Mind The Economy

L’odore del rischio, il profumo del premio e quegli strani eventi che paralizzano i mercati

di Vittorio Pelligra

(sodawhiskey - stock.adobe.com)

8' di lettura

Negli anni ‘90 una compagnia di assicurazioni svizzera lanciò sul mercato un nuovo prodotto: l'assicurazione matrimoniale. La compagnia dava la possibilità ai genitori di assicurare i propri figli contro l'evenienza di un matrimonio troppo precoce. Entro i 10 anni di età i bambini e le bambine potevano venire “protetti” con una polizza che garantiva una copertura fino ad un massimo di 100.000 franchi svizzeri nel caso in cui si fossero sposati prima dei 25 anni. Gli assicuratori fecero i loro calcoli sui costi e sui profitti attesi del nuovo prodotto sulla base dei dati demografici che indicavano, in quegli anni, che in Svizzera la probabilità di un matrimonio entro i 25 anni è pari al 17 per cento per gli uomini e al 29 per cento per le donne. Questa polizza fu un vero disastro, un fallimento su tutta la linea. Venne acquistata pochissimo dalla popolazione generale ma moltissimo, invece, da famiglie appartenenti a gruppi etnici dove i matrimoni tra ragazzi molto giovani sono la norma.

La polizza non veniva utilizzata per assicurarsi contro un rischio, ma come una forma di finanziamento delle spese per il matrimonio. In queste comunità i valori demografici medi non valevano più e di conseguenza i calcoli di costi e profitti si rivelarono completamente errati. Di tutte le polizze vendute il 99 per cento implicò l'esborso dei 100.000 franchi da parte della compagnia di assicurazione. Come riferì in seguito un dirigente della compagnia: «C'è stata una perdita tecnica su ogni singola polizza venduta. Almeno per una volta è stato facile calcolare le risorse necessarie ai rimborsi. Abbiamo solo dovuto moltiplicare l'entità della copertura per il numero di polizze vendute».

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Coloro che progettarono, approvarono e lanciarono sul mercato la polizza matrimoniale avevano dimenticato ciò che suggerisce quel vecchio detto, ben noto nel settore assicurativo: «Il profumo del premio non dovrebbe mai mascherare l'odore del rischio». I dirigenti della compagnia di assicurazione avevano considerato e ben calcolato solo una dimensione del rischio, quella legata alla possibilità del matrimonio precoce, ma avevano del tutto trascurato una seconda possibilità, quella della selezione avversa: in presenza di asimmetrie informative che rendono impossibile verificare le caratteristiche di un certo prodotto, spariranno dal mercato i prodotti di alta qualità e si scambieranno solo quelli di bassa qualità. Ricordate la legge di Gresham? «La moneta cattiva scaccia la moneta buona». Analogamente, nell'impossibilità di verificare le abitudini familiari connesse all'etnia e agli usi religiosi, la compagnia di assicurazione è stata in grado di attirare esclusivamente famiglie con una probabilità altissima di matrimoni precoci, non riuscendo, al contempo, ad essere particolarmente attraente per tutte le altre famiglie.

Questo ha determinato una radicale modificazione dei valori statistici su cui i calcoli di profittabilità erano stati fatti e, in definitiva, un disastro economico per la compagnia. La selezione avversa è quel tipo di inefficienza che si verifica quando la distribuzione asimmetrica riguarda informazioni sulle “qualità” o le “caratteristiche” di un certo bene, un servizio o anche una persona.

L'esempio classico di mercato con informazioni nascoste sulla qualità è quello delle auto usate, studiato originariamente dal Nobel George Akerlof. La questione di fondo che interessava Akerlof era capire perché un mercato dove potevano essere scambiate con mutuo vantaggio dei compratori e dei venditori, auto usate sia di alta che di bassa qualità abbia la naturale tendenza a trasformarsi in un “market for lemons”, in un mercato dei “bidoni” dove si trovano in vendita solo auto di pessima qualità.

Naturalmente il fenomeno della selezione avversa è molto più generale e diffuso ma l'analisi del caso delle auto usate è comunque molto istruttivo. Ora proviamo ad immaginare un mercato dove, come è plausibile che sia, solo i possessori delle auto in vendita conoscono in maniera precisa la qualità della loro auto, quanta manutenzione hanno fatto nel corso della sua vita, le parti eventualmente sostituite, gli incidenti patiti, etc., e immaginiamo anche che non ci sia modo di trasmettere tali informazioni ai potenziali acquirenti in maniera credibile. Del resto, mentre tutti i venditori avrebbero interesse a dire che la propria auto è di alta qualità, sia i possessori di auto effettivamente di alta qualità che quelli di auto di bassa qualità, nessun venditore avrebbe interesse a dire che la sua auto è scadente. Questo fatto crea una nebbia comunicativa che confonde la qualità dell'informazione trasmessa e la rende “cheap talk”, niente più che parole vuote che nessun potenziale acquirente dovrebbe razionalmente tenere in considerazione.

