiano, prima a Fiumicino e infine a Malpensa.

Un incubo quello vissuto dai ragazzi italiani a Disney World nelle ultime due settimane. Lunedi 6 aprile 43mila dipendenti sui 75mila totali di Disney World sono stati messi in congedo a tempo indeterminato. Senza stipendio, con la prospettiva di essere richiamati al momento della riapertura del parco divertimenti. Ma non ci sono garanzie.

REUTERS

Purtroppo non tutti verranno richiamati con la ripartenza. Per molti di loro il congedo si trasformerà in licenziamento. Quelli di troppo resteranno a casa. Nell'industria dell'ospitalità diversi operatori valutano che almeno il 30-40% dei dipendenti pre-crisi non verranno richiamati, l'occasione per ripulire gli organici.

A Disney Word lavorano migliaia di ragazzi provenienti da tutto il mondo, in età compresa tra i 20 e i 30 anni: arrivano subito dopo la fine delle scuole superiori o durante l'università si prendono un periodo sabatico per vivere un'esperienza multiculturale e imparare l'inglese. Restano a Orlando per un periodo compreso tra i sei e i dodici mesi.

Quando cominciano vengono pagati come apprendisti: 3 dollari e mezzo l'ora. Lavorano nei tanti ristoranti, nei negozi di oggettistica, nei banchi di street food disseminati nel parco, nel mondo fatato dei sogni degli eroi Disney, un paradiso di plastica, tra lustrini, giochi, fuochi d'artificio e junk food.

Ogni nazionalità rappresenta un pezzetto di mondo nei rispettivi ristoranti dedicati alle cucine locali, che tanto locali non sono. Con il passare dei mesi, i ragazzi dei programmi di intership internazionali “fanno carriera” e passano ai gradini superiori di retribuzione, arrivano a guadagnare 9 dollari l'ora e fino a 14-15 dollari nei negozi di merchandising. Il resto lo fanno le mance dei clienti per chi lavora nella ristorazione. I ritmi di lavoro sono intensi e le giornate lunghe.

A fine settimana si riesce a mettere insieme 400-500 dollari. Ma ci vanno tolti i 36 dollari di assicurazione sanitaria e i 180 dollari di affitto settimanale per un posto letto in una delle residenze per i dipendenti, di proprietà del parco divertimenti. Alcuni ragazzi raccontano di guadagnare molto di più grazie alle mance.

La mail ricevuta il 6 aprile chiedeva a tutti i ragazzi-animatori-camerieri di lasciare le residenze entro il 17 aprile. Gli americani sono tornati a casa. Gli stranieri dovevano arrangiarsi: in pratica sono stati messi per strada. Hanno ricevuto due settimana di paga come liquidazione, 700 dollari, con i quali il rapporto di lavoro si è interrotto. Stop. Arrangiatevi.

I ragazzi italiani raccontano di essere delusi e amareggiati per come è finita. Il trattamento non è stato dei migliori. Il sogno americano che tanto sogno non è. Usati quando serve, buttati fuori senza troppe storie. La magìa di DisneyWorld è sfumata in una durissima realtà.

All'inizio della crisi del coronavirus ai ragazzi dei programmi internazionali era stato comunicato di rimanere dentro le residenze. Ma era difficile stare chiusi in 6 persone nei mini appartamenti e rispettare le distanze di sicurezza. Dopo tre settimane di auto isolamento la situazione è precipitata. Il Parco divertimenti è stato chiuso e Disney ha inviato la mail dove si comunicava che il progetto di Internship si interrompeva e che dovevano lasciare le abitazioni.

Nonostante la chiusura dei parchi, nessuno aveva preavvisato di un probabile licenziamento: era stato detto loro che, poiché alla riapertura del parco, sarebbe stato necessario il personale, sarebbero stati richiamati. «Nessuno dei ragazzi – racconta la professoressa Margherita Schiavone, madre di uno dei ragazzi - si aspettava di ricevere un simile trattamento in un momento così rischioso a causa della pandemia. Non hanno potuto decidere liberamente se lasciare gli Stati Uniti e tornare in Italia al momento della chiusura dei parchi perché sono stati rassicurati che si trovavano in un ambiente protetto. In verità poche misure di prevenzione sono state attuate, se non la chiusura della piscina e della palestra dopo giorni di diffusione del contagio. Continuavano ad entrare manutentori e altro personale dall'esterno senza limitazioni».

