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L’omaggio di Dolce&Gabbana all’opera italiana e alla Scala

Sul palco del famoso teatro milanese ha sfilato la collezione di alta moda, mentre a Palazzo Clerici, sotto gli affreschi di Tiepolo, ha brillato l’alta gioielleria da donna e da uomo - I due stilisti: «Abbiamo riascoltato decine di interpretazioni e riletto i libretti. Bisogna essere consapevoli della responsabilità di raccontare un simile patrimonio culturale e musicale»

di Giulia Crivelli


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7' di lettura

Che sarebbe stata una sfilata eccezionale lo si è capito fin dall’incontro con gli stilisti in una sala del Museo della Scala : Domenico Dolce e Stefano Gabbana, a poco più di un’ora dall’inizio della sfilata di alta moda, hanno dato qualche anticipazione sulla collezione e sull’ispirazione, l’opera italiana, naturalmente. Al piccolo ma affascinante museo si accede da un ingresso laterale del teatro e, vista la difficoltà di avere biglietti per gli spettacoli più importanti che si tengono alla Scala, è un ottimo inizio per immergersi nella storia del teatro. Lo consigliamo a tutti i turisti (ma anche ai milanesi che non avessero mai fatto questa esperienza), perché anche quando non viene diffusa musica nelle sale del museo, è come fare una full immersion nella storia del teatro e della lirica più in generale.

Il 7 dicembre, una data simbolica
Forse però dovremmo dire che l’eccezionalità dell’evento, ancora prima che dalla scelta del Museo della Scala, s’era capita dalla data: oggi infatti è Sant’Ambrogio, patrono di Milano, e da sempre è il 7 dicembre che si apre la stagione di lirica e balletto del teatro. Quest’anno sarà Tosca di Giacomo Puccini, diretta da Davide Livermore e, come sempre, l’allestimento sarà curato e originale e quest’anno più che mai ci sarà un’audience globale. Da diversi anni l’hashtag #primascala si posiziona tra i top trend twitter della giornata del 7 dicembre. Alla vigilia della prima di Tosca il teatro ha intensificato l’attività sui social media, anche in collaborazione con la Rai e potendo contare sulla disponibilità degli artisti. In occasione dell’anteprima Under 30 di mercoledì 4 dicembre la protagonista Anna Netrebko ha realizzato un instagram take over (ovvero ha gestito in prima persona l’account instagram del teatro) realizzando una serie di storie che la vedevano provare in camerino con il regista e cantare in backstage durante la scena della cantata all’inizio del secondo atto, totalizzando oltre 20.000 visualizzazioni. Il web department scaligero ha realizzato inoltre interviste agli spettatori Under30, mentre il live degli applausi ha raggiunto oltre 23.000 persone su Facebook. Concedere la platea, i palchi, i camerini e molti altri spazi a Dolce&Gabbana a poco più di 24 ore dalla giornata più importante dell’anno, racconta molto del rapporto privilegiato e di fiducia che Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno instaurato in questi anni con il sovrintendente Alexander Pereira.

