Alluminio

L’Odissea di Eurallumina, da 14 anni in cerca di una ripartenza

L’azienda di Portovesme controllata dai russi di Rusal sta ancora aspettando il via libera del Dpcm Sardegna alla centrale cogenerativa

di Davide Madeddu

4' di lettura

Due anni e tre Governi per le autorizzazioni ministeriali che ancora non arrivano. E, in un’attesa che complessivamente dura 14 anni, il riavvio dell’Eurallumina di Portovesme, azienda controllata dalla russa Rusal, e primo anello della filiera dell’alluminio, è appeso a un filo sempre più sottile. Perché, nel tempo dilatato, sale la paura che gli investimenti per 300 milioni di euro, per rimettere in marcia gli impianti, possano saltare.

La preoccupazione

«Non possiamo che esprimere preoccupazione per i ritardi che si registrano giorno dopo giorno – dice Nino D’Orso, della segreteria regionale della Femca – perché siamo davanti a un’impresa che vuole investire ma che è costretta a rimodulare costantemente i suoi progetti per via della burocrazia, spendendo soldi senza mai arrivare a una soluzione».

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Tutti appesi al Dpcm

Attualmente il piano di investimenti e riavvio della fabbrica è appeso alla firma del Dpcm Sardegna. Uno strumento in discussione da «due anni e tre governi» che dovrebbe dare il via libera alla centrale cogenerativa a gas da rete nazionale (Virtual Pipeline), e dalla procedura regionale Paur.

Gli investimenti

Il piano prevede investimenti per circa 300 milioni di euro. Cifra che serve per rimettere in marcia la raffineria e che va a sommarsi ai 270 milioni di euro spesi negli ultimi 12 anni da Eurallumina per garantire il mantenimento degli impianti in efficienza e assicurare le integrazioni ai lavoratori che, sono passati dagli iniziali 450 agli attuali 200.

Una storia infinita

Quasi una storia infinita, quella della raffineria di bauxite che, per la sua capacità produttiva di 1,07 milioni di tonnellate l’anno di allumina, viene considerata dagli addetti ai lavori una delle “più grandi d’Europa” ferma dal 13 marzo 2009. A decretare lo stop, gli alti costi dell’olio combustibile, necessario per la produzione di vapore, accompagnato da un drastico calo del prezzo dell’allumina e dall’aumento del costo della materia prima.

Tra incontri e protocolli

Nel viaggio sino al 2022 si registrano incontri al Mise, protocolli d’intesa e ipotesi per soluzioni ponte mai attuate. Allo stop è seguita subito un’attività propedeutica al riavvio. Non è certo un caso che due settimane dopo la fermata ci sia stata la firma del protocollo per la sospensione temporanea dell’attività di produzione. Un anno più tardi al Mise si sigla un verbale in cui si parla della costruzione di un nuovo impianto, attraverso una Newco, per la fornitura di vapore, stimando un periodo di 36 mesi. Nel frattempo però si parla anche di una soluzione ponte (per 18-20 mesi) con olio combustibile a prezzo tale da rendere la produzione competitiva. In mezzo ci sono le proteste dei lavoratori e la mobilitazione.

La negoziazione non va a buon fine

Dal 2010 al 2012 c’è la cosiddetta «negoziazione per la fornitura di vapore dall’Enel». Il progetto non va in porto. È il 22 novembre del 2012 quando si firma l’Addendum al protocollo d’intesa del 2009 e si parla di costruire della centrale a cogenerazione a carbone in capo a una Newco partecipata da Eurallumina e dalla finanziaria regionale Sfirs. Nel 2014 inizia il percorso legato alle procedure amministrative per la realizzazione del progetto. Ad aprile del 2015 c’è anche un protocollo d’Intesa per la “ripresa dell'attività produttiva dello stabilimento Eurallumina e messa in sicurezza e bonifica del Bacino Fanghi Rossi” mentre a ottobre la presentazione dell’istanza Via e Aia per l’approvazione degli investimenti.

Si cambia, stop alla New co

I tempi si dilatano e lo scenario muta. Tre anni più tardi, infatti, tutto cambia. Non più centrale di cogenerazione in capo alla New co, ma vapore in arrivo dalla vicina centrale elettrica dell’Enel attraverso un vapordotto. Il 10 settembre del 2018 l’azienda richiede la ripresa della procedura Via - Aia e trasmette la documentazione con gli aggiornamenti per la sostituzione della centrale con il con vapordotto Enel.

La decarbonizzazione stravolge i piani

Sul cammino che sembra spianato e apre il cosiddetto “corso green” si pone poi un altro ostacolo. È il decreto direttoriale dell’allora Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare che conferma al 2025 l’obiettivo di decarbonizzazione della produzione di energia elettrica anche per la Sardegna. Un fatto che, a detta degli addetti ai lavori e delle organizzazioni sindacali rende «non percorribile l’opzione di fornitura di vapore dalla centrale Enel». Per vedere approvata la Valutazione di Impatto Ambientale del progetto di ripartenza dell’Eurallumina, con cui si prevede la fornitura di vapore, necessario al processo produttivo, dalla centrale Enel Grazia Deledda di Portoscuso, bisogna aspettare sino al 5 dicembre del 2019 quando viene approvata la delibera della Giunta regionale della Sardegna.

Tutto da rifare, si punta sul Gnl

Nonostante il benestare alla valutazione di impatto ambientale lo scenario cambia ancora. Determinante è infatti la questione decarbonizzazione. Lo stop della centrale al 2025 rende necessario trovare altre soluzioni. Si punta sul Gnl. Il 27 luglio del 2020 nuovo progetto e nuova richiesta. Questa volta l’azienda presenta un programma per la realizzazione di una centrale di cogenerazione a Gnl. Il progetto viene presentato ministero dell’Ambiente istanza per ottenere il provvedimento unico ambientale e prevede l’utilizzo di gas naturale che si renderà disponibile in Sardegna attraverso il progetto di Virtual pipeline approvato con il decreto semplificazione del 26 luglio 2020. Il Ministero archivia la richiesta in quanto di competenza della Regione Sardegna. La palla passa quindi alla Regione e l’Eurallumina presenta istanza per il rilascio del Paur. La conferenza dei servizi, convocata per ottobre viene aggiornata a novembre e dovrebbe completarsi a marzo. Nel frattempo però si attende anche il Dpcm Sardegna, come previsto dal decreto semplificazioni e a cui è legata la cosiddetta Virtual pipe line per l’approvvigionamento del Gnl. La pubblicazione attesa per gennaio 2021 salta. A vuoto anche gli appuntamenti del 31 luglio 2021 e del 31 gennaio 2022.

Le accuse

«La poca chiarezza della Giunta regionale ha determinato l’allungamento dei tempi di approvazione del Dpcm Sardegna - dice Francesco Garau, segretario della Filctem Sardegna -. L’avrebbero dovuto approvare a gennaio ma non c’è ancora nulla, eppure è necessario ricordare che si tratta del decreto che andrà a regolare l’arrivo del gas nell’isola. Questo slittamento sta mettendo a rischio la scelta della Rusal di investire in Italia. Il Sulcis può permettersi questo? Credo di no e la Giunta regionale e il Governo deve tenerne conto».

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