La situazione del rientro dei 135 si è sbloccata grazie al lavoro della rete diplomatica italiana, dell’Unità di crisi della Farnesina che ha organizzato il volo e alla disponibilità della compagnia aerea a viaggiare in perdita (all’andata il volo è vuoto). I ragazzi, dopo iniziali strambe pretese, in cui chiedevano di essere recuperati da aerei militari o del governo, come tutti gli italiani all’estero, hanno compreso la gravità della situazione e si sono pagati il biglietto di ritorno del volo speciale, 960 dollari a testa, pur di rientrare a casa.

L’Unità di crisi della Farnesina in queste settimane sta lavorando senza sosta per far rientrare gli italiani all’estero da tutto il mondo, organizzando voli speciali, chiedendo i permessi di atterraggio e cercando di recuperare gli slot per i passaggi nei vari aeroporti. Operazioni complicate a causa delle regole non uniformi decise dai vari paesi per la pandemia. «Finora – raccontano dall'Unità di crisi della Farnesina – sono state oltre 60mila le persone rimpatriate, con più di 400 voli speciali a tariffe concordate, con i traghetti, i treni, qualunque mezzo possibile». L'Unità di crisi ha fatto e continua a fare un lavoro enorme con la collaborazione delle varie ambasciate e dei consolati in tutto il mondo.

Il problema è stato trovare dei vettori aerei che accettassero di partire vuoti e quindi di fare dei voli in perdita solo per effettuare la tratta di ritorno per rimpatriare gli italiani: Alitalia e Neos sono quelle che hanno operato più voli: «Un grazie - dicono alla Farnesina - va a loro e anche al personale in volo e quello di terra che hanno permesso tutto questo, in un momento davvero difficile, con incertezze fino all’ultimo, nella confusione totale del momento».

Dalla Spagna e da Malta sono state organizzati traghetti Grimaldi e Grandi Navi Veloci: «Molte di queste navi merci hanno aggiunto il passaggio passeggeri per noi». Nelle liste dei passeggeri per i rientri si è cercato di dare priorità agli anziani e alle persone più fragili. Non tutti gli italiani hanno deciso di tornare dall'inizio della pandemia: nei vari paesi man mano che la situazione è diventata più complicata la pressione è aumentata con sempre più persone che chiedevano di tornare. «In Spagna abbiamo organizzato dei voli appositi per far rientrare tanti ragazzi del programma Erasmus».

Il ringraziamento alle istituzioni e a chi continua a lavorare in questo momento di crisi garantendo l'operatività è dovuto, anche se non sempre arriva. Gli stessi ragazzi della Disney all'inizio della crisi si sono lamentati su diversi media italiani «di essere stati abbandonati», ma ora tornano a casa e questo è quello che conta. La verità è che non è semplice organizzare in queste condizioni un volo di emergenza, conquistare gli slot negli aeroporti chiusi e i permessi di volo. Operazioni complesse che richiedono tempo e grandi capacità di risoluzione di problemi. L’ansia per la pandemia ha aggravato le tensioni.

«E’ stato un lavoro di squadra – sottolinea l’ambasciatore italiano Armando Varricchio – che ha coinvolto fin da subito la Farnesina, l’Ambasciata e il Consolato Generale a Miami. Un’azione efficace che permesso in breve tempo di risolvere una situazione complessa e riaffermare il sostegno delle istituzioni ai nostri cittadini, specialmente nei momenti di crisi».

I programmi Disney di Internship su scala nazionale e globale sono stati tutti sospesi con l'annuncio del 6 aprile. Nel comunicato la società ammette indirettamente l’incertezza e annuncia che la cancellazione del programma Disney College (nazionale) e degli International Programs è avvenuta «prima del previsto», alla pari di ogni altra Internship.

Nata nel 1981, la rete dei programmi di Internship per studenti di Disney è tra le più vaste nella Corporate America. Ha sede nei grandi parchi tematici di Disney World, in Florida, e di Disneyland in California e coinvolge, secondo le stime, tra gli ottomila e i dodicimila giovani, spesso pagati con un salario vicino al minimo. L’azienda può offrire soluzioni abitative nelle vicinanze, detraendo l'affitto dal salario, oppure i ragazzi trovano sistemazioni in quartieri vicini. Il programma è popolare per il prestigio del marchio. Ma negli anni è anche finito nel mirino di critici quale forma di lavoro sottopagato.

