NELLE CAFFETTERIE

L’omaggio di Starbucks a Milano. All’estero si beve il nuovo caffè Cordusio

di Riccardo Barlaam

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Il caffè Cordusio – foto di Starbucks


3' di lettura

Dopo l'avvio di Piazza Cordusio, la prima Starbucks Roastery europea aperta qualche settimana fa con successo a Milano, a due passi dal Duomo, “il più bel locale di Starbucks al mondo”, come lo ha definito il fondatore Howard Schultz, arriva anche il nuovo caffè “riserva” della casa americana denominato proprio Cordusio, in vendita in queste settimane in tutte le caffetterie americane di Starbucks.
Un “ricco espresso” con una crema a base di latte intero, in Italia si direbbe “macchiato” e una punta di cacao, costruito a partire da una pregiata qualità di moka, il più audace. Il caffè Cordusio è stato studiato per l'occasione da Starbucks per celebrare l'apertura del locale. “

E' un caffè coraggioso, molto equilibrato negli accenti con un sapore forte e deciso”, racconta Lindsay Turberville che lavora alla tostatura dei chicchi di caffè di Starbucks e fa parte del team che sta preparando l'apertura a dicembre della più grande roastery di Starbucks nel mondo, a New York, la prossima grande sfida per la società americana dopo il lancio dell'enorme locale milanese.

L’assaggio nel bicchiere di plastica
Cordusio io l'ho assaggiato. La versione small costa 4,55 dollari. Al cambio in euro: 3 euro e 80 centesimi. Non proprio poco per un espresso macchiato. Ma non è un espresso. Intanto il caffè che nelle immagini usate per pubblicizzarne il lancio viene servito in un bicchiere di vetro, quello che a Roma chiamano “il vetrino”. Il bicchiere usato in realtà è di carta: il barista versa la miscela segreta, a base di cacao, caffè e latte, zuccherata il giusto secondo la ricetta originale, in un bicchiere di carta e non nel vetro. E già qui siamo davanti a due scuole di pensiero contrapposte e inconciliabili.
Nei caffè italiani, in certe caffetterie le tazzine sono spesse, di solito lievemente scaldate nella porcellana situata al di sopra delle macchine, tra nubi di vapore, che ogni tanto salgono su come i respiri di un drago. Da Starbucks si usa la carta per contenere il caffè. Ed è davvero un'altra cosa.
E poi il caffè. A vederlo Cordusio sembrava un espresso macchiato con tanto latte. Al palato somiglia di più a un caffè-latte con tanto cacao, con un retrogusto amaro e deciso che resta nel palato a lungo. Cordusio è buono, davvero gradevole. Ma con l'Italia e i suoi caffè c'entra poco.

La storia
Del resto proprio a Milano, osservando la vitalità di un bar italiano negli anni Ottanta Schultz ebbe l'idea di creare le sue caffetterie. Il primo Starbucks in realtà fu aperto a Seattle nel 1971 da tre amici.
Il negozio prese il nome da Starbuck, primo ufficiale di coperta della baleniera Pequod, comandata dal capitano Achab, in Moby Dick. Un quacchero, alto e magro, severo e coscienzioso. A uno dei soci che all'epoca possedeva anche una piccola agenzia di pubblicità piaceva il suono di quel nome: le due prime lettere, St, dure e affilate, davano più enfasi al brand. Un nome che non si farà dimenticare pensava. Aveva ragione. Il primo negozio di Seattle vendeva solo confezioni di chicchi di caffè selezionato.

Niente tazze e tazzine da bere. Ma è nel 1983, negli anni della “Milano da bere”, che Howard Schultz, allora giovane direttore marketing di Starbucks passeggiando per le vie del centro storico lastricate di pavé, dopo una giornata di incontri alla Fiera campionaria, restò colpito dall'atmosfera di un bar nel centro di Milano. Un posto caldo, racconterà dopo. Dove si fa conversazione e si crea senso di comunità attorno ai temi del giorno, il calcio, la politica, le donne. Insomma le chiacchiere da “bar sport” che si fanno in tutti i locali italiani. Schultz intravide allora quello che sarebbero potute diventare le caffetterie Starbucks: il terzo luogo dove fermarsi durante la giornata, oltre alla casa e al lavoro.

Starbucks a Milano, il video

Il ritorno a Milano
Starbucks è diventata una multinazionale sotto la guida di Schultz, che qualche mese fa ha lasciato le cariche operative della società, per reinventarsi un futuro forse in politica. In Italia il fondatore di Starbucks ci è tornato per aprire il suo locale 35 anni dopo quella sua prima passeggiata. E il caffè Cordusio ne è il portabandiera. A rimarcare un evento storico per la società di Seattle.

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