La sfilata di alta moda e il backstage e l'alta gioielleria da donna e da uomo

La sfilata di alta moda e il backstage e l'alta gioielleria da donna e da uomo

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La scelta delle opere
Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno scelto dodici opere e attorno a esse hanno costruito la collezione di alta moda: quasi 140 le uscite per una sfilata che dal palcoscenico della Scala portava le modelle – grazie a una passerella “appoggiata” sulle poltrone del palco – fino a sotto il palco reale (dove c’era la regia) e poi di nuovo sul palcoscenico. Quasi un’ora di uscite, per una sfilata iniziata puntualissima (evento eccezionale pure questo, nella moda), proprio perché nelle ore successive le centinaia di persone che lavorano alla Scala devono preparare palcoscenico e retropalco per la Tosca. Delle opere scelte, tre sono di Giacomo Puccini (Tosca, Madama Butterfly e Turandot), cinque di Giuseppe Verdi (Aida, La Traviata, Attila – che ha inaugurato la stagione della Scala nello scorso anno –, Rigoletto e Don Carlo), due di Vincenzo Bellini (I Capuleti e i Montecchi e Norma), una di Pietro Mascagni, Cavalleria rusticana, e una di Gioacchino Rossini (Il Barbiere di Siviglia). Le preferite? Cavalleria Rusticana per Stefano Gabbana e Don Carlo per Domenico Dolce. «Ma le amiamo tutte – hanno sottolineato –. Le conoscevamo, ma per questa collezione le abbiamo riascoltate in diverse versioni, abbiamo guardato, laddove esistevano delle riprese, i diversi allestimenti, con scenografie e costumi che cambiano molto da secolo a secolo. È una questione di rispetto: bisogna essere orgogliosi, felici e fieri di avere la possibilità di sfilare alla Scala e alla Pinacoteca Ambrosiana. Ma occorre molto rispetto per i luoghi e per il patrimonio musicale e culturale che incarnano».

La dichiarazione d’amore
«Amiamo da sempre l’opera e le sue eroine, come Tosca, Aida, Violetta, Odabella, Giulietta, Madama Butterfly, Santuzza, Gilda, Norma, Rosina, Turandot ed Elisabetta... Tutte incarnano, ciascuna con le proprie passioni, la propria forza e fragilità, il nostro ideale di donna – hanno spiegato Domenico Dolce e Stefano Gabbana –. Timide o risolute, combattive o arrendevoli, queste figure ci incantano ogni volta che si muovono sul palcoscenico, perché rappresentano un sogno senza tempo, dove i sentimenti trionfano sempre. E come questi straordinari personaggi femminili non hanno mai smesso di affascinare il pubblico di tutto il mondo, così anche le nostre donne dell’alta Moda continueranno a fare sognare. E grazie alle nostre creazioni uniche, potranno esse stesse diventare le protagoniste indimenticabili di un’opera unica». Subito dopo la sfilata gli abiti e gli accessori – tutti pezzi unici – sono stati portati (immaginate con quale cautela, trattandosi di opere d’arte con un valore di centinaia di migliaia di euro) nel palazzo di corso Venezia dove si trovano alcuni atelier del su misura Dolce&Gabbana. Le clienti – arrivate da tutto il mondo – hanno avuto la possibilità di vederli da vicino e acquistarli. Magari per poterli già sfoggiare in occasione della sfilata di alta sartoria che si terrà alle 12 alla Pinacoteca Ambrosiana.

Il link alla recensione della nuova edizione del Dizionario dell’opera, volume curato da Piero Gelli e pubblicato da Baldini&Castoldi: contiene migliaia di voci che aiutano a ricordare i libretti delle opere, ma anche a sapere tutto sugli interpreti, i registi, i teatri (una vera miniera per amanti della lirica)

Pezzi unici, lavorazioni irripetibili
Come per ogni collezione di alta moda e alta sartoria (un’avventura iniziata sette anni fa per Domenico Dolce e Stefano Gabbana), l’obiettivo è creare pezzi unici di nome e di fatto. A ogni stagione i due stilisti si inventano, partendo dallo schizzo, lavorazioni, dettagli artigianali, impieghi inediti di materiali magari già usati in passato. «Le ore di lavoro manuale che ci sono dietro a ogni capo sono tantissime – spiegano –. Ogni capo è una sfida in fase di ideazione e disegno, ma soprattutto in fase di realizzazione. Abbiamo artigiani e sarti e sarte dal talento incredibile, che sanno cogliere le nostre intuizioni e con le quali sti stabilisce un’affinità creativa e affettiva. Ogni capo è un atto d’amore congiunto e verso chi lo porterà». ’

