il progetto di avril

L’olio made in Italy diventa tracciabile dal frantoio. L’idea è dei francesi

Avril, proprietaria di Costa d’Oro, lancia la prima bottiglia geolocalizzata. Sulle etichette Nutriscore la multinazionale sta con le aziende italiane.

di Micaela Cappellini


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3' di lettura

Gli alfieri della tracciabilità dell’olio extravergine di oliva in Italia? A sorpresa, sono i francesi. Perché la prima bottiglia di olio 100% made in Italy tracciabile fino al nome del frantoio dove le olive sono state spremute è targata Avril, la multinazionale francese che con 7 miliardi di euro di giro d’affari oggi rappresenta il terzo gruppo al mondo in fatto di olii.

Lo ha annunciato a Milano il direttore generale del settore Oli&Condimenti di Avril, nonché presidente di Costa d’Oro, Oliver Delamea: il marchio umbro Costa d’Oro, che il gruppo francese ha acquisito due anni fa, lancia sul mercato “L’Italiano”, il nuovo olio extravergine di oliva con filiera tracciabile e geolocalizzazione dei frantoi. Che sono 50, in tutto: il 73% in Puglia, il resto sparsi tra la Sicilia, la Basilicata, l’Umbria e la Calabria. L’obiettivo è venderne 20mila ettolitri, una produzione di nicchia insomma, se consideriamo che Costa d’Oro imbottiglia oltre 40,5 milioni di litri di olio all’anno.

Per lanciare il nuovo prodotto (venduto a 6,99 euro alla bottiglia), è stato scelto il palcoscenico del Festival di Sanremo, dove lo spot dell’Italiano, firmato dalla Armando Testa, verrà trasmesso fin dalla serata inaugurale. Talmente scommette sull’Italia, la francese Avril, che Costa d’Oro sarà l’olio ufficiale degli Azzurri del calcio agli Europei di giugno e fino ai mondiali del 2022.

Il tema dell’italianità e quello della tracciabilità, dunque, non stanno a cuore soltanto ai produttori italiani. Anche le multinazionali possono considerarli un asset, da spendere sia sul mercato italiano che sui mercati esteri: «Il nostro obiettivo - ha detto Delamea - è trasformare il marchio Costa d’Oro in un riferimento globale per l’olio d’oliva di alta qualità sui nuovi mercati, e soprattutto in Cina e in Nordamerica». L’operazione lanciata da Avril è anche un assist alle imprese italiane che stanno cercando di imporre a Bruxelles la loro visione sull’indicazione dell’origine delle materie prime e sulle etichette dei prodotti agroalimentari. «Avere una legge europea sull’origine dei prodotti è un obiettivo fondamentale - dice Delamea - e la normativa deve essere il più stringente possibile». Per il dg di Avril l’indicazione “provenienza Ue” oppure “provenienza extra-Ue”, insomma, non è abbastanza: «Dobbiamo lavorare per scrivere sulle etichette almeno il nome del Paese, se non addirittura della regione di provenienza. In questo senso, l’operazione Costa d’Oro può diventare un esempio».

Bruxelles oggi vede Francia e Italia contrapposte sul fronte delle etichettature alimentari: l’una sostiene il Nutriscore, che attribuisce semaforo rosso ai prodotti con troppi grassi; l’altra, invece, preferisce il sistema a batteria, che per esempio indica quanto del fabbisogno giornaliero di grassi un determinato alimento soddisfa, senza condannarne nessuno. Il Nutriscore, al contrario, per come è concepito affibbia il bollino rosso anche al Parmigiano e all’olio extravergine d’oliva. Quest’anno la Ue sarà chiamata a scegliere tra queste due filosofie. E Avril, che tra le altre cose appunto produce proprio olio d’oliva, da che parte sta? A sorpresa, non sta del tutto con la Francia: «Credo che il  Nutriscore sia un punto di partenza ma che possa essere migliorato - sostiene Delamea - dare il bollino rosso all’olio extra-vergine di oliva non va bene, perché per esempio non tiene conto del suo contenuto in polifenoli. Per decidere se un prodotto è da semaforo rosso o da semaforo verde, un’unica classificazione non va bene: bisogna studiare parametri diversi a seconda dei prodotti alimentari».

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