La pandemia del Covid-19 ha colpito a 360 gradi il colosso di media, spettacolo e intrattenimento. Solo nel parco divertimenti di Orlando, Disney ha licenziato temporalmente 43.000 dipendenti a partire dal 19 aprile, raggiungendo a questo fine un accordo con i sindacati. I dipendenti manterranno copertura sanitaria e anzianità pensionistica ma invece di ricevere uno stipendio dovranno fare domanda per i sussidi di disoccupazione, seppure rafforzati dalla speciale legge federale Cares Act che ha previsto aiuti per 2.200 miliardi di dollari appena varata in risposta al coronavirus. Accordi sindacali simili Disney li ha raggiunti anche per l’altro grande parco di Disneyland a Los Angeles, in California, dove sono stati licenziati temporaneamente altri 28.000 dipendenti.

Disney ha anche rivelato nei giorni scorsi vaste sospensioni dal lavoro in tutte le divisioni dei dipendenti non considerati indispensabili. Tagli ai compensi sono stati previsti per i dirigenti. Il gruppo di Topolino e Paperino sta ancora “digerendo” nei suoi bilanci i 71 miliardi di dollari sborsati per la maxi-acquisizione della 21st Century Fox di Rupert Murdoch, ai quali si aggiungono gli investimenti per il lancio della piattaforma di streaming Disney Plus, e dei due primi parchi a tema su Star Wars.

La maxi-acquisizione di Fox aveva già portato a una drastica riduzione dei costi del personale: l'azienda ha tagliato 4.000 posti di lavoro, la maggior parte nel settore del cinema, una riorganizzazione profonda con l’eliminazione delle funzioni aziendali doppie, e risparmi per circa 2 miliardi di dollari. Drastici tagli hanno interessato anche la divisione Disney Europa: solo in Italia il gruppo di Topolino l'estate scorsa ha licenziato 101 persone tra quadri e dirigenti su 206 dipendenti.

Il Coronavirus ha reso ancora più complessa la sfida gigantista della Disney. Società che si è sempre vantata di essere uno dei brand globali con la migliore reputazione. Il gruppo è di recente corso ai ripari per proteggere la sua posizione finanziaria collocando sul mercato obbligazionario, bond per sei miliardi di dollari e aprendo una linea di credito agevolato di cinque miliardi con CitiBank grazie alle possibilità offerte dal Cares Act, per un totale di undici miliardi di liquidità da utilizzare allo scopo esplicito di attutire i danni causati dalla paralisi per la pandemia.

La crisi ha anche scombinato i piani di successione al vertice orchestrato dal chief executive Bob Iger. Il manager Bob Chapek, proveniente proprio dalla divisione dei parchi tematici, aveva formalmente preso le redini del gruppo il 25 febbraio. Ma davanti alle attuali tensioni Iger, invece di dedicarsi al ruolo di presidente, ha ammesso che per ora rimane pienamente coinvolto nella gestione operativa e nella lotta per la difesa dell'impero di Disney dalla crisi.

Disney World e DisneyLand restano chiuse a tempo indeterminato: 71mila dipendenti restano in congedo illimitatosenza stipendio fino alla riapertura. I licenziamenti temporanei hanno colpito anche i vari marchi di entertainment del gruppo di Topolino, compresi Marvel e Lucasfilm. E' stata ritardata l'uscita degli ultimi film The New Mutants, Mulan, Black Widow, e Antlers, mentre le misure di social distancing hanno bloccato le prossime produzioni.

Con i cinema chiusi e tutti gli sport bloccati, gli studio e le reti televisive si trovano ad affrontare sfide enormi. L'unico punto positivo per Disney nelle ultime settimane è il boom degli abbonati per il servizio di streaming Disney Plus che ha raggiunto il traguardo dei 50 milioni di abbonati a cinque mesi dal lancio, un boom favorito dall'isolamento delle persone costrette a casa a causa del Covid-19, superando le previsioni della società che parlavano di 60-90 milioni di abbonati globali nel 2024.

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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