L’alta gioielleria
Eccezionale, ca va sans dire, anche il luogo scelto per presentare l’alta gioielleria, Palazzo Clerici, a pochi isolati dalla Scala. Originariamente proprietà dei Visconti di Somma Lombardo, fu ceduto nella seconda metà del seicento alla famiglia di cui porta ancora oggi il nome. Nel settecento, durante la dominazione austriaca, i Clerici consolidarono la propria influenza e la propria ascesa sociale fino a trasformare l’omonima residenza in una delle dimore più fastose di Milano.I principali cambiamenti all’edificio sono riconducibili all’iniziativa di Giorgio Antonio Clerici, il membro più illustre della casata, che nel 1740 affidò a Giambattista Tiepolo l’incarico di affrescare la volta della galleria di rappresentanza del Palazzo, la cosiddetta Galleria del Tiepolo. I gioielli (oggi saranno di scena gli orologi) Dolce&Gabbana sono a loro volta pezzi unici e piccole grandi opere d’arte.

Le sinossi delle due opere preferite di Domenico Dolce (Don Carlo) e Stefano Gabbana (Cavalleria Rusticana)
L’opera di Giuseppe Verdi da molti considerata il suo capolavoro, il Don Carlo, ha chiuso la sfilata di alta moda. Mentre Cavalleria Rusticana, interamente ambientata in Sicilia, è arrivata dopo Tosca, Aida, Traviata, Attila, Capuleti e Montecchi e Madama Butterfly.

Don Carlo di Giuseppe Verdi. La prima rappresentazione, in cinque atti e in lingua francese, ebbe luogo l’11 marzo 1867 alla Salle Le Peletier del Théâtre de l’Académie Impériale de Musique di Parigi (era la sede dell’Opéra national de Paris).
L’infante di Spagna don Carlo giunge segretamente in Francia
per conoscere Elisabetta di Valois, che gli è stata promessa in sposa, e i due
si innamorano. Tuttavia, per suggellare la pace tra Francia e Spagna,
la mano della ragazza è in seguito offerta al padre di Carlo, Filippo II.
Il giovane è disperato e, su consiglio dell’amico Rodrigo, vorrebbe recarsi
nelle Fiandre per difendere la popolazione oppressa dal duro regime
imposto dalla Spagna: supplica Elisabetta di intercedere affinché il re
gli conceda di partire e durante questo colloquio, tenta di riaccendere
in lei la passione, ma la donna, combattuta, lo respinge.
Filippo sospetta del figlio e della moglie e chiede a Rodrigo
di sorvegliarli. Don Carlo, a capo di alcuni deputati fiamminghi,
si batte per la loro causa e chiede al padre la nomina a viceré
delle Fiandre: al suo rifiuto, il giovane sguaina la spada,
ma viene disarmato da Rodrigo. Incarcerato, Don Carlo
è condannato a morte dal Grande Inquisitore. Il fedele Rodrigo
si proclama però responsabile delle agitazioni e viene ucciso
al posto del giovane, scarcerato nel frattempo dal padre.
Nel convento di San Giusto Elisabetta prega sulla tomba di Carlo V
affinché protegga l’Infante. Questi arriva a darle l’ultimo addio
ma i due vengono sorpresi da Filippo e dall’Inquisitore che chiamano
a raccolta le guardie: fra il terrore generale compare il fantasma
di Carlo V che trascina l’Infante con sé nella tomba.

Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni. Andò in scena per la prima volta il 17 maggio 1890 al Teatro Costanzi di Roma, con Gemma Bellincioni e Roberto Stagno
Turiddu, al rientro dal servizio militare in un paese siciliano, scopre che
la sua amata, Lola, si è sposata durante la sua assenza con il carrettiere
Alfio. Per fare ingelosire la sua precedente fidanzata, il giovane corteggia
Santuzza. Sentendosi presto trascurata, la ragazza inizia a nutrire
dei sospetti: quando scopre che Turiddu e Lola hanno ricominciato
a frequentarsi, decide di rivelare tutto al marito della rivale.
Dopo la messa di Pasqua, il giovane offre da bere agli amici nell’osteria
della madre, Lucia. Solo Alfio rifiuta, sdegnato, il bicchiere di vino
che gli viene offerto: e per vendicare il suo onore, sfida a duello Turiddu,
il quale, prima di rimanere ucciso nella contesa, affida Santuzza
alla madre con parole commosse.

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