Le testimonianze

L’odissea per aprire la partita Iva ripagata dalla passione per il sociale


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Gabriele Di Marco, 35 anni, lavora in una società e in proprio

3' di lettura

«È una professione stimolante, cambi continuamente settore, cresci e ti rimetti in discussione a ogni nuovo progetto». Parola di Andrea Calabretta, 26 anni, di Genzano di Roma che oggi collabora con una piccola azienda romana che fa consulenze alle imprese. «Ho una laurea in Scienze politiche e subito dopo - racconta - ho fatto un tirocinio in Tunisia per l’Onu dove mi sono occupato di curare piccoli progetti di cooperazione allo sviluppo». Lì la folgorazione e la decisione di frequentare un master di specializzazione in europrogettazione . «Sono tornato in Italia e ho deciso che era di questo che mi volevo occupare - dice -. Oggi faccio consulenza alle imprese del terzo settore».

Terzo settore. Andrea Calabretta, 26 anni, di Genzano di Roma

Calabretta spiega però che la strada non è semplice per i giovani . «È un’attività fluida, intraprenderla non è difficile - racconta - però c’è moltissima competizione». E anche sul fronte economico le soddisfazioni con pazienza non mancano. «Se si riesce a entrare in alcune realtà buone, se si dimostra di voler imparare, passo dopo passo si riesce anche ad avere soddisfazioni economiche. Bisogna però sapere lavorare in team, perché l’europrogettazione è un lavoro di squadra».

Doppio impegno per Gabriele Di Marco, 35enne della provincia di Teramo. «Ho un contratto alle dipendenze di una Ong ma sono anche titolare di una partita Iva che non è stato facile aprire perché questa professione non è regolamentata e i codici Ateco non la prevedono», racconta il professionista. Anche Di Marco viene da una laurea in Scienze politiche e subito dopo ha frequentato un master in diritti umani e intervento umanitario. «Il terzo settore è storicamente il primo ambito in cui sono intervenuti i fondi comunitari - spiega - ma la grande fetta del business viene dal mondo profit: le aziende stanno cercando di intercettare le opportunità di finanziamento».

Grazie a uno stage in “Terre des Hommes” a Bruxelles Di Marco si innamora dell’europrogettazione e si specializza sempre più nel sociale. «Questo lavoro mi piace - dice - ma è anche molto impegnativo: non esistono orari, è una professione molto dura, lavori ovunque, in smart working strutturale». E serve anche molta determinazione. «Bisogna essere flessibili - aggiunge - avere una buona padronanza della materia, possedere competenze linguistiche, e know how anche di tipo amministrativo». Ma l’ingrediente che non deve mancare mai è la passione. «Nel mio settore in ballo non ci sono numeri - conclude - ma la vita delle persone che credono in quel progetto. E da te dipende se andrà in porto».

A CACCIA DI FONDI

1. LA PROFESSIONE
Esperto di fondi Ue
L’europrogettista è un esperto di fondi europei, diretti e indiretti, nonché di quelli, sempre di derivazione comunitaria, gestiti dalle regioni nei programmi Por. La sua attività è articolata: individua call e bandi, redige i progetti, ne monitora l’andamento una volta ottenuto il finanziamento. All’europrogettista si rivolgono imprese, soprattutto le Pmi, ma anche enti, fondazioni, Onlus, Ong e, in quota ridotta, perfino i professionisti.

2. LA FORMAZIONE
Manca un percorso ad hoc
Quella di europrogettista è una professione che rientra nella legge 4/2013 che ha regolamentato le professioni non ordinistiche. Non essendoci né un albo né un registro nazionale, non esiste un percorso riconosciuto per legge. Ci sono però molti corsi e master privati tra cui alcuni organizzati dalle università, come l’ateneo di Venezia e quello di Bologna. Manca però un corso di laurea vero e proprio per la formazione specifica.

3. L’ATTIVITÀ
Vince il lavoro autonomo
Secondo un’indagine a campione realizzata nel 2017 dall’Associazione Eutopia, tra gli europrogettisti prevale il lavoro autonomo (56,4%) contro il lavoro subordinato (44,6%). Nel dettaglio, secondo l’indagine, gli impiegati si attestano al 41,3%, seguiti dal 37,2% di lavoratori autonomi, 18,2% di professionisti che svolgono l’attività in forma associata e infine il 3,3% di volontari.

4. I CLIENTI
Pmi a caccia di fondi
Secondo l’indagine Eutopia, gli europrogettisti che lavorano come consulenti hanno tra i loro maggiori clienti le Pmi (40,6%). Seguono associazioni non profit (24,6%) e pubblica amministrazione (21,7%). In coda università (4,3%), associazioni di categoria (2,9%), start-up (2,9%) e fondazioni (1,5%).

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