Mentre i proprietari delle auto, dunque, ne conoscono il vero valore, i potenziali acquirenti conoscono solo il valore medio delle auto presenti sul mercato. Possono essersi fatti un'idea leggendo riviste specializzate o chiedendo agli amici più esperti. Di fatto, però, non è possibile conoscere il valore preciso di quella singola auto posta in vendita da quel singolo proprietario. Alla meglio si conosce il valore medio. Immaginiamo che un'auto di buona qualità valga 10.000 euro e una di bassa qualità, invece, solo 5.000.

Per renderci la vita semplice immaginiamo che nel particolare mercato che stiamo analizzando ci siano solo queste due tipologie di auto distribuite uniformemente: la metà sono buone, l'altra metà scadenti. In una situazione di questo tipo un venditore di auto buone non accetterà mai un prezzo inferiore a 10.000, mentre quello di un'auto scadente sarebbe disposto ad accettare qualunque offerta superiore a 5.000. Quanto dovrebbe offrire a questo punto un potenziale acquirente? Per tutti i prezzi inferiori a 5.000 nessuno sarà disposto a porre in vendita la sua auto; quando le offerte raggiungono i 5.000 arriveranno sul mercato le auto di bassa qualità. Supponiamo che io sia interessato però ad un'auto di alta qualità, potrei anche voler alzare l'offerta. Fino a quanto? Ho adocchiato per esempio, un'auto che mi sembra buona e per la quale sarei disposto a spendere 10.000 euro; so, però, che c'è il 50 per cento di probabilità che sia un bidone che ne vale al massimo 5.000. Per questo il prezzo massimo che sono disposto a offrire è quello tarato sul valore medio delle auto presenti nel mercato e, cioè, 7.500 euro. Supponiamo che di fare un'offerta a questo prezzo massimo. Chi sarà disposto a vendere? Solo i proprietari di auto scadenti. Perché allora non offro più di 7.500 euro? Perché a quel prezzo, mediamente, gli acquirenti andrebbero in perdita. Ma fin tanto che le offerte non raggiungono i 10.000 euro, le auto di buona qualità che i venditori vorrebbero vendere ad un prezzo giusto e che, simmetricamente, almeno una parte dei compratori vorrebbero acquistare, rimangono invece nelle rimesse, invendute.

La presenza di informazioni nascoste sulla qualità fa sì che il mercato fallisca impedendo l'incontro tra domanda e offerta e l'inverarsi di scambi mutuamente vantaggiosi da entrambi i lati

Ecco la selezione avversa: la presenza di informazioni nascoste sulla qualità fa sì che il mercato fallisca impedendo l'incontro tra domanda e offerta e l'inverarsi di scambi mutuamente vantaggiosi da entrambi i lati. Se, addirittura, immaginiamo che la qualità delle auto sia molto variabile e che possa essere misurata in una scala continua da zero a cento, è possibile dimostrare che alla fine verrebbero scambiate solo auto di qualità pari a zero, dei veri e propri catorci – i “lemons” di Akerlof – ad un prezzo pari a zero. La conclusione del modello, infatti, prevede la completa implosione del mercato che si congela e smette di funzionare.

La ragione fondamentale, in conseguenza dell'asimmetria informativa, è che la qualità del bene è correlata al prezzo di mercato, ma questa qualità, benché si sappia che è variabile, non è, al contempo, verificabile. Non si possono vendere allo stesso prezzo beni di qualità differenti. Si potrebbe obiettare che ci sono caratteristiche delle auto, la marca, l'anno di costruzione, il chilometraggio, che possono segnalarne la qualità. Questo è vero, naturalmente, ma questo fatto non risolve il problema; lo sposta solamente ad un altro livello. Come distinguere, infatti, tra tutte le Fiat 500 costruite nel 2010 con meno di 100.000 km, quelle buone da quelle più scadenti?

Naturalmente non tutti i mercati asimmetrici falliscono così drammaticamente come quello descritto nel modello originario di Akerlof, ma tutti, sono comunque caratterizzati da un certo livello di inefficienza che, nel caso in cui l'informazione fosse distribuita simmetricamente tra le parti, non ci sarebbe. Un altro modo per guardare a situazioni simili è confrontarle con mercati in sono presenti esternalità. Quando il consumo o la produzione di un bene determina un aumento o una riduzione del benessere di un soggetto terzo si parla di esternalità nel consumo o nella produzione, positiva o negativa. Se installo un potente faretto per illuminare il mio giardino la sera questo può avere un effetto positivo anche sul mio vicino di casa che avrà il suo vialetto illuminato gratuitamente. Se invece la mia fabbrica inquina le acque di un fiume, questo avrà degli effetti negativi sulla salute e sul benessere in generale, ci coloro che abitano o lavorano nei pressi di quel fiume. In questi casi si verifica un disallineamento tra costi e benefici individuali e costi e benefici sociali.

In genere quando una esternalità è positiva i benefici sociali superano quelli individuali mentre se la esternalità è negativa, invece, sono i costi sociali e superare quelli individuali. Per questa ragione si creano troppe esternalità negative e troppo poche esternalità positive. Occorre quindi tassare le prime e sussidiare le seconde. Se un proprietario di un'auto usata di buona qualità dovesse immettere sul mercato la sua auto questo farebbe aumentare la qualità media delle auto presenti e quindi potrebbe far aumentare il prezzo che i proprietari di auto di bassa qualità sarebbero in grado di spuntare. Anche in questo caso, come nel caso delle esternalità positive, i benefici “sociali” sopravanzano quelli individuali del singolo proprietario.

Questo è un altro modo di considerare la questione che fa capire ulteriormente perché in situazioni simili osserviamo selezione avversa. È un tema fondamentale che riguarda molti ambiti differenti della nostra vita e non solo quello economico. Pensiamo, per esempio, alla selezione della classe dirigente. Siamo sicuri che i meccanismi attualmente utilizzati per individuare i candidati, per favorire la partecipazione degli attivisti e la loro formazione, non producano una distorsione a favore di certi gruppi e a sfavore di altri? Anche solo la considerazione sociale di cui gode un politico, per il semplice fatto di essere stato eletto, potrebbe allontanare molti dall'impegnarsi nelle istituzioni a tutto vantaggio di chi, magari, ha meno scrupoli o alternative. Anche le leggi, modificando il sistema di incentivi, possono avere effetti distorsivi di questo tipo. Molte possibilità che hanno dato vita a molti possibili rimedi tutti volti a favorire la trasmissione credibile di quelle informazioni private che sono alla radice dell'inefficienza. Le azioni degli enti di regolazione possono andare in questa direzione, si pensi alle regole sanitarie che devono essere rispettati nel settore della ristorazione o all'obbligatorietà delle etichette e della tracciabilità degli alimenti, così come le garanzie sui beni, i franchising, le certificazioni di qualità, gli ordini professionali, i titoli di studio. Sono tutti sistemi che, in modi differenti e con variabile efficacia, sono volti a mitigare il problema informativo.

Si capisce quindi come, anche attraverso questo canale, la credibilità di un Paese, del suo sistema legale e delle sue agenzie di regolazione, possano influenzare in maniera determinante il funzionamento dei mercati e, quindi, l'attrattività di investimenti esteri. È sempre pericoloso fare affari quando una parte è meglio informata dell'altra. Alcuni beni, in genere quelli di qualità più elevata, non verranno venduti, altri, invece, e non sempre i migliori, verranno pagati anche troppo. Nonostante queste condizioni proibitive, però, non sempre i mercati falliscono. Una delle ragioni principali è che ci possono comunque essere spazi per i “gains from trade”, mutui vantaggi, anche se non a livello ottimale, per le parti dello scambio. Il potenziale acquirente potrebbe aver necessità di un bene più di quanto il venditore possa aver bisogno della contropartita monetaria. Nel momento in cui questi guadagni superano la perdita attesa derivante dallo scambio con un soggetto più informato, allora la volontà di accordarsi sopravanza il danno derivante dalla presenza di asimmetria informativa. Ma sarà sempre una soluzione di “second-best”, l'inefficienza sarà sempre lì. Aveva ragione Adam Smith quando scriveva ne “La ricchezza delle nazioni” che «Non è certo dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dal fatto che essi hanno cura del proprio interesse». A patto che noi, il macellaio, il birraio e il fornaio abbiamo tutti le stesse informazioni sulla qualità di carne, pane e birra. Altrimenti non basterà né l'interesse personale, né la mano invisibile del mercato a procurarci una cena come si